Giorgio Dario Paolucci – Figura

Giorgio Dario Paolucci – Figura

Paolucci Giorgio Dario

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 56x46
  • Anno: 1941

  • Certificato: Certificato sul retro
  • Codice prodotto: CFIO003

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DESCRIZIONE

Il ritratto è una delle più diffuse espressioni artistiche nell’ambito soprattutto della pittura, ma anche della scultura, in tutte le epoche. Il ritratto è, in primo luogo, una descrizione del soggetto rappresentato, un tentativo di riportare in modo veritiero e naturale la sua fisionomia e le sue caratteristiche individuali. Con l’evolversi progressivo della ricerca artistica alla descrizione fisionomica del soggetto si è affiancata anche quella psicologica. Pertanto il ritratto, nei secoli, è diventato anche un mezzo d’indagine introspettiva sul soggetto, sul suo carattere e il suo stato d’animo. Sono intervenuti, a favore di questo tipo d’indagine, i processi di astrazione portati dall’arte contemporanea.

Lo stile del pittore Giorgio Dario Paolucci, in gran parte delle sue opere, si caratterizza per l’elaborazione di un linguaggio fortemente espressionista. L’artista vuole andare oltre ciò che viene percepito dai sensi per estrapolare la vera essenza della realtà e comunicarla sulla tela in modo concitato e drammatico. Per questo, tramite la stesura del colore, egli sviluppa un elevato processo di sintesi che riduce i soggetti a strati pittorici, densi e materici, nei quali protagonista è anche l’emotività del pittore, trasmessa attraverso la sua gestualità brutale. Gestualità che si esprime anche in una semplificazione estrema della fisionomia e nell’uso di una semplice linea nera per delineare i volumi. Tutti questi elementi insieme costituiscono la potenza espressionistica del fare pittorico di Paolucci che si fonda su una volontaria regressione dell’immagine pittorica ad uno stato grezzo esemplificato anche dalla accidentalità della materia in rilievo.

Giorgio Dario Paolucci è nato a Venezia nel 1926 ed è scomparso ad Asolo nel 2019. Spronato anche da De Pisis, lascia gli studi scientifici e si dedica alla pittura da autodidatta. Espone per la prima volta alla Galleria Ongania e vince il Premio Bevilacqua La Masa non ancora venticinquenne. Molti i riconoscimenti, dalla Biennale di Venezia alla Quadriennale di Roma. Definito “il pittore solitario”, refrattario alle formule e alle correnti, segue il temperamento artistico espressionista di Gino Rossi dando forza ai suoi volti contadini.


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