Antonio Marasco – Senza titolo

Antonio Marasco – Senza titolo

Marasco Antonio

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 60x50
  • Anno: 1969

  • Certificato: si
  • Codice prodotto: EGIO001

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DESCRIZIONE

L’opera è una composizione di genere astratto. Astrarre deriva dal termine latino “Abstrahere” che vuol dire estrarre, tirare fuori. Il procedimento di astrazione, infatti, consiste nell’eliminare gli aspetti particolari e individuali di un oggetto per ricavarne un concetto universale. Da Kandiskij a Mondrian, da Pollock a Mirò molti pittori hanno spinto al massimo il processo di astrazione nelle loro opere creando, paradossalmente, forme pure e colori puri che non esistono in natura o traducendo in immagini le loro emozioni e la loro istintualità.

Quest’opera di Antonio Marasco mostra delle istanze fondamentali della sua ricerca artistica. Ci riferiamo alla fase neofuturista nella quale il movimento, abbandonato il cinetismo ed il dinamismo dell’avanguardia di primo Novecento, assume delle forme più statiche ed astratte, generate da un meccanomorfismo geometrico. E così il processo di astrazione della realtà fenomenica conduce l’artista ad un lavoro di sintesi estrema che lo porta a delineare forme pure e colori puri. Risulta forte, sicuramente, l’influenza di Kandinskij, fondamentale per Antonio Marasco ma, in questa opera, ci sono richiami anche al surrealismo astratto di Mirò, nell’essenzialità della composizione vivacemente policroma in uno spazio bianco.

Antonio Marasco (Nicastro 1896 – Firenze 1975). Nel 1914 conobbe Marinetti, con cui compì viaggio in Russia durante il quale conobbe Majakowskjj, Malevic, Tatlin e gli esponenti dell’Avanguardia Russa. Nel mese di giugno del 1914 a Firenze conobbe Umberto Boccioni con il quale partecipò nel 1915 alla Mostra Futurista della Panama-Pacific Exposition di S. Francisco in California. Nel 1932 Marasco fondò un “Blocco Futurista Indipendente” e nel 1933 i “Gruppi Futuristi di Iniziative” prendendo le distanze dal marinettismo. Marasco e Marinetti tornarono tuttavia ad una riconciliazione col Futurismo ufficiale, non solo da un punto di vista politico-sociale ma in direzione degli sviluppi artistici verso l’Aeropittura (1931). Nel 1939 fu invitato anche alla Quadriennale di Roma e nel 1942 alla Biennale di Venezia. È presente alla Quadriennale di Roma del 1948 e del 1952, alla Biennale di Venezia del 1952 e del 1960 e soprattutto alle mostre storiche del futurismo tenutesi alla Kunsthans di Zurigo nel 1950, a Palazzo Barberini a Roma nel 1959, al Kunstunseum di Winterthur e alla Stadlischen Gallery della Yale University e al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1959. Nel 1967 aderisce alla dichiarazione-manifesto di “Futurismo Oggi” promossa da Enzo Benedetto.


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