Michele Modafferi – Abstract 35

Michele Modafferi – Abstract 35

Modafferi Michele

  • Tecnica: Acrilico su tela
  • Dimensione: 150x100

  • Certificato: Autenticità
  • Codice prodotto: MMOD007

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DESCRIZIONE


NOTE BIOGRAFICHE 

Nato ad Enna nel 1974, consegue il diploma presso l’istituto regionale
d’Arte di Enna, continua gli studi di scenografia presso
l’Accademia di Belle Arti di Catania. Inizia la sua carriera da scenografo
collaborando alla scenografia di diversi film e realizzando
gli interni per numerosi locali pubblici. Dal 2001 vive e lavora
a Roma, si dedica alla progettazione di scene per teatro, cinema
e televisione. Tra i suoi lavori più importanti la fiction Boris
(prodotta daWilder per Fox International Channels Italy) e i film
Pulce non c’è di Giuseppe Bonito, L’uomo fiammifero di Marco
Chiarini, Boris il film di Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e
Mattia Torre, Ti stramo di Pino Insegno e Gianluca Sodaro e Gli
sposi clandestini di Salvatore Allocca. Parallelamente all’attività
di scenografo si dedica con passione alle arti figurative e alla
pittura. Il connubio tra pittura e scenografia è forte nella realizzazione
delle sue opere. Il suo lavoro diventa subito studio
del particolare urbanistico e architettonico. Modafferi si lascia
incantare dalle periferie, dai luoghi non luoghi, dallo sgretolio
delle superfici, dai muri usurati dal tempo e dalla manipolazione
delle diverse etnie che hanno come prerogativa l’esigenza di comunicare
e di lasciare un segno indelebile. Le crepe dell’asfalto,
i corrimano arrugginiti, le centinaia di locandine strappate dal
tempo e rimpiazzate da altre. I colori dei prospetti riverniciati
per coprire le tag dei writers, la corrosione del metallo, i dettagli
delle periferie urbane sono i protagonisti delle sue opere.

 

Ri_scritture.
Opere di Michele Modafferi
di Maurizio Oddo

"L’opera di Michele Modafferi si presenta come una griglia dalla quale, non potendo procedere con una linea continua, è possibile dedurre
numerosi percorsi interpretativi che, suggestivamente, finiscono
per incrociarsi allontanandosi da letture prevedibili. La sua ricerca, in
prima istanza, è intimamente legata al rapporto fra pittura e scrittura
a tal punto da richiamare i contatti con le sperimentazioni della poesia
visiva del secolo scorso. Egli usa segni, lettere, punteggiature, ideogrammi,
scarabocchi che richiamano quelli abbozzati sulle pareti degli
edifici degradati delle periferie, che richiama spesso, contrassegnate
dalle tracce indelebili del trascorrere del tempo e della storia, ormai
disumana, dell’umanità di oggi. Ricorrendo a Roland Barthes, d’altro canto, il rapporto che intercorre fra la critica e l’opera è lo stesso che intercorre fra
senso e forma, contribuendo a fare crescere il livello di ambiguità
tra gli aspetti verbali e quelli visivi, ricercati dall’artista. Questa
prospettiva singolare è offerta dalla vocazione dell’artista
ennese a ri_scrivere le sue tele mediante una continua iterazione
di motivi e elementi comuni, estratti e rielaborati a partire
dalla ovvietà dei paesaggi atopici della città. Quest’ultima, per
l’arte, territorio fertile da cui ripartire per rifondare se stessa se
è vero, come lo è, che la bellezza salverà il mondo. Allo stesso
tempo, però, le tele di Modafferi testimoniano un ritorno, un
recupero ponderato della tradizione contemporanea.
Un esercizio di ri_scrittura per ritornare alle fonti primarie
della pittura, dell’incredibile equilibrio e di quell’ordine apparente,
apparentemente sconfessato dall’Avanguardia. Operazioni
che l’artista sperimenta nelle sue tele con grande vigore e,
di volta in volta, con rinnovata energia. Restio a programmi di
pittura prestabiliti e memore degli studi legati alla scenografia,
egli è riuscito a trovare una via originale - la sua – per una pittura
rinnovata: una ri_scrittura vera di matrici formali antiche,
senza trascurare l’incisività delle pennellate, ora strettamente
legata all’espressione della tormentata anima contemporanea.
Un tormento che richiama momenti importanti della pittura appartenuta
a un passato recente: Morte della forma e non della
pittura che - afferma provocatoriamente Gastone Novelli, sulla
cui opera torneremo - va assumendo la fisionomia di un linguaggio
nuovo, più complesso e più umano.

