Gino Romiti – Velieri

Gino Romiti – Velieri

Romiti Gino

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 48x23

  • Codice prodotto: ELUC003

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DESCRIZIONE

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo. Nella produzione pittorica del livornese Gino Romiti, risentendo molto della tradizione macchiaiola e post- macchiaiola, la descrizione del paesaggio vede la perfetta unione tra realismo descrittivo e resa impressionistica del dato sensibile.

Lo stile dell’artista Gino Romiti presenta una perfetta fusione tra realismo e una delicata resa impressionistica dei dati sensibili. Infatti da una parte l’artista procede ad una precisa descrizione della veduta in tutti i suoi particolari con un forte senso di una realtà paesaggistica schietta e connotata dalla quotidianità di un vissuto semplice. Dall’altra la sua raffinata tecnica pittorica gli permette di trasferire sulla tela un senso di immediatezza, grazie ad una pennellata rapida e carica di vibrazioni atmosferiche. La luce così si riverbera sugli oggetti, ma senza interferire con la descrizione puntuale della realtà. Tutta la veduta risulta connotata, dunque, da una luminosità chiara che si palesa, per contrasto, nel gioco delle ombre. È finalizzato a questo scopo anche l’uso di una tavolozza dai colori tenui e delicati.

Gino Romiti (Livorno, 1881-1967). La sua formazione avviene nello studio del maestro Guglielmo Micheli, riceve delle indicazioni da Giovanni Fattori e diventa amico di Modigliani. Temi cari all’artista sono le pinete dell’Ardenza, vicino a Livorno, giardini, fiori, strade di campagna e il fondo marino. Nel 1903, nel 1913, nel 1924, nel 1952 partecipa alla Biennale di Venezia, nel 1914 all’Internazionale di Roma. Nel 1920 insieme ad altri artisti livornesi fonda il “Gruppo Labronico” di cui sarà presidente dal 1943 al 1962. Nel 1926 e 1927 è presente all’Ottantesima Esposizine Nazionale di Palazzo Pitti a Firenze.


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