Jacob Symonsz Pynas – Paesaggio con architetture e storia di Mercurio e Erse

Jacob Symonsz Pynas – Paesaggio con architetture e storia di Mercurio e Erse

Pynas Jacob Simonsz

L’opera fa parte di una serie dedicata al mito amoroso di Mercurio ed Erse. La leggenda narra che il dio vide la fanciulla durante una processione e se ne innamorò perdutamente. Allora Mercurio convinse una delle due sorelle di Erse, Aglauro, a farlo entrare segretamente nella stanza delle donna amata in cambio di oro. Aglauro […]

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 50x65,5

  • Codice prodotto: FBUS002

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DESCRIZIONE

L’opera fa parte di una serie dedicata al mito amoroso di Mercurio ed Erse. La leggenda narra che il dio vide la fanciulla durante una processione e se ne innamorò perdutamente. Allora Mercurio convinse una delle due sorelle di Erse, Aglauro, a farlo entrare segretamente nella stanza delle donna amata in cambio di oro. Aglauro accettò l’oro, ma colta da invidia si rifiutò di rispettare i patti ma venne punita dall’ira di Mercurio che la trasformò in una statua di pietra. Il mito è stato sviluppato nelle Metamorfosi di Ovidio con numerosi episodi collaterali, ma vi sono diverse versioni della storia che coinvolgono anche le due sorelle Aglauro e Pandroso. Nello specifico l’opera in oggetto mostra le tre sorelle mentre raccolgono dei frutti. In generale i cicli sugli “Amori degli dei” trovarono sviluppo soprattutto a partire dal XVI secolo, in particolare tra gli artisti del manierismo, che alla ricerca di temi sempre originali ed inusuali ricavarono diversi soggetti dalle Metamorfosi. In seguito, nell’ambito delle correnti classiciste seicentesche, tali episodi mitologici vennero ripresi in ambientazioni paesaggistiche idilliache, consone al clima arcadico della coeva letteratura. L’opera è stata attribuita a Jacob Symonsz Pynas, pittore olandese autore di un ciclo dedicato alle storie di Mercurio ed Erse.

L’opera è un perfetto e meraviglioso esempio di classicismo seicentesco, o meglio di quella particolare corrente pittorica che vedeva l’unione profondamente idealizzata tra tematica dotta mitologica e un paesaggismo idilliaco. Corrente di cui Roma fu un centro propulsore e di cui furono massimi esponenti pittori stranieri trasferitisi nella capitale come Nicolas Poussin o Adam Elsheimer. La formula, che vediamo esplicata anche in questa opera, consiste nell’ambientare l’episodio mitologico in un’ampia cornice paesaggistica, nella quale i personaggi, di piccole dimensioni, si muovono in una natura idealizzata, costellata di architetture di gusto classico. Tutta la composizione, in pieno spirito classicista, rispecchia principi di armonia, equilibro e chiarezza. Straordinaria è, inoltre, l’esecuzione del dipinto, impostato su una perfetta resa naturalistica. Tutti gli elementi del paesaggio riportano con efficacia i dati sensibili che si inseriscono nello spazio con grande coerenza, grazie all’unità tonale dell’opera.

L’opera è stata attribuita a Jacob Symonsz Pynas, pittore olandese nato a Haarlem intorno al 1592 e scomparso dopo il 1656. Fondamentale, per la formazione del suo linguaggio pittorico classicista e paesaggista, fu il viaggio in Italia insieme al fratello Jan durante il quale entrò sicuramente in contatto con Adam Elsheimer. Tornato in Olanda lavorò soprattutto a Deft all’Aia e ad Amsterdam, dove ebbe come allievo il giovane Rembrandt.


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