Enrico Baj – Generale

Enrico Baj – Generale

Baj Enrico

Opera venduta

I soggetti elaborati da Enrico Baj sono il risultato della meditazione su diverse tendenze dell’arte contemporanea ma hanno anche una forte valenza simbolica. Baj, soprattutto a partire dagli anni ’50, popola le sue opere di figure grottesche dai nomi strani. Sono i mali del mondo che l’artista interpreta in modo beffardo, ironico e grottesco. Sembrano […]

  • Tecnica: Mista arazzo ed assemblaggio
  • Dimensione: 18x24

  • Certificato: Verifica in corso
  • Codice prodotto: CPRE004

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DESCRIZIONE

I soggetti elaborati da Enrico Baj sono il risultato della meditazione su diverse tendenze dell’arte contemporanea ma hanno anche una forte valenza simbolica. Baj, soprattutto a partire dagli anni ’50, popola le sue opere di figure grottesche dai nomi strani. Sono i mali del mondo che l’artista interpreta in modo beffardo, ironico e grottesco. Sembrano quasi figure uscite da un affresco medievale, interpretate da Baj secondo una concezione moderna segnica e gestuale. In questo caso, tuttavia, Baj preferisce il materiale tessile ed oggetti di recupero al media pittorico, ricollegandosi alle poetiche dell’oggetto tipiche degli anni ’50-’60 del Novecento. Tutto ciò si concretizzò in un ritorno al ready-made di dadaista memoria con una nuova ondata di gruppi o movimenti che riproposero oggetti di uso quotidiano come opere d’arte.

L’ironia è una costante in tutta l’opera di Enrico Baj, tanto che la sue figure grottesche possono essere considerate un’evoluzione della dissacrazione dadaista. Questa opera risulta molto particolare, in quanto fa parte della serie in cui, per creare le sue figure deformi, Baj usa oggetti di riciclo, prodotti compiuti, appartenenti alla realtà tangibile. Essi, mediante un creativo assemblaggio, entrano nell’opera d’arte, mentre reciprocamente l’opera, tramite gli oggetti concreti, invade lo spazio reale dell’osservatore. Oltre a recuperare il concetto di ready-made c’è anche una connessione con i collage della fase sintetica del Cubismo, nel momento in cui gli oggetti scelti dall’artista vanno a formare una nuova figura, in linea con le poetiche dello stesso Baj. L’artista recupera vecchi distintivi, nappe di tendaggi e tappi di bottiglia, per dare vita ad uno dei suoi tipici generali grotteschi, simbolo dell’assurdità tragicomica della guerra. Il consueto sfondo ad arazzo, anche in questo caso, diviene un reale supporto ricamato.

L’opera è attribuita ad Enrico Baj Milano 1924 – Vergiate 2003. Dopo aver abbandonato la facoltà di Medicina inizia la sua carriera artistica formandosi all’Accademia di Brera. Nel 1951 fonda, insieme a Dangelo, il Movimento della Pittura Nucleare, il quale voleva distruggere tutti gli accademismi e rigenerare la pittura attraverso un linguaggio espressivo che utilizzava le tecniche di scrittura automatica del Surrealismo alla luce delle esperienza dell’Espressionismo Astratto Americano. L’opera di Baj, in particolare, risente dell’ironia dissacratoria del Dadaismo che lo induce ad usare il collage e i più svariati materiali e ad elaborare i suoi personaggi grotteschi.


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