Giulio Ruffini – Natura morta

Giulio Ruffini – Natura morta

Ruffini Giulio

  • Tecnica: olio su tela
  • Dimensione: 50x60

  • Certificato: presente
  • Codice prodotto: MCAL001

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DESCRIZIONE

Il genere della “Natura Morta” vede la luce agli inizi del XVII secolo. Consiste nella rappresentazione di composizioni di soggetti inanimati, nella maggior parte dei casi fiori o frutta. Se all’inizio della sua storia era un’occasione per i pittori per cimentarsi in una riproduzione naturalistica o fotografica della realtà, con l’arte contemporanea la “Natura Morta” diventa anche un modo di interpretare la realtà. Infatti, come accadrà per esempio nell’avanguardia cubista o in Giorgio Morandi, la ricerca profonda sugli oggetti verrà finalizzata ad una rappresentazione concettuale, portata oltre il semplice dato sensibile. Nel caso della presente opera l’artista propone il soggetto della natura morta marina, ovvero una composizione in cui, invece dei frutti, prevalgono elementi di fauna marina, spesso collocati in riva al mare. Un pittore famoso nell’esecuzione di questo tipo di soggetti fu, ad esempio, Filippo De Pisis.

Accostato fin dall’inizio della sua carriera alle estetiche neorealiste Giulio Ruffini è un artista per il quale è fondamentale la registrazione dei dati sensibili dal vero. Lo possiamo percepire soprattutto nelle nature morte come la presente opera, dove Ruffini mostra una spiccata sensibilità realista nella riproduzione degli oggetti in un paesaggio plausibile. Infatti, mentre nei nudi femminili realizzati da questo pittore prevale la deformazione espressionista e l’inserimento del soggetto in uno spazio complesso e non univoco, nelle nature morte Ruffini preferisce focalizzare la sua maniera pittorica su un’interpretazione esistenziale degli oggetti. Essi, pur in una rappresentazione veritiera, risultano frementi di profonde vibrazioni. Ciò è dovuto alla indubbia qualità della stesura pittorica di Ruffini, tutta basata sul colore e che presenta un elevato grado di sintesi ed immediatezza. Questa interpretazione esistenziale della natura morta, congiunta all’ambientazione solitaria della marina, concede all’opera delle sfumature metafisiche anche se Ruffini rifugge da un plasticismo illusorio alla De Chirico, protendendo piuttosto per una poetica della memoria come De Pisis.

Giulio Ruffini è nato a Villanova di Bagnacavallo nel 1921 ed è scomparso a Ravenna nel 2011. La sua attività artistica vera e propria inizia nel secondo dopoguerra e ottiene ben presto riconoscimenti: vince il Premio Diomira di Milano (1951) e il Premio Suzzara (1952) con opere di impegno sociale che lo assimilano al filone neorealista. Nel 1954 allestisce la sua prima personale a Bologna ed è presente alla Biennale di Venezia. Nel 1955 partecipa alla Quadriennale di Roma ed è premiato alla “Mostra della Resistenza” di Ferrara. Nel 1967 partecipa per la prima volta al Premio Campigna di Santa Sofia e l’anno successivo Raffaele De Grada cura la sua prima grande monografia. Dalla fine degli anni Sessanta Ruffini torna decisamente a opere figurative abbandonando estremizzazioni espressionistiche e affidando alle sue immagini valori simbolici e allegorici: tra realtà e memoria. Mostre antologiche vengono allestite nel 1974 a Faenza, a Lugo e ad Alfonsine nel 1988 e nel 1997 a Ravenna.


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