Attribuito a scuola veneta caravaggesca – Adorazione dei magi

Attribuito a scuola veneta caravaggesca – Adorazione dei magi

Attribuito a scuola veneta caravaggesca

L’iconografia dell’adorazione dei magi è legata alla festività cristiana dell’Epifania, ovvero la prima manifestazione divina di Gesù Cristo. Questa tradizione religiosa, che è poi confluita nella tradizione artistica, si basa sulle parole del Vangelo di Matteo che parla di Magi che furono guidati in Giudea da una stella e che portarono in dono a Gesù […]

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 360 x 160
  • Anno: XVII secolo

  • Certificato: L'opera è priva di certificato
  • Stato di conservazione: Discreto
  • Codice prodotto: FMAS001

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DESCRIZIONE

L’iconografia dell’adorazione dei magi è legata alla festività cristiana dell’Epifania, ovvero la prima manifestazione divina di Gesù Cristo. Questa tradizione religiosa, che è poi confluita nella tradizione artistica, si basa sulle parole del Vangelo di Matteo che parla di Magi che furono guidati in Giudea da una stella e che portarono in dono a Gesù oro, incenso e mirra. La scena dell’Adorazione dei Magi, sul piano iconografico, è praticamente una variante di quella della Natività. Si distingue, soprattutto nelle rappresentazioni di età medievale e moderna, per la presenza del corteo dei Magi, che spesso è stato un pretesto, per i ricchi committenti, di farsi rappresentare con i membri delle loro famiglie in adorazione di Gesù Bambino. Ricordiamo due esempi celeberrimi come l’Adorazione dei Magi di Gentile de Fabriano o quella di Benozzo Gozzoli.

A livello compositivo la tela è molto affascinante nel presentarsi con dei tratti arcaizzanti, che si riconnettono ad un clima religioso austero. La composizione è sviluppata tutta in primo piano non lasciando spazio alla profondità. I personaggi sono disposti orizzontalmente in una composizione molto armonica ed equilibrata nella distribuzione delle masse. Il pittore mostra di avere una buona mano nell’esaltare i valori plastici dei soggetti, soprattutto tramite il disegno del panneggio complesso delle ricche vesti del corteo. I soggetti hanno dei volumi monumentali che risentono ancora di un clima pittorico cinquecentesco. Nonostante i soggetti appaiano con delle fisionomie un po’ stereotipate l’artista mostra di possedere una mano sicura nella definizione degli incarnati, con un tocco naturale e sfumato. Nello spazio decontestualizzato, connotato dallo sfondo tenebroso, la luce proviene da sinistra tagliando in modo suggestivo la scena e illuminando soprattutto il gruppo principale della Madonna col Bambino.

Come si è già accennato l’opera è figlia di un clima religioso austero che può essere identificato con l’ambiente culturale tipico dell’epoca della controriforma (tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo). La severità delle vesti e del contegno dei personaggi può essere inquadrato in una certa influenza spagnola nell’iconografia. L’opera, da un punto di vista formale, ha un carattere prevalentemente seicentesco, con il suo fondo tenebroso (che ci riporta alla cultura caravaggesca) e le tonalità scure predominanti. Il gusto un po’ arcaizzante e una certa stereotipia nelle fisionomie ci fanno pensare ad una qualche maestranza locale lombarda.


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