Antonio Mancini – Senza titolo

Antonio Mancini – Senza titolo

Mancini Antonio

  • Tecnica: Olio su cartone
  • Dimensione: 18x14
  • Anno: XIX-XX seccolo

  • Stato di conservazione: Ottimo
  • Codice prodotto: ABAL002

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DESCRIZIONE

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata, nei secoli, un’aspirazione per l’artista. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento, poi sulla resa atmosferica, nel Cinquecento, fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti  nell’Impressionismo.

Il piccolo dipinto sicuramente deve essere annoverato come parte di una produzione minore di Antonio Mancini, ma esso mostra comunque una straordinaria qualità pittorica. E’ un’opera che si inserisce perfettamente in un contesto di pittura postimpressionista, in cui la pennellata diventa estremamente sintetica ed espressiva. Da notare infatti come Mancini riesca a risolvere una composizione audace per il piccolo formato (la veduta di una città dalla finestra in scorcio) solo tramite strisce di colore denso. Tutto ciò è indice di una grande qualità pittorica, nel momento in cui le fasce di colore sovrapposto in una superficie sostanzialmente bidimensionale riescono a dare l’idea dei diversi edifici, della lontananza dal davanzale, della profondità.

Antonio Mancini è stato un pittore romano nato nel 1852 e scomparso nel 1930. Già a dodici anni entra nell’Accademia di Belle Arti di Napoli dove è allievo di Palizzi e Morelli. Per la sua formazione sarà molto importante anche un viaggio a Venezia che lo lascerà profondamente colpito per il tonalismo dei maestri veneti. A Roma apre il proprio studio aderendo alla corrente del Verismo. Nel 1875 si trasferisce a Parigi dove conosce Degas e Manet. Nel 1883 torna definitivamente a Roma. Nel 1920 la Biennale di Venezia gli dedica una mostra personale. Nel 1929 viene accolto dall’Accademia d’Italia.


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