Gino De Dominicis – Senza titolo – MBEL001

Gino De Dominicis – Senza titolo – MBEL001

De Dominicis Gino

L’opera, archiviata dalla Fondazione Gino De Dominicis e corredata da un documento a firma del presidente Vittorio Sgarbi, è davvero molto interessante, in quanto presenta una serie di temi ricorrenti nell’opera di questa artista nel periodo compreso tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70. La figura di De Dominicis vuole sottrarsi a […]

  • Tecnica: Tecnica mista su carta riportata su tavola
  • Dimensione: 114x94
  • Anno: 1960

  • Codice prodotto: MBEL001

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DESCRIZIONE

L’opera, archiviata dalla Fondazione Gino De Dominicis e corredata da un documento a firma del presidente Vittorio Sgarbi, è davvero molto interessante, in quanto presenta una serie di temi ricorrenti nell’opera di questa artista nel periodo compreso tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70. La figura di De Dominicis vuole sottrarsi a qualsiasi catalogazione o definizione di stile, per questo le sue opere mostrano sempre una complessità e varietà di temi. La figura principale di questo dipinto, la quale sembra avere fattezze umane, può essere identificata con Gilgamesh, la divinità sumera che appare più volte nei lavori di De Dominicis, come emblema di un sistema di pensiero radicato nella storia e nelle teorie occulte. Gilgamesh, divinità creatrice del mondo, è l’emblema dell’arte come atto creativo. Ma in fondo questo atto creativo da parte dell’artista, per De Dominicis, è solo una pratica illusoria. Per questo egli stesso si considera come un prestigiatore, un illusionista, ed il suo autoritratto compare in basso a destra su delle carte da gioco. È un paradosso tipico di De Dominicis il quale, mentre associa la sua figura al dio creatore Gilgamesh, dichiara che tutta la pratica artistica non è nient’altro che illusione. Ma forse la forma stessa delle cose è illusione essa stessa, per questo motivo l’artista traccia sulla superficie dell’opera i perimetri circolari di cilindri invisibili, prova dell’impossibilità di rappresentare la vera essenza delle cose, anche a causa della loro stessa natura inafferrabile. Altra figura topica è quella di Urvasi, la dea indiana della bellezza, che compare in basso a sinistra.

La grande complessità che caratterizza le opere di Gino De Dominicis dal punto di vista iconografico, trova un preciso corrispettivo anche da un punto di vista formale, nell’uso nello stesso dipinto di una varietà di stili e di linguaggi. E così possiamo constatare come in questo dipinto, davvero significativo, ad una pratica artistica gestuale, che si nutre delle estetiche tipiche della fine degli anni ’60 che guardavano all’Espressionismo Astratto americano, l’artista coniughi anche un recupero dei concetti cubisti della molteplicità delle prospettive e dei punti di vista. In poche parole, ad un linguaggio di tipo informale l’artista unisce la concretezza e la staticità del cubismo, confermando il carattere paradossale ed inafferrabile del suo fare pittorico. Anche la tavolozza, caratterizzata da tonalità molto forti ed aggressive, è tipica della prima fase della produzione di De Dominicis.

Gino De Dominicis nasce nel 1947 ad Ancona. Si forma all’istituto anconetano, seguendo le lezioni di Edgardo Mannucci. Espone per la prima volta in una galleria della sua città natale a diciassette anni, nel 1964. Viaggia per un lungo periodo, stabilendosi poi a Roma, dove nel 1969 espone delle opere create negli anni precedenti e pubblica lo scritto Lettera sull’immortalità del corpo. La sua ricerca artistica può essere suddivisa in due fasi: la prima, solitamente definita concettuale, databile tra la fine degli anni ‘60 e la fine degli anni ‘70, mentre la successiva, più pittorica e figurativa, prosegue da allora alla morte di De Dominicis. Controverso protagonista dell’arte italiana del secondo dopoguerra, ha utilizzato diverse tecniche e si è definito pittore, scultore, filosofo e architetto. Il suo lavoro tende a rendersi indipendente sia dalle mode che dai gruppi della neoavanguardia. Dunque, non è inquadrabile in una precisa corrente artistica: né nell’Arte Povera, né nella Transavanguardia, né nell’Arte Concettuale, che respinse irridendola.


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