Giuseppe Bernardino Bison (attribuzione) – Ruderi

Giuseppe Bernardino Bison (attribuzione) – Ruderi

Bernardino Bison Giuseppe

L’opera è stata attribuita a Giuseppe Bernardino Bison il quale può essere considerato un continuatore della tradizione del Vedutismo. Il Vedutismo nacque nel XVIII secolo e si sviluppò soprattutto a Venezia. I vedutisti si proponevano di rappresentare un paesaggio in maniera oggettiva e scientifica, ponendolo come protagonista dell’opera. Fondamentalmente esistono due tipi di vedute, quella […]

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 15x20
  • Anno: 700'

  • Codice prodotto: GGAB002

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DESCRIZIONE

L’opera è stata attribuita a Giuseppe Bernardino Bison il quale può essere considerato un continuatore della tradizione del Vedutismo. Il Vedutismo nacque nel XVIII secolo e si sviluppò soprattutto a Venezia. I vedutisti si proponevano di rappresentare un paesaggio in maniera oggettiva e scientifica, ponendolo come protagonista dell’opera. Fondamentalmente esistono due tipi di vedute, quella realistica, ripresa tale e quale dalla realtà, ed il “capriccio”, una veduta di fantasia inventata dal pittore. Nel caso di questa opera il soggetto è ispirato ad una veduta, romantica e pittoresca, che unisce la suggestione dei ruderi ad un’edenica scena pastorale.

L’opera, accostata a Giuseppe Bernardino Bison, ha un carattere più bozzettistico rispetto alla produzione ufficiale dell’artista friulano. Questa attribuzione, dunque, ci mostrerebbe un lato insolito di Bison, più spontaneo ed istintivo, rispetto alle sue composizioni equilibrate e razionali. Il tratto con cui viene rappresentata questa piccola scena del mondo pastorale è rapido e le forme prendono vita con pochi tocchi veloci. C’è, in poche parole, un prevalente carattere impressionistico che indica la volontà di realizzare un’opera nel pieno rispetto della tradizione tonalista veneta. Il colore, infatti, è predominante, sia nella descrizione dello spazio, tramite variazioni sottilissime, che nella registrazione di tutte le vibrazioni luminose.

L’opera in oggetto è stata attribuita a Giuseppe Bernardino Bison (Palmanova, 1762 – Milano, 1844). Dopo il trasferimento con la famiglia a Brescia, studia disegno presso il pittore Gerolamo Romani, per poi trasferirsi, sempre con la famiglia, a Venezia. Nella città lagunare, studia con il professore di figura Costantino Sedini (Cedini). A Venezia stringe amicizia con l’architetto Giannantonio Selva, tanto da seguirlo nel 1787 a Ferrara e ricevendone l’incarico di decorare palazzo Bottoni. Nello stesso anno Giuseppe Bernardino Bison è documentato anche a Padova al seguito dello scenografo Antonio Mauro, dal quale mutuerà l’interesse per le architetture classiche dipinte da Antonio Visentini e con il quale collabora alla realizzazione del teatro dei marchesi Obizzi. Sempre in Padova è documentata nel, 1792, la decorazione di Palazzo Maffetti-Manzoni in cui ormai si affermerà l’aderenza ad un repertorio classicista contaminato da reminiscenze settecentesche e, dopo il 1793, sarà operativo nel trevigiano, ove affrescherà la volta della Chiesa di Sant’Andrea a Venegazzù, l’oratorio di villa Bragadin a Ceggia e le decorazioni nelle ville, Raspi di Lancenigo e Spineda a Breda di Piave.


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