Attribuito a Rocco Borella – Multiplo

Attribuito a Rocco Borella – Multiplo

Borella Rocco

Benché non ne abbia fatto parte ufficialmente si può dire che gran parte della ricerca di Rocco Borella si è mossa sul solco delle teorie estetiche stilate da Lucio Fontana e dagli altri artisti spazialisti, in una produzione coerente ed originale. Lo Spazialismo si pone innanzitutto come una problematica relativa alla percezione dell’opera d’arte. Lo […]

  • Tecnica: Litografia con tiratura limitata
  • Dimensione: 38x43

  • Tiratura: Limitata 2697499
  • Codice prodotto: gmar003

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DESCRIZIONE

Benché non ne abbia fatto parte ufficialmente si può dire che gran parte della ricerca di Rocco Borella si è mossa sul solco delle teorie estetiche stilate da Lucio Fontana e dagli altri artisti spazialisti, in una produzione coerente ed originale. Lo Spazialismo si pone innanzitutto come una problematica relativa alla percezione dell’opera d’arte. Lo scopo del movimento è quello di superare definitivamente la superficie della tela per un’esperienza percettiva che coinvolga definitivamente lo Spazio. Da qui, dunque, il coinvolgimento di mezzi tecnici elettronici usati per la loro capacità di irradiare energia o l’uso di tecniche gestuali, come i buchi o i tagli, allo scopo di sfondare la superficie dell’opera e invaderla con l’accidentalità del reale. Nell’interpretazione di Rocco Borella, l’interazione tra spazio ed opera d’arte avviene, fondamentalmente in due maniere. Attraverso i cosiddetti “cromemi” o le grafiche estroflesse che invadono direttamente la realtà dello spettatore.

In questa serie di multipli per Rocco Borella, rifacendosi alle ricerche di Enrico Castelllani ed Agostino Bonalumi, l’invasione dello spazio reale, da parte dell’opera d’arte, viene effettuato tramite una sorta di estroflessione. L’artista, dunque, crea una superficie in rilievo, che introduce con risolutezza un nuovo tipo di esperienza percettiva nella fruizione del quadro, quella tattile. L’esperienza tattile si unisce, tuttavia, a quella visiva. Perché i rilievi seguono sempre un ritmo rigoroso e, guidate da uno spirito razionalistico, riescono a raggiungere altissimi vertici di estetica minimale, grazie anche alla scelta della monocromia bianca. Le linee costruiscono solidi prospettici, dagli effetti percettivi paragonabili anche a quelli della Optical art.

L’opera è attribuita a Rocco Borella, artista genovese nato nel 1920 e scomparso nel 1994. Uscito, al termine degli studi, dal collegio dei Padri Benedettini, nel 1938 si iscrisse ai corsi serali dell’Accademia di Belle Arti di Genova, avendo iniziato a lavorare all’Ansaldo. Del 1946 la prima mostra personale. Borella dal 1958 iniziò l’insegnamento al Liceo Barabino, dai primi anni sessanta all’Accademia Ligustica di Belle Arti e alla scuola siderurgica dell’Italsider. Innumerevoli le esposizioni in Italia e all’estero, dalla Biennale di Venezia del 1956 a quella di San Paolo del Brasile, alla VI°, IX° e X° Quadriennale di Roma, fino alle mostre museali. L’Archivio delle opere dell’Artista ha sede a Genova a cura dell’Associazione Rocco Borella.


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