E così, viene proposto un itinerario di lettura critica che,
attraverso l’analisi di alcune opere, presenti in forme e misure
diverse, possono essere considerate come ri_scritture di altre
opere, fino a delinearne un metodo ponderato – la cifra autentica
dell’artista ennese – in grado di risalire, confrontandosi, a alcune
delle più significative esperienze dell’Avanguardia italiana e straniera
del secolo scorso, nell’evidente cambiamento della fenomenologia
della soggettività, verso l’attuale fase di sperimentazione
che immancabilmente coinvolge i nuovi media, destinati a una
ricezione di massa e allo spirito antiestetico della pittura.
La chiave di lettura utilizzata dal pittore_scenografo è, appunto,
la ri_scrittura che si delinea come gioco tra segno grafico
e tocco pittorico. E’ così che nasce una nuova e differente interpretazione
d’arte, degna dei tempi che, consapevolmente o
inconsapevolmente, stiamo attraversando, quale parodia di un
sublime temporaneo. Le tele di Michele Modafferi partecipano del
sistema di comunicazione globale basato, come magistralmente
ha mostrato Marcel Duchamp, sulla estetica della ricezione che
privilegia l’utente rispetto al produttore. La composizione, nelle
tele dell’artista ennese, si propone come recupero ironico di una
autenticità che, pur provenendo dal passato, viene riscritta attraversando
la contemporaneità.
Come nelle opere di celebri maestri del Novecento – da
Giuseppe Capogrossi a Gastone Novelli, a Afro, attraversando
tutta la produzione degli artisti informali – per Modafferi la scelta
linguistica rimane il mezzo privilegiato di cui servirsi, sia per la
ri_scrittura della tradizione moderna, sia per l’uso consapevole del suo linguaggio. La sua ricerca, infatti, riprende la sperimentazione
fondativa, nell’ambito dei linguaggi visivi, di una nuova
figurazione al di là delle pure forme astratte. L’alfabeto usato e
la sovrapposizione materica suggeriscono una prima e eventuale
assimilazione dello spazio della tela che diventa frammento
di muro. Sovrapponendo la scrittura alla pittura, come i graffiti
sulle concrezioni delle grotte di Lascaux, l’artista recupera la
memoria incancellabile delle preesistenze vitali e ritrova la radice
del suo linguaggio, in una sintesi che richiama l’insegnamento
di Paul Klee riferito ai tempi remoti dell’esercizio pittorico:
quando scrittura e disegno coincidevano, la linea era l’elemento
primo.
Ogni pennellata, infatti, ogni segno – pur riprendendo le
superfici frantumate delle periferie, l’usura del tempo, i manifesti
strappati, le crepe dell’asfalto e la corrosione del metallo
- si anima di sollecitazioni profonde, espresse da originali valori
comunicativi che rendono la cifra dell’autore che abbraccia ogni
forma di espressione, dalla scenografia alla musica, dalla poesia
ai linguaggi della comunicazione di massa. Come nei graffiti
Jean-Michel Basquiat, manipolatore delle diverse etnie che
hanno come prerogativa l’esigenza di comunicare e di lasciare
un segno indelebile, nelle tele di Modafferi, la memoria passa
attraverso la trasformazione ironica del registro linguistico
più sublime riportato al ritmo della quotidianità, scandagliata
da Andy Warhol, nella consapevolezza che l’Avanguardia, parafrasando
Alain Touraine diventi sempre più effimera e tutta la produzione culturale diventa avanguardia mediante un consumo
sempre più rapido di linguaggio e di segni.
Lo sguardo timido e discreto, caratteristico della sua opera,
si intreccia alle testimonianze di una sperimentazione d’Avanguardia,
in un rimando incessante di chiare risonanze e, in
particolare, all’opera di Gastone Novelli, protagonista indiscusso
dell’arte italiana del secondo dopoguerra che ha attraversato i
momenti cruciali della pittura informale. Un esercizio di ri_scrittura
che funziona come pratica individuale e insieme collettiva. L’universo
linguistico della ri_scrittura di di Michele Modafferi, suggerendo
la conferma dell’attualità di un’arte nomade, infatti, può
essere confrontato con alcuni degli avvenimenti più significativi
che hanno caratterizzato l’arte italiana fra gli anni Cinquanta e la
metà degli anni Settanta del 900, con la frantumazione del segno,
quale strumento operativo dell’arte, e con il montaggio arbitrario
della Neo_Avanguardia italiana. Un secolo, apparso breve, ma
ormai inspiegabilmente lontano nonostante ci separi soltanto un
quindicennio. L’opera di Michele Modafferi è in divenire e,
considerata la giovane età, tutta da scrivere. Una scrittura che,
comunque, potrà avvenire nel segno dell’anti-pittura, classicisticamente
intesa. Le sue opere, riprendendo le Scritte sui muri di
Gastone Novelli, non si potranno né guardare né leggere per abitudine,
le parole che vi saranno segnate nascono da sole e così le
macchie e i graffi che vi si andranno raggrumando.
Occorrerà un alfabeto - un alfabeto nuovo - ancora da inventare,
per la costruzione di un mondo vero e possibile".

 

 

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