Attribuito a Angelo Inganni – Senza titolo

Attribuito a Angelo Inganni – Senza titolo

Inganni Angelo

Il ritratto è una delle più diffuse espressioni artistiche nell’ambito soprattutto della pittura, ma anche della scultura, in tutte le epoche. Il ritratto è, in primo luogo, una descrizione del soggetto rappresentato, un tentativo di riportare in modo veritiero e naturale la sua fisionomia e le sue caratteristiche individuali. Con l’evolversi progressivo della ricerca artistica […]

  • Tecnica: olio su tela
  • Dimensione: 18x24

  • Certificato: non presente
  • Codice prodotto: ADOT001

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DESCRIZIONE

Il ritratto è una delle più diffuse espressioni artistiche nell’ambito soprattutto della pittura, ma anche della scultura, in tutte le epoche. Il ritratto è, in primo luogo, una descrizione del soggetto rappresentato, un tentativo di riportare in modo veritiero e naturale la sua fisionomia e le sue caratteristiche individuali. Con l’evolversi progressivo della ricerca artistica alla descrizione fisionomica del soggetto si è affiancata anche quella psicologica. Pertanto il ritratto, nei secoli, è diventato anche un mezzo d’indagine introspettiva sul soggetto, sul suo carattere e il suo stato d’animo. Sono intervenuti, a favore di questo tipo d’indagine, i processi di astrazione portati dall’arte contemporanea.

Nell’esecuzione di questo dipinto l’artista dimostra di avere una notevole tecnica pittorica, tanto da permettergli una perfetta resa naturalistica del soggetto. Il soggetto appare in una visione di tre quarti, in una realistica posa casuale, con una leggera e naturalissima torsione ed il capo soavemente reclinato. C’è una grande precisione e ricchezza di particolari, sia dal punto di vista fisionomico che da quello dell’esaltazione dei valori plastici. Oltre che per questa grande attenzione ai dettagli il pittore si distingue anche per una pennellata sciolta che crea una delicata morbidezza del modellato. Le forme del soggetto si fondono dolcemente con lo spazio decontestualizzato dello sfondo. Molto sapiente è l’uso della luce che esalta la volumetria del soggetto. Una calda luce arriva dalla nostra destra lasciando in penombra la zona alla nostra sinistra del volto. In questo modo l’artista pone l’accento sul volto florido del soggetto, sulla pienezza delle sue gote arrossate e sulla morbidezza dei suoi fulgidi capelli. Il contegno e l’espressione serena e trasognata, ci indicano questo dipinto come il prodotto di una ritrattistica di tipo realista che mostra ancora un evidente retaggio romantico.

L’opera reca in basso a destra la firma “A. Inganni” e lo spirito del ritratto, equilibrato tra realismo e romanticismo, potrebbe confermare questa attribuzione. Angelo Inganni fu un pittore bresciano nato nel 1807 e scomparso a Gussago nel 1880. Il giovane Angelo viene avviato alla pittura insieme al fratello maggiore Francesco nella bottega del padre. Inizia così a lavorare giovanissimo per commissioni di dipinti a soggetto sacro per le chiese della campagna bresciana. L’anno 1827 è per lui fondamentale per la sua vita futura: è chiamato alle armi nel battaglione Cacciatori a Milano, dove viene notato dal maresciallo Radetzky a cui esegue un ritratto e che, dispensatolo dal servizio militare, gli ottiene l’iscrizione all’Accademia di Brera nel 1833. A Brera, dove tra gli altri avrà Giovanni Migliara come maestro, espone nelle mostre annuali dell’Accademia lavori di paesaggio e soprattutto vedute già apprezzate dalla critica.


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