Anonimo – Cristo Portacroce

Anonimo – Cristo Portacroce

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 50x64

  • Codice prodotto: RGAM004

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DESCRIZIONE

Il soggetto iconografico del Cristo ha origini antichissime ed è connesso con la leggenda della Veronica. L’episodio per cui le vere fattezze del Cristo rimasero impresse su un panno che una donna usò per asciugargli il volto è raccontato anche dai Vangeli. Tale donna venne identificata come Veronica probabilmente dall’assonanza con le parole latine “Vera Icon”. Fin dall’epoca paleocristiana, dunque, il volto di Cristo è oggetto di una particolare venerazione. La sua rappresentazione ha attraversato tutta la Storia dell’Arte occidentale. Dalle prime rappresentazioni iconiche di epoca paleocristiana e alto medievale si è arrivati via via a descrizioni sempre più naturalistiche (a partire dal Rinascimento) o realistiche (tipiche dell’Arte Fiamminga). In questo caso abbiamo una variante iconografica della figura del Cristo molto particolare, diffusa duranti i secoli XV, XVI e XVII. Si tratta del Cristo Portacroce che consiste nella figura a mezzo busto del Redentore, rappresentato nell’atto di trasportare la croce sul Calvario. Si tratta, dunque, di una rappresentazione che unisce alla specificità del ritratto una precisa contestualizzazione in un episodio della Passione. Nello specifico l’opera riporta due iscrizioni: una su una fascia sulla veste del Cristo, non meglio decifrabile, forse è la firma dell’artista esecutore; l’altra, in basso, è una tipica ammonizione rivolta allo spettatore allo scopo di indurlo alla meditazione ed alla contrizione che troviamo in moltissime rappresentazioni di Cristo fin dal Medioevo e che recita: “Popolo mio, che cosa ti ho fatto?”.

La composizione è tutta incentrata sulla figura del Cristo, il quale occupa gran parte della superficie della tela in uno spazio neutro, tenebroso. La modalità di esecuzione rispecchia, prevalentemente, le istanze di una ricerca di naturalismo tipicamente seicentesca. Sempre in opposizione all’artificiosità del Manierismo gli artisti, guidati anche dalle disposizione del Concilio di Trento in materia di arte sacra, tornarono ad un registro stilistico classico che guardava al naturalismo rinascimentale, soprattutto di Tiziano e Raffaello. In questa opera, dunque, la resa naturalistica è molto accentuata. Il busto del Cristo effettua una torsione sciolta e naturale, con la testa leggermente girata verso lo spettatore. Con molta naturalezza vengono definiti gli incarnati delle del volto e delle mani che stringono il legno mostrando, nello sforzo, i rilievi dei tendini e delle nocche. L’espressione del Cristo è leggermente idealizzata in una delicata veste di dolore ma anche di concentrazione religiosa. Con molto realismo viene realizzata la semplice tunica nella qualità del candido tessuto e nella complessità del panneggio. La tecnica usata dall’artista è una stesura a velature che permette di sfumare dolcemente gli incarnati ed inserire con scioltezza il soggetto nello spazio.

Dall’analisi del dipinto emergono in particolare due fattori. Da una parte la ricerca di un totale naturalismo del soggetto, in linea con una concezione classicista della pittura. Dall’altra, nell’espressione del Cristo, un certo pietismo intimistico e la ricerca di un patetismo religioso. L’unione di questi due fattori ci fanno pensare ad una collocazione, per l’autore del dipinto, nel XVII secolo, in quel clima di religiosità austera che determinò la produzione artistica dopo le disposizioni controriformistiche del Concilio di Trento. L’artista autore dell’opera è immerso in pieno clima seicentesco, lo possiamo supporre, oltre che dal carattere realista della rappresentazione, dalla prevalenza delle tonalità scure e nella presenza dello sfondo tenebroso. Tuttavia il pittore non si lascia tentare minimamente dalle esuberanze di un’estetica barocca rimanendo coerente con un sentimento religioso di tipo intimo e domestico.


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