Andrea Rizzardi Recchia – Ragnatela traiettoria mentale

Andrea Rizzardi Recchia – Ragnatela traiettoria mentale

Rizzardi Recchia Andrea

  • Tecnica: Acrilico su tela
  • Dimensione: 50x70
  • Anno: 2000

  • Certificato: Autenticità
  • Codice prodotto: ARIZZ004

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DESCRIZIONE

Nato il 7 luglio 1974 in Veneto, Andrea Rizzardi Recchia è originario di Verona, dove attualmente vive e lavora. E’ artista e architetto italiano, proveniente da una famiglia borghese: Grazia Rizzardi, sarta teatrale e Alberto Recchia, impiegato.

Se da un lato il rapporto paterno, sin dalla tenera età, si manifesta ostico e conflittuale, dall’altro la relazione materna valorizza il vissuto dell’autore grazie alla frequentazione del vivace ambiente teatrale; sarà, infatti, grazie alla madre che conoscerà molti personaggi illustri dell’Arena. Una tappa decisiva nella carriera artistica di Andrea Rizzardi Recchia è segnata dal fortunato incontro con i coniugi Sbabo: Giovanna, maestra elementare e Lino, che lo avvicineranno al mondo dell’arte. Il suo impegnativo percorso formativo si concretizza in due fasi: in primis, il diploma conseguito nel 1995 presso l’Istituto d’Arte “Napoleone Nani” di Verona, con specializzazione in disegno architettonico e successivamente nel 2004 la laurea in Architettura, ottenuta all’I.U.A.V. di Venezia con una tesi storica incentrata sul Duomo di Verona. Nel 2010, mai stanco di apprendere e perfezionarsi, intraprende un corso sul design presso gli Istituti Callegari di Milano.

Un secondo evento scandisce la vita di Andrea Rizzardi Recchia: l’incontro con il celebre architetto veronese Rinaldo Olivieri, avvenuto nel 1994, anteriormente all’avvio del percorso di studi universitari. Ma un terzo incontro sarà determinante per l’avviamento della sua fiorente attività espositiva: quello intercorso nel 1996 con l’artista veronese Sergio Piccoli, dal quale eredità la medesima percezione nella sintesi cromatica ed una straordinaria tendenza all’astrattismo, presente persino nella trattazione figurativa.

A partire dagli anni ’90, incomincerà il periodo dei viaggi in Europa, soprattutto in Spagna, Inghilterra e Francia, nazione con la quale sussiste un lontano legame familiare da parte della madre. Fin dal 1998 Andrea Rizzardi Recchia è presente nel circuito espositivo europeo, avendo all’attivo numerose mostre e conseguendo un notevole successo di pubblico e di critica. Nel 2014 viene selezionato per la Triennale di Arti Visive a Roma dal noto critico Achille Bonito Oliva, partecipando al vernissage della rassegna artistica alla presenza del critico e giornalista Philippe Daverio. Nello stesso anno viene scelto anche dal famoso prof. Vittorio Sgarbi per il progetto Porto Franco, presso Villa Castelnuovo di Palermo, e per la prima edizione della Biennale della Creatività a Verona, la sua città natale.

Hanno scritto di lui i critici i professori: Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Paolo Levi, Sabrina Falzone e Daniele Radini Tedeschi. Tra i premi vinti per meriti artistici e culturali, se ne citano alcuni: il Leone dei Dogi conferitogli il 20 aprile 2013 a Venezia, Personalità artistica europea, ottenuto il 4 maggio 2013 a Bruxelles, Artista dell’anno 2013, conseguito il 29 giugno 2013 a Monreale ( Pa ), Oscar dell’Arte, conseguitogli il 5 ottobre 2013 a Montecarlo ed altri.

Tra le pubblicazioni più rilevanti si ricordano: I Segnalati di Salvatore Russo ( E.A. Editore ), C.A.M. Catalogo d’Arte Moderna ( Mondadori Editore ), Catalogo d’Arte Moderna e Contemporanea ( ed. Galleria Arianna Sartori di Mantova ) ed altre ancora. Le sue opere sono apparse su molte emittenti televisive, tra le quali TeleArena, Telepace e Arte Tv L.A.B. .


RECENSIONI CRITICHE

“A sapere che Andrea Rizzardi Recchia, veronese quarantenne, si è formato come architetto, verrebbe quasi immediato, per chi dovesse scrivere sul suo conto, porre in relazione di consequenzialità la sua professione e il modo in cui interpreta l’arte.

Credo che qualcuno, fra quanti mi hanno preceduto nel compito, non sia sfuggito alla tentazione. Ogni opinione critica è lecita, naturalmente salvo poi avere il garbo di dimostrare la fondatezza, altrimenti si correrebbe il rischio di impiegare un semplice espediente retorico, talvolta in stretta parentela con il luogo comune.

