Gregorio Sciltian – Betsabea

Gregorio Sciltian – Betsabea

Sciltian Gregorio

Betsabea è un personaggio dell’Antico Testamento. Le scritture narrano che il re Davide se ne invaghì scorgendola al bagno mentre passeggiava nel suo palazzo, a tal punto che per farla suo provocò la morte del marito Uria. L’iconografia della Betsabea è piuttosto diffusa nella pittura italiana, soprattutto quella veneta del Cinquecento in cui uno dei […]

  • Tecnica: Multiplo
  • Dimensione: 60x90
  • Anno: XX Secolo

  • Certificato: In allegato certificazione firmata da Elena Sciltian
  • Stato di conservazione: Ottimo
  • Tiratura: 243/690
  • Codice prodotto: MPER003

Visualizzazioni 1515

DESCRIZIONE

Betsabea è un personaggio dell’Antico Testamento. Le scritture narrano che il re Davide se ne invaghì scorgendola al bagno mentre passeggiava nel suo palazzo, a tal punto che per farla suo provocò la morte del marito Uria. L’iconografia della Betsabea è piuttosto diffusa nella pittura italiana, soprattutto quella veneta del Cinquecento in cui uno dei soggetti preferiti è il nudo femminile. La Betsabea viene sempre rappresentata al bagno o, come in questa interpretazione più moderna di Sciltian, intenta in operazioni di toelettatura aiutata da una serva.

Lo stile di Gregorio Sciltian punta fortemente sull’esaltazione dei valori plastici degli oggetti. Il pittore esalta i volumi, li enfatizza con il disegno e li fa risaltare con un’illuminazione omogenea di tutta la composizione. In questo modo le superfici è come se fossero fatte di un qualche materiale prezioso e lucido. Sciltian, proprio ai fini di un’esaltazione totale del plasticismo, elimina qualsiasi effetto pittorico arrivando ad uno stile che si può dire iperrealista, in cui però gioca un ruolo fondamentale anche lo studio del Caravaggismo e dei pittori fiamminghi.

Gregorio Sciltian, italianizzazione di Grigorij Ivanovič Šiltjan (Rostov, 1900 – Roma,1985), è stato un pittore armeno. Nel 1919 a seguito della Rivoluzione d’ottobre lascia la Russia e si stabilisce a Costantinopoli. Il suo stile viene formandosi negli anni Venti, quando ritorna alla figurazione classica, studiando all’Accademia e nei Musei di Vienna le opere del Rinascimento italiano. Nel 1923 si trasferisce in Italia; apre uno studio a Roma e partecipa alla II Biennale romana nel ’25. Roberto Longhi presenta la sua personale alla casa d’arte Bragaglia. Il critico fa il punto sulla peculiarità di una pittura che recupera la tradizione caravaggesca e fiamminga con un realismo di impressionante fedeltà fotografica: una perfezione lenticolare raggiunta con una materia dalla cromìa compatta e tecnica mutuata dalla pittura antica.


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