Ennio Finzi – Il gioco degli occhi

Ennio Finzi – Il gioco degli occhi

Finzi Ennio

Il retro dell'opera presenta una prova effettuata dallo stesso artista, una progettazione del risultato finale.

  • Tecnica: Mista, Pastelli colorati e collage su cartoncino
  • Dimensione: 25x35

  • Certificato: Certificazione archivio
  • Codice prodotto: ARIP001

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DESCRIZIONE

Quando con la redazione del Manifesto Blanco, nel 1946, venne fondato il movimento spazialista, Ennio Finzi aveva quindici anni, per questo non potè entrare a far parte ufficialmente di quel gruppo di artisti. Tuttavia gran parte della ricerca di Finzi si è mossa sul solco delle teorie estetiche stilate da Lucio Fontana e dagli altri artisti spazialisti, in una produzione coerente ed originale. Lo Spazialismo si pone innanzitutto come una problematica relativa alla percezione dell’opera d’arte. Lo scopo del movimento è quello di superare definitivamente la superficie della tela per un’esperienza percettiva che coinvolga definitivamente lo Spazio. Da qui, dunque, il coinvolgimento di mezzi tecnici elettronici usati per la loro capacità di irradiare energia o l’uso di tecniche gestuali, come i buchi o i tagli, allo scopo di sfondare la superficie dell’opera e invaderla con l’accidentalità del reale. Nell’interpretazione di Ennio Finzi, invece, l’interazione tra opera e Spazio avviene essenzialmente tramite la musica. Per questo artista la percezione del colore coinvolge non solo la vista, ma anche l’udito, perché il colore ha un suono. Per questo gran parte delle opere di Finzi si configurano come una ricerca sul ritmo dato dal colore, con effetti distonici collegati anche alla musica atonale shoemberghiana o all’improvvisazione jazz.

In questa opera, nella sua ricerca ritmica sul colore Ennio Finzi si avvale di diversi media artistici. Innanzitutto viene sancito il carattere sostanzialmente ludico di questo lavoro che, già a partire dal titolo, viene definito gioco. Così Finzi sceglie dei media artistici che ci riportano a questa dimensione giocosa (il cartoncino, i pastelli, il collage), quasi a cercare una purezza infantile idonea a recepire i percorsi percettivi che l’artista vuole tracciare su questa opera. Infatti il gioco ritmico/cromatico viene innestato dal collage dei cartoncini colorati che già introducono, coerentemente con l’estetica spazialista, la terza dimensione ed un’invasione dello spazio reale nella loro concretezza. Ma l’iterazione con lo spazio viene individuata definitivamente dal pittore che traccia visibilmente le stimolazioni percettive irradiate dalla sinfonia musicale proposta dai colori. È un groviglio fatto di traiettorie e incroci che stimola direttamente il fruitore a partecipare al gioco percettivo proposto dall’artista, coinvolgendolo nel suo stesso spazio. In questo tracciamento Finzi si affida ad una gestualità concitata che ribadisce anche un suo legame con le correnti dell’Espressionismo Astratto. Dal punto di vista estetico l’opera ha un grande impatto proprio grazie alla capacità, innata in Ennio Finzi, di saper calibrare armonie e dissonanze nell’economia generale dell’opera. Una particolarità di questo lavoro, inoltre, consiste nel fatto che sul retro appare una bozza, una prova, di quello che doveva essere il risultato finale. È una testimonianza straordinaria del processo lavorativo di questo artista.

Ennio Finzi nasce a Venezia nel 1931. Ha cominciato ad esporre nel 1949 alla fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia dove nel 1956 ha tenuto la sua prima personale. Ha partecipato, su invito, nel 1959 e nel 2000, alla Quadriennale di Roma e nel 1986 alla XLII Biennale d’Arte di Venezia. Sono da ricordare, oltre alla mostra antologica del 1980 alla Bevilacqua La Masa di Venezia, l’esposizione alla Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Forti (Verona) e quella alla Galleria d’Arte Moderna Palazzo dei diamanti (Ferrara). Nel corso del 2002 è stata allestita a Roma e Spoleto una grande retrospettiva dal titolo: Ennio Finzi, Venezia e le avanguardie del dopoguerra. L’ultima importante esposizione personale si è tenuta nel corso del 2005 a Urbino nelle sale del Palazzo Ducale. Nel corso del 2006 e del 2007 assieme alle opere di Gino Morandis ha esposto a Praga, presso la Fondazione Manes, e a Napoli nelle sale di Palazzo Reale. Ha insegnato all’Accademia di Venezia, città in cui vive e lavora.


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