Per quanto mi sia sforzato di trovarla, questa consequenzialità lampante non l’ho individuata. Certo, ci sono serie di opere in Rizzardi Recchia, che più rivelano un intento organizzativo assimilabile alla progettualità architettonica, come se si volesse “costruire” l’immagine e conferire il giusto rilievo strutturale alle sue basi fondanti.

Penso a Ragnatele, traiettorie mentali, circuiti rettilinei, spesso a percorso stellare, determinati dalla semplice tensione di fili tirati da chiodi, dietro e sopra i quali si sviluppano altre trame, cromatiche, segniche, materiche. Se pure riconoscessimo una matrice “architettonica” a questo genere di opere, fosse anche di natura genetica, ovvero come presupposto tecnico di uno specifico fare artistico, dovremmo ammettere che avrebbe un’incidenza infinitamente più limitata rispetto alla sua componente strettamente pittorica. Nulla, infatti, in quelle e altre opere, potrebbe fare a meno della conoscenza, tecnica non meno che formale, della pittura del Novecento, recando l’impronta di esperienze facilmente riconducibili in quanto ampiamente storicizzate: nel caso dei Multipiano a spruzzo.

Per esempio, il valore assegnato a una materia dotata di una sua precisa peculiarità, sabbiosa e polverizzata, anche nella nobile variante dell’oro, capace di superare in termini minimali, verificabili al tatto più che alla vista, la tradizionale separazione tra seconda e terza dimensione fisica, una materia che è figlia delle formidabili anticipazioni tardo-futuriste di Enrico Prampolini, convive con l’uso dell’acrilico a pressione e la sagoma, riproponendo in tal senso un effetto di serialità, moderno, ma con un fondo ancora artigianale, in qualche modo alternativo al carattere più “industriale” e mediatico della Pop Art americana, che era stato caratteristico del Pop italiano, in special modo di quello romano dei vari Angeli, Schifano, Festa.

Che dire poi, della pittoricità al  100% di opere come Conflitto 1, cui l’inserto cartaceo a svolazzo non riesce a rinnegare un’anima profondamente segnata dall’Action Painting, riscontrabile anche in molto Collages, fra i quali più convincenti di Rizzardi Recchia, dove peraltro, nel ruolo degli inserti a sbalzo, si accentua il peso espressivo e concettuale del ready-made da civiltà industriale avanzata, fornendo in tal modo delle riedizioni aggiornate e liricizzate di motivi già insiti, sempre per rifarsi a certe epoche storiche, nella Junk Art statunitense come bricolages dei Nouveau Rèalisme.

Ce n’è abbastanza, mi pare, per poter affermare che nel caso di Andrea Rizzardi Recchia abbiamo a che fare con un artista a tutti gli effetti, per formazione tecnica, cultura, sensibilità, che suo malgrado si trova a essere anche architetto”.

Vittorio Sgarbi

 

“Andrea Rizzardi Recchia è un prestigiatore di fattezze, lavora con le forme, agevolato da una laurea in Architettura conseguita nel 2004 a Venezia.

La sua arte è vitale, è magma di vibrazioni lasciate sospese, è incanto primordiale che si scioglie a contatto con la luce.

A Rizzardi Recchia piace giocare con l’armonia della geometria euclidea, cosi come ama dilettarsi nel far interagire corpi altrimenti frutto di astrazione pura, che per forza di volontà si trasformano in materia pulsante di vita e rigettante colore.

Andrea Rizzardi Recchia è rigoroso, ordinato, meticoloso, pignolo eppure cosi libero, spensierato e malinconico in quest’opera dove i toni perlacei abbracciano il cupo nero; egli indaga lo spazio con occhio vigile, ma compassionevole, abbraccia le forme da architetto conferendo ad esse la morbidezza e l’armonia che solo un artista completo e sensibile può dare. Riesce ad unire con maestria l’aspetto più teorico e razionale, con il risvolto più emotivo, onirico e accattivante..

Rizzardi Recchia mira a raggiungere tramite lo spessore l’anelata terza dimensione, cercando di rendere tangibile e sperimentabile empiricamente una realtà altrimenti piatta e biforme.

I suoi quadrati vengono sostenuti dal vuoto o forse dal pieno, dipende dall’indole pessimista od ottimista del riguardante. Appaiono comunque del tutto indifferenti alla legge fisica della gravità.

L’artista veronese possiede l’abilità di un alchimista, capace di plasmare, di trasformare, di comporre materie diverse, ma mai in modo definitivo, poiché sono mobili e sempre in perpetuo divenire”.

Dott.ssa Federica Peligra

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