Dario Damato – Nel giardino dei Finzi Contini

Dario Damato – Nel giardino dei Finzi Contini

Damato Dario

  • Tecnica: Tecnica mista su tela

  • Codice prodotto: GDEC001

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DESCRIZIONE

L’opera è una composizione di genere astratto. Astrarre deriva dal termine latino “Abstrahere” che vuol dire estrarre, tirare fuori. Il procedimento di astrazione, infatti, consiste nell’eliminare gli aspetti particolari e individuali di un oggetto per ricavarne un concetto universale. Da Kandiskij a Mondrian, da Pollock a Mirò molti pittori hanno spinto al massimo il processo di astrazione nelle loro opere creando, paradossalmente, forme pure e colori puri che non esistono in natura o traducendo in immagini le loro emozioni e la loro istintualità. Il processo di astrazione intrapreso da Dario Damato ha in comune l’elemento geometrico con molti suoi illustri predecessori ma si evolve nel contaminare l’opera tramite diversi mezzi espressivi su diversi piani semantici. Emblematico è in questo caso il diretto riferimento al capolavoro letterario di Giorgio Bassani.

L’opera è molto significativa nel mostrarci la varietà di spunti e di stimoli che l’opera di Dario Damato è capace di esercitare sullo spettatore. A cominciare dalla struttura dell’opera che, a ben guardare, potrebbe essere interpretata come la rilettura di un trittico in chiave moderna. La composizione è ripartita in tre riquadri e, nella parte bassa, si ha una vera e propria predella, una striscia stretta che percorre tutta la lunghezza dell’opera. La tripartizione è costituita dalla presenza dei tre quadrati, elementi fondamentali nell’estetica di Damato, il quale si rifà ad un geometrismo essenziale, iconico e sacrale, che sicuramente ha dei punti di contatto con il Suprematismo di Malevic. Sotto i quadrati c’è il secondo livello di lettura, nella rappresentazione astratta del giardino, con un tocco morbido e leggero, che dà un riferimento visivo al tema dell’opera. Nella predella i livelli semantici si arricchiscono in una specie di mosaico multimediale: vi sono presenze concrete di ritratti fotografici insieme alla presenza segnica della parola scritta. Il tutto è legato da una sottile simbologia di rimandi e messaggi sottesi suggeriti attraverso diversi metodi di comunicazione. La compresenza di geometria e multimedialità è una delle caratteristiche principali dell’estetica “Verbo-visiva” di Dario Damato.

Dario Damato è stato un importante artista foggiano, nato nel 1937 e scomparso nel 2013. La sua produzione pittorica si divide in due correnti fondamentali. Una non figurativa, la quale si esplica in una rappresentazione astratta di figure geometriche con un’attitudine fortemente sacrale e simbolica. L’altra figurativa, invece, è incentrata su figure femminili misteriose e conturbanti la cui complessità è resa da un affascinante stile grafico. Fondamentale, in entrambi gli stili, è la presenza dell’elemento segnico e simbolico tanto che il suo fare artistico è stato definito pittura “Verbo-visiva”. Durante la sua carriera Damato ha avuto diversi scambi con artisti come Giorgio De Chirico e Renato Guttuso. Ha fondato l’Accademia di Belle Arti di Foggia di cui è stato direttore per molto tempo. Le opere di Dario Damato sono state esposte in oltre 200 mostre sia in Italia che all’estero.


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