Gianni Brusamolino – Senza titolo

Gianni Brusamolino – Senza titolo

Brusamolino Gianni

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 54x29
  • Anno: 1957

  • Codice prodotto: SNUSS001

Visualizzazioni 409

DESCRIZIONE

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

L’opera è un chiaro esempio di paesaggio espressionista. La realtà viene interpretata in modo estremamente sintetico, con un esercizio di riduzione quasi brutale. La superficie è completamente bidimensionale, senza concedere nulla alla profondità spaziale. Le pennellate delineano le forme in maniera molto istintiva e nervosa. Il colore è usato secondo un’interpretazione emotiva e spirituale, quasi senza connessione con la realtà. Entrando ancora di più nello specifico possiamo constatare come Gianni Brusamolino descriva la vegetazione con una serie di segni pittorici quasi gestuali: la stesura del colore è densa e materica, in un impasto corposo e dinamico di tonalità accese.

Gianni Brusamolino è nato a Cassano d’Adda nel 1928. Nel 1947 vince il primo premio di pittura e l’anno successivo quello di disegno in due concorsi indetti dal Ministero della Cultura a Roma. Negli stessi anni si stabilisce a Milano e si iscrive a Brera. Qui segue i corsi di Carlo Carrà, Marino Marini ed è attivo nella vita artistica milanese. Nel 1953 arriva la prima mostra personale a tema alla Galleria Schettini. Tra gli anni ’50 e gli anni ’70 la carriera di Gianni Brusamolino si divide tra Italia e Francia, dove instaura una proficua collaborazione con Paul Richard. Sempre negli anni ’70 progetta in collaborazione con Alberto Veca il manifesto teorico “Per una determinazione di spazio plastico”. Nel 1983 è invitato a tenere una mostra al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Negli anni Novanta continua a lavorare contemporaneamente alla pittura e alla scultura, sui temi “Lungo Suono”, “Tra-Perari” (sculture) e “Guardiani-Guerrieri” (pittura e scultura). Nel 1994 arriva la prima grande rassegna antologica all’Angelicum di Milano.


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