Antonio Debidda – Incontri segreti

Antonio Debidda – Incontri segreti

Debidda Antonio

Il soggetto dell’opera rientra nell’ambito della natura morta, il quale vede la luce agli inizi del XVII secolo. Consiste nella rappresentazione di composizioni di soggetti inanimati, nella maggior parte dei casi fiori o frutta. Se all’inizio della sua storia era un’occasione per i pittori per cimentarsi in una riproduzione naturalistica o fotografica della realtà, con […]

  • Tecnica: Tempera grassa su tavola
  • Dimensione: 60x72
  • Anno: 1990

  • Codice prodotto: FPIR001

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DESCRIZIONE

Il soggetto dell’opera rientra nell’ambito della natura morta, il quale vede la luce agli inizi del XVII secolo. Consiste nella rappresentazione di composizioni di soggetti inanimati, nella maggior parte dei casi fiori o frutta. Se all’inizio della sua storia era un’occasione per i pittori per cimentarsi in una riproduzione naturalistica o fotografica della realtà, con l’arte contemporanea la “Natura Morta” diventa anche un modo di interpretare la realtà. Infatti, come accadrà per esempio nell’avanguardia cubista o in Giorgio Morandi, la ricerca profonda sugli oggetti verrà finalizzata ad una rappresentazione concettuale, portata oltre il semplice dato sensibile. Quest’opera di Antonio Debidda, che fa parte del famoso ciclo “Incontri segreti”, mostra un’interpretazione contemporanea del soggetto della natura morta, dove al posto di frutti o vasellame la composizione riporta degli abiti appoggiati su una sedia in maniera disordinata. L’artista mette in scena gli oggetti più intimi per segnalare una presenza, in questo modo la natura morta assume un carattere decisamente esistenziale.

L’interpretazione delle opere della serie “Incontri segreti” da parte del pittore Antonio Debidda viene risolta tramite una maniera pittorica in equilibrio tra realismo e resa espressionistica del soggetto. Debidda, infatti, è fedele al dato sensibile che egli ha davanti agli occhi e ce lo presenta così com’è, nella sua schietta essenzialità. Tuttavia la forza di questa rappresentazione, nuda e genuina, viene alimentata dalla maniera pittorica di questo artista che, paradossalmente, modifica la stessa realtà in senso espressionistico. Infatti la sua stesura è fortemente strutturale ed opera una sintesi sugli oggetti per mezzo del colore. I vestisti, appoggiati casualmente sulla sedia, sono resi tramite un tratto pittorico largo e denso di colore che ne risalta l’essenzialità, ma in un linguaggio pittorico vibrante di esistenzialismo. Ciò che viene fuori è un immagine scarna e minimale, ma estremamente viva e mobile, anche grazie all’azione della luce che colpisce la scena. Inoltre la rappresentazione viene organizzata in uno spazio complesso, non univoco, ma costruito secondo diverse prospettive e punti di vista. Ciò permette a Debidda di indagare ancora più a fondo gli oggetti secondo un realismo concreto che mostra una certa ispirazione all’opera di Renato Guttuso.

Antonio Debidda è nato nel 1940 a Bortigiadas. Trascorre cinque anni a Martis, rimanendo sino all’età di diciassette anni a Calangianus, dove ha, in pratica, inizio il suo apprendistato di artista. È, questo, il periodo di un promettente dilettantismo che lascia già intravedere una felice predisposizione alla pittura. A Perfugas, dove vivrà per dieci anni e farà anche l’assessore comunale, dà un ulteriore impulso all’affinamento della sua tecnica. Debidda completa la sua formazione a Roma, da Ludovisi e Ziveri e consegue l’abilitazione per l’insegnamento dell’Educazione Artistica nella Scuola Media e quella per l’insegnamento del Disegno e Storia dell’Arte negli istituti superiori. Insegna nelle scuole medie delle varie località della provincia di Sassari. Molti critici si sono occupati dell’opera di Antonio Debidda, tra i quali Vittorio Sgarbi, il quale ha curato i testi per la mostra “Omissis” presso il Museo d’Arte Contemporanea Masedu di Sassari.


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