Alberto Cavallari – Dittico di litografie

Alberto Cavallari – Dittico di litografie

Cavallari

Il ritratto è una delle più diffuse espressioni artistiche nell’ambito soprattutto della pittura, ma anche della scultura, in tutte le epoche. Il ritratto è, in primo luogo, una descrizione del soggetto rappresentato, un tentativo di riportare in modo veritiero e naturale la sua fisionomia e le sue caratteristiche individuali. Con l’evolversi progressivo della ricerca artistica […]


  • Codice prodotto: HAND005

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DESCRIZIONE

Il ritratto è una delle più diffuse espressioni artistiche nell’ambito soprattutto della pittura, ma anche della scultura, in tutte le epoche. Il ritratto è, in primo luogo, una descrizione del soggetto rappresentato, un tentativo di riportare in modo veritiero e naturale la sua fisionomia e le sue caratteristiche individuali. Con l’evolversi progressivo della ricerca artistica alla descrizione fisionomica del soggetto si è affiancata anche quella psicologica. Pertanto il ritratto, nei secoli, è diventato anche un mezzo d’indagine introspettiva sul soggetto, sul suo carattere e il suo stato d’animo. Sono intervenuti, a favore di questo tipo d’indagine, i processi di astrazione portati dall’arte contemporanea.

In questa coppia di litografie possiamo ammirare la grandissima qualità dell’artista Alberto Cavallari anche nell’opera incisoria. Quel plasticismo, quell’esaltazione dei valori formali, che portavano alla deformazione espressiva della figura umana nella pittura, attraverso l’uso della linea grafica vengono accentuati ulteriormente. E così possiamo vedere come i soggetti assumano un aspetto quasi caricaturale in questo intenso sforzo di ricerca espressiva. Dal punto di vista formale notiamo una grandissima tecnica nel disegno. La linea riporta i tratti fisionomici, esagerati ed ingranditi, con estrema precisione.

Alberto Cavallari è nato a Bondeno nel 1928 ed è scomparso a Modena nel 2016. Sopravvissuto all’esperienza traumatica dei lager frequentò il liceo Dosso Dossi di Ferrara e si trasferì a Modena nel 1960, dove si dedicò completamente alla pittura. La sua ricerca, segnata dall’esperienza del lager, si focalizzò sulla figura umana, sofferente e deformata. Per alcuni anni collaborò con Carlo Rambaldi. Nel ’74 i comuni di Modena e Ferrara lo invitarono ad allestire una Antologica di grafica ‘Dai lager tedeschi al Delta del Po’, che ebbe grande successo. E’ stato sempre presente nelle maggiori manifestazioni collettive d’arte (più di 200). Ha allestito una cinquantina di mostre personali.


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