Attribuito a Francesco Solimena – Senza titolo

Attribuito a Francesco Solimena – Senza titolo

Attribuito a Solimena Francesco

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 70 x 50
  • Anno: XVII - XVIII secolo

  • Certificato: L'opera è priva di certificato
  • Stato di conservazione: Ottimo
  • Codice prodotto: GVAN001

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DESCRIZIONE

E’ difficile stabilire con precisione a quale episodio si riferisca l’iconografia di questo dipinto. Molto probabilmente il soggetto potrebbe essere riferito alla storia di San Bruno. Bruno da Colonia fu il fondatore dell’ordine certosino che a Napoli, ambiente culturale del Solimena, aveva un centro importantissimo nella Certosa di San Martino (alla decorazione della quale partecipò lo stesso Solimena). Tale ipotesi può essere formulata sul colore delle tonache dei monaci e sulla loro tonsura.

L’opera è di pregevole fattura pittorica e, per caratteristiche stilistiche, potrebbe essere assimilata al contesto artistico del tardo Barocco napoletano. Innanzitutto per l’idea compositiva, la quale può essere considerata una riformulazione, in chiave barocca, della struttura piramidale di origine rinascimentale. La disposizione dei soggetti, infatti, è sì tendente verso l’alto ma in una concezione dello spazio circolare che rompe le regole tradizionali della prospettiva. In questo modo viene rispettato il dinamismo tipico del linguaggio barocco, grazie anche alla concitazione dei gesti. Su un piano formale l’esecuzione è in linea con un pieno naturalismo dalla proporzioni monumentali che aumenta l’incombenza delle figure. Ancora tipico di un’estetica tardo barocca è il notevole atmosferismo che caratterizza lo spazio dell’opera. Nonostante questo i soggetti si stagliano netti nel plasticismo del loro panneggio evidenziato da una suggestiva regia luministica che taglia la scena da destra.

L’opera è stata attribuita a Francesco Solimena, nato a Canale di Serino nel 1657 e scomparso a Napoli nel 1747. Fu pittore e architetto ed è considerato uno dei massimi rappresentanti del barocco napoletano. Fu avviato alla pittura dal cardinale Pietro Francesco Orsini, il futuro papa Benedetto XIII. La produzione degli inizi rispetta un gusto ancora classicista mentre dal 1680 in poi mostra una piena adesione al linguaggio barocco. Lo stile pittorico nuovo, con l’avvicinamento all’Accademia dell’Arcadia, ebbe la sua consacrazione ne La cacciata di Eliodoro dal tempio al Gesù Nuovo e negli affreschi della cappella di San Filippo Neri ai Gerolamini.


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