Giacomo Manzu – La pastorale

Giacomo Manzu – La pastorale

Manzu Giacomo

  • Tecnica: medaglia argento
  • Dimensione: 20.5

  • Certificato: verifica in corso
  • Codice prodotto: AVAC001

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DESCRIZIONE

Il soggetto di questa scultura di Giacomo Manzù ha dei precisi riferimenti simbolici religiosi. La figura del pastore è, fin dall’epoca paleocristiana, un’immagine di Cristo (il cosiddetto “Buon pastore”). La rappresentazione di una colomba con il ramoscello d’ulivo assume, invece, la precisa connotazione simbolica di un auspicio di pace fra tutti i popoli del mondo. La simbologia deriva dall’episodio biblico della colomba che, recando a Noè un ramoscello di ulivo, gli indicò la fine del diluvio universale.

La scultura è tipica della produzione dello scultore Giacomo Manzù, un artista la cui ricerca è stata plasmata nel generale clima di “ritorno all’ordine” che ha caratterizzato l’arte contemporanea italiana nel secondo dopoguerra. In ambito scultoreo, come possiamo apprezzare anche nell’opera di altri importanti esponenti come Marino Marini o Arturo Martini, ciò ha conciso con un’esaltazione dei valori plastici. E così questa rappresentazione della Pastorale si distingue proprio per quell’esaltazione del plasticismo che connota la ricerca di Manzù. Un plasticismo gonfio, ispirato a delle forme arrotondate e la cui essenzialità fa riferimento anche ad un gusto aperto alle influenze dell’architettura e del design. E così il soggetto viene realizzato tramite delle linee nette, geometriche e razionali, dove alla connotazione dei dati sensibili si sostituisce un essenzialità, asciutta e lucida, che identifica il valore estetico dell’opera proprio nell’espansione e nell’equilibrio dei suoi volumi. Anche in questa ricerca, divisa tra plasticismo ed essenzialità espressiva, tuttavia, non possiamo fare a meno di sottolineare l’abilità tecnica di un maestro come Giacomo Manzù nel dare forma ad una figura viva, grazie ad una materia scultorea dinamica e vibrante.

Giacomo Manzù è lo pseudonimo di Giacomo Manzoni, scultore nato a Bergamo nel 1908 e scomparso a Roma nel 1991. Dopo un breve soggiorno a Parigi, nel 1929 si trasferisce a Milano, dove partecipa a una mostra presso la galleria il Milione. Alcuni suoi lavori vengono esposti prima alla Triennale di Milano del 1933 e poi alla galleria ‘Cometa’ di Roma. Nel 1940 ottiene la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, ma ben presto si sposta a Torino e inizia a insegnare scultura all’Accademia Albertina. Nel 1943 il suo nudo Francesca Blanc vince il premio della Quadriennale di Roma. Finita la guerra torna a insegnare, prima all’Accademia di Brera, fino al 1954, e poi a Salisburgo, fino al 1960. Lavora alla realizzazione di diverse porte monumentali: la Porta della Morte per la Basilica di San Pietro in Vaticano (1964), la Porta dell’Amore per il Duomo di Salisburgo (1955 – 1958), e la Porta della Pace e della Guerra per la chiesa di Saint Laurens a Rotterdam (1965 – 1968). Nel 1979 dona la sua intera collezione allo stato italiano. Del 1989 è la sua ultima grande opera, una scultura in bronzo alta 6 metri posta di fronte alla sede dell’ONU a New York.


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