Gregorio Sciltian- Le due età

Gregorio Sciltian- Le due età

Sciltian Gregorio

L’iconografia di questo quadro ha sicuramente dei valori allegorici e può essere definita, in qualche modo, simbolista proprio per la sua allusione a significati sottesi. E’ un tipo di soggetto che può essere ricollegato al linguaggio artistico di pittori di fine Ottocento come Moreau, Bocklin o Puvis des Chavannes, che pur usando un linguaggio sostanzialmente […]

  • Tecnica: Multiplo
  • Dimensione: 55x70
  • Anno: XX Secolo

  • Certificato: In allegato certificazione firmata da Elena Sciltian
  • Stato di conservazione: Ottimo
  • Tiratura: 110/690
  • Codice prodotto: MPER001

Visualizzazioni 997

DESCRIZIONE

L’iconografia di questo quadro ha sicuramente dei valori allegorici e può essere definita, in qualche modo, simbolista proprio per la sua allusione a significati sottesi. E’ un tipo di soggetto che può essere ricollegato al linguaggio artistico di pittori di fine Ottocento come Moreau, Bocklin o Puvis des Chavannes, che pur usando un linguaggio sostanzialmente figurativo elaboravano iconografie intellettualmente complesse, piene di riferimenti simbolici e allegorici.

Lo stile di Gregorio Sciltian punta fortemente sull’esaltazione dei valori plastici degli oggetti. Il pittore esalta i volumi, li enfatizza con il disegno e li fa risaltare con l’illuminazione omogenea di tutta la composizione. In questo modo le superfici è come se fossero fatte di un qualche materiale prezioso e lucido. Sciltian, proprio ai fini di un’esaltazione totale del plasticismo, elimina qualsiasi effetto pittorico arrivando ad uno stile che si può dire iperrealista, in cui però gioca un ruolo fondamentale anche lo studio del Caravaggismo e dei pittori fiamminghi.

Gregorio Sciltian, italianizzazione di Grigorij Ivanovič Šiltjan (Rostov, 1900 – Roma,1985), è stato un pittore armeno. Nel 1919 a seguito della Rivoluzione d’ottobre lascia la Russia e si stabilisce a Costantinopoli. Il suo stile viene formandosi negli anni Venti, quando ritorna alla figurazione classica, studiando all’Accademia e nei Musei di Vienna le opere del Rinascimento italiano. Nel 1923 si trasferisce in Italia; apre uno studio a Roma e partecipa alla II Biennale romana nel ’25. Roberto Longhi presenta la sua personale alla casa d’arte Bragaglia. Il critico fa il punto sulla peculiarità di una pittura che recupera la tradizione caravaggesca e fiamminga con un realismo di impressionante fedeltà fotografica: una perfezione lenticolare raggiunta con una materia dalla cromìa compatta e tecnica mutuata dalla pittura antica.


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