Gregorio Sciltian – La velata

Gregorio Sciltian – La velata

Sciltian Gregorio

Da sempre la figura umana è stata al centro della ricerca artistica. Fin dall’età classica la resa naturalistica dell’anatomia umana è stata uno degli obiettivi principali di pittori e scultori di tutti tempi. La rappresentazione del nudo è la massima espressione di questa aspirazione, trasversale a tutte le epoche e a tutte le correnti stilistiche. […]

  • Tecnica: Riproduzione
  • Dimensione: 70x55
  • Anno: 1979

  • Certificato: Certificazione edizioni TREC in allegato
  • Stato di conservazione: Ottimo
  • Tiratura: II/CXI
  • Codice prodotto: AMOR004

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DESCRIZIONE

Da sempre la figura umana è stata al centro della ricerca artistica. Fin dall’età classica la resa naturalistica dell’anatomia umana è stata uno degli obiettivi principali di pittori e scultori di tutti tempi. La rappresentazione del nudo è la massima espressione di questa aspirazione, trasversale a tutte le epoche e a tutte le correnti stilistiche. Infatti oltre alle interpretazioni naturalistiche, proprie del Rinascimento e dei vari classicismi, che mirano ad una rappresentazione veritiera e dettagliata del corpo umano, il nudo è stato protagonista anche all’interno delle nuove concezioni estetiche portate dalle avanguardie storiche, come nel cubismo, nell’espressionismo e nel surrealismo.

Lo stile di Gregorio Sciltian punta fortemente sull’esaltazione dei valori plastici degli oggetti. Il pittore esalta i volumi, li enfatizza con il disegno e li fa risaltare con un’illuminazione omogenea di tutta la composizione. In questo modo le superfici è come se fossero fatte di un qualche materiale prezioso e lucido. Sciltian, proprio ai fini di un’esaltazione totale del plasticismo, elimina qualsiasi effetto pittorico arrivando ad uno stile che si può dire iperrealista, in cui però giocano un ruolo fondamentale anche lo studio del Caravaggismo e dei pittori fiamminghi.

Gregorio Sciltian, italianizzazione di Grigorij Ivanovič Šiltjan (Rostov, 1900 – Roma,1985), è stato un pittore armeno. Nel 1919 a seguito della Rivoluzione d’ottobre lascia la Russia e si stabilisce a Costantinopoli. Il suo stile viene formandosi negli anni Venti, quando ritorna alla figurazione classica, studiando all’Accademia e nei Musei di Vienna le opere del Rinascimento italiano. Nel 1923 si trasferisce in Italia; apre uno studio a Roma e partecipa alla II Biennale romana nel ’25. Roberto Longhi presenta la sua personale alla casa d’arte Bragaglia. Il critico fa il punto sulla peculiarità di una pittura che recupera la tradizione caravaggesca e fiamminga con un realismo di impressionante fedeltà fotografica: una perfezione lenticolare raggiunta con una materia dalla cromìa compatta e tecnica mutuata dalla pittura antica.


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