Attribuito a Maina – Miriam Munsky – Senza titolo – BMUT002

Attribuito a Maina – Miriam Munsky – Senza titolo – BMUT002

Munsky Maina-Miriam

  • Tecnica: Acquaforte su carta spessa
  • Dimensione: 76,5x53,5
  • Anno: Anni '70

  • Codice prodotto: BMUT002

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DESCRIZIONE

Le opere di Miriam Munsky, artista alla quale è stata attribuita questa grafica, trovano ispirazione nella volontà di rompere il tabù che aleggia intorno al mondo degli ospedali e di condurre lo spettatore nella dimensione proibita delle sale operatorie. Per questo i soggetti più ricorrenti delle sue opere sono operazioni chirurgiche, scene di parti o aborti, degenti stesi sui letti e collegati a macchinari. Il risultato è il fascino, inquietante e catartico allo stesso tempo, di un realismo dissacrante e lucido fino all’inverosimile.

L’aspetto più accattivante delle opere di Miriam Munsky sta proprio nel linguaggio che l’artista usa per rappresentare le sue scene ospedaliere. Il suo è un realismo freddo e oggettivo che non si ferma davanti a nulla, trattando con la stessa fredda razionalità la sofferenza del dolore o la gioia di una nascita. Tutto ciò viene tradotto, sul piano formale, in opere dove la cura maniacale per il dettaglio, scientifico e meccanico, si sposa ad una composizione rigorosa, fatta di linee nette e solidi geometrici. Prevale, dunque, un’atmosfera sospesa tra metafisica e realtà straniante, nella quale degenti e strumentazione medica formano un’unica entità.

L’opera è stata attribuita a Maina-Miriam Munsky, nata nel 1943, una delle più importanti esponenti tedesche del Nuovo Realismo. Insieme a personaggi come Peter Sorge, Klaus Vogelgesang, Wolfgang Petrick e Ulrich Baehr, Maina-Miriam Munsky ha rappresentato gli artisti del realismo critico emerso come movimento artistico a Berlino Ovest alla fine degli anni ’60. Tali artisti hanno rappresentato la volontà di differenziare il loro approccio dal fotorealismo americano e dall’iperrealismo. Miriam Munsky crea i suoi lavori trasferendo le immagini fotografate sull’opera con l’aiuto di un proiettore per diapositive. Non è infatti una fotorealista nel senso comune, ma si orienta verso la “nuova realtà”, applicando un approccio “verista” che fa riferimento agli anni ’20. Nelle sue immagini riorganizza i modelli e adatta l’immagine complessiva riducendola all’essenziale e applicando una composizione rigidamente strutturata.


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