Attribuito a Leonello Spada – Caino e Abele

Attribuito a Leonello Spada – Caino e Abele

Il soggetto ritrae l’uccisione di Abele da parte del fratello Caino. Secondo l’episodio, raccontato nella Genesi, Caino, invidioso del fatto che il Signore aveva rifiutato i suoi tributi e accettato quelli di Abele, si scagliò contro il fratello uccidendolo. Secondo la simbologia cristiana l’uccisione di Abele prefigura il sacrificio di Cristo e il tradimento di […]

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 160x130
  • Anno: Prima metà del XVII secolo

  • Certificato: Perizia di Emilio Negro
  • Stato di conservazione: Ottimo
  • Codice prodotto: MFOR001

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DESCRIZIONE

Il soggetto ritrae l’uccisione di Abele da parte del fratello Caino. Secondo l’episodio, raccontato nella Genesi, Caino, invidioso del fatto che il Signore aveva rifiutato i suoi tributi e accettato quelli di Abele, si scagliò contro il fratello uccidendolo. Secondo la simbologia cristiana l’uccisione di Abele prefigura il sacrificio di Cristo e il tradimento di Caino prefigura quello di Giuda. Per questo il soggetto ha avuto una certa fortuna nella Storia dell’Arte Occidentale. Per quanto riguarda l’iconografia i due soggetti sono rappresentati solitamente seminudi, vestiti con delle pelli. L’unica variante è costituita dall’arma utilizzata da Caino che può essere una clava o una mascella d’asino.

Ci troviamo di fronte ad un’opera senza dubbio figlia del grande naturalismo seicentesco che, con l’intenzione di riparare ai presunti errori compiuti dal Manierismo, si ricollegava direttamente ai grandi maestri del Rinascimento maturo, Raffaello in particolare. Innanzitutto ciò si riconosce in una composizione estremamente armonica, di grande respiro classico, non solo nella forma ma anche nello spirito, cioè nella concezione di un’opera d’arte unitaria. Le due figure sono unite nella lotta in un calibrato gioco di richiami e corrispondenze nella posizione degli arti. La resa naturalistica è totale e l’unità dell’opera si esprime anche in un atmosferismo compassato. Caino e Abele, infatti, interagiscono con lo spazio in modo equilibrato, con uno sfumato leggero che rende i loro contorni indefiniti, la carne è morbida al tatto e i capelli sono leggeri nell’aria. Anche i pochi elementi paesaggistici digradano naturalmente in lontananza, secondo un armonioso sfumare di toni. La luce colpisce i soggetti con forza, illuminando a giorno il corpo già pallido di Abele e generando profonde ombre sulla figura di Caino. Vengono così esaltate le muscolature di notevole perfezione anatomica e i corpi dotati di un plasticismo scultoreo. Tipicamente seicentesca è la gamma cromatica che vede una prevalenza di tonalità scure.

L’opera è stata attribuita a Lionello Spada da una perizia dello storico dell’arte Emilio Negro. L’artista nato nel 1576 a Bologna si formò dapprima su un linguaggio tipicamente tardo manierista. Nel 1607 entrò nell’Accademia degli Incamminati e tramite l’insegnamento dei Carracci la sua produzione si mise in linea con il grande naturalismo classicheggiante tipico di quella scuola. In seguito si recò a Roma e a Malta dove subì l’influenza del linguaggio caravaggesco. Tornò a Bologna nel 1614 e nello stesso anno lavorò alla Basilica della Ghiara a Reggio Emilia. Nel 1617 a Parma divenne pitture ufficiale di Ranuccio Farnese. Ivi morì nel 1622. Nel libro “Caravaggio e i caravaggeschi in Emilia” pubblicato nel 2014 dall’esperto e critico d’arte riconosciuto di fama internazionale Emilio Negro coadiuvato da Nicosetta Roio a proposito del Merisi e del suo ambiente, ribadiscono che il grande maestro fu ispiratore di un percorso artistico che segnò inevitabilmente il percorso di diversi artisti emiliani dell’epoca come i tre Carracci, Annibale, Agostino, Ludovico, però solo Leonello Spada,  non a caso chiamato la scimmia del Caravaggio, risulta essere a lui più vicino e il più considerato negli studi sulla pittura caravaggesca, sembra che posò anche come suo modello (si pensa che sia lui il giovane giocatore ritratto di spalle nel celebre dipinto del Merisi “Chiamata di San Matteo”).


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