Anonimo – San Luigi Gonzaga

Anonimo – San Luigi Gonzaga

Anonimo

L’opera presenta l’immagine di un santo vestito da sacerdote con un crocifisso in mano. In particolare, tale attributo iconografico, potrebbe farci pensare ad una rappresentazione di San Luigi Gonzaga. Anche le caratteristiche fisionomiche, con il volto glabro e l’aspetto piuttosto giovanile, confermerebbero tale ipotesi. Mancano tuttavia alcuni elementi ricorrenti nelle raffigurazioni di questo santo, come […]

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 85x68

  • Certificato: No
  • Codice prodotto: svec001

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DESCRIZIONE

L’opera presenta l’immagine di un santo vestito da sacerdote con un crocifisso in mano. In particolare, tale attributo iconografico, potrebbe farci pensare ad una rappresentazione di San Luigi Gonzaga. Anche le caratteristiche fisionomiche, con il volto glabro e l’aspetto piuttosto giovanile, confermerebbero tale ipotesi. Mancano tuttavia alcuni elementi ricorrenti nelle raffigurazioni di questo santo, come il giglio ed il teschio. San Luigi Gonzaga, nato a Castiglione delle Stiviere nel 1568 e scomparso a Roma nel 1591, fu un santo molto venerato tra XVII e XVIII secolo. Fu tra i più importanti rappresentanti della Compagnia di Gesù, studioso di scienze, lettere e filosofia, la sua vita viene ricordata come votata al sacrificio e all’assistenza dei malati. Morì di peste a soli 23 anni, dopo aver trasportato un contagiato in ospedale. Venne beatificato nel 1605 e canonizzato nel 1726.

L’opera in oggetto fa parte di una coppia di dipinti che riportano le effigi di due dei santi più venerati tra XVII e XVIII secolo. Le due opere sembrano essere state realizzate dalla stessa mano, sia per l’aspetto fisionomico dei soggetti che per lo stile utilizzato dall’artista esecutore, il quale presenta diverse caratteristiche tipiche della pittura classicista tra XVII e XVIII secolo. Innanzitutto un accentuato naturalismo: i suoi santi vengono rappresentati con accuratezza anatomica e fisionomica e viene data rilevanza ai loro volumi. Vi è un certo grado di idealizzazione dei soggetti, ravvisabile nelle pose magniloquenti che pongono in evidenza la santità delle figure. Sono tutti elementi che derivano dal grande naturalismo rinascimentale tuttavia è molto evidente che ci troviamo di fronte ad una sensibilità diversa, quantomeno seicentesca. Lo possiamo intuire dalla prevalenza di tonalità scure e dallo sfondo completamente decontestualizzato, dal quale l’immagine emerge illuminata da una luce soffusa. In poche parole la modalità di esecuzione rispecchia, prevalentemente, le istanze di una ricerca di naturalismo tipicamente seicentesca: infatti, in opposizione all’artificiosità del Manierismo gli artisti, guidati anche dalle disposizione del Concilio di Trento in materia di arte sacra, tornarono ad un registro stilistico classico che guardava al naturalismo rinascimentale, soprattutto di Tiziano e Raffaello. Così nel nostro artista, il volume dei soggetti, ripresi a mezzo busto, risulta molto concreto, creandosi il suo stesso spazio nell’opera. Inoltre la tecnica usata dall’artista è una stesura a velature che permette di sfumare dolcemente gli incarnati ed inserire con scioltezza il soggetto nello spazio, nonostante l’accentuato plasticismo che caratterizza tutta la rappresentazione. Con molto realismo, tipicamente seicentesco, vengono riprodotti gli abiti talari, esprimendo semplicità e pietismo religioso allo stesso tempo.

Dall’analisi del dipinto emergono, in particolare, due fattori. Da una parte la ricerca di un totale naturalismo del soggetto, in linea con una concezione classicista della pittura. Dall’altra, nell’espressione del santo, un certo pietismo intimistico e la ricerca di un patetismo religioso. L’unione di questi due fattori ci fanno pensare ad una collocazione, per l’autore del dipinto, tra XVII e XVIII secolo, in quel clima di religiosità austera che determinò la produzione artistica dopo le disposizioni controriformistiche del Concilio di Trento. L’artista autore dell’opera è immerso in pieno clima sei-settecentesco, lo possiamo supporre, oltre che dal carattere realista della rappresentazione, dalla prevalenza delle tonalità scure e nella presenza dello sfondo tendente al tenebroso ma rischiarato da una luce tenue e soffusa. Tuttavia il pittore non si lascia tentare minimamente dalle esuberanze di un’estetica barocca rimanendo coerente con un sentimento religioso di tipo intimo e domestico e, a livello formale, rimanendo ligio ad un canone classicista con una composizione sobria ed una stesura che evita pittoricismi eccessivi.


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