Mario Bocchini – Terra del sud

Mario Bocchini – Terra del sud

Bocchini Mario

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con […]

  • Tecnica: olio su tela
  • Dimensione: 70x90
  • Anno: 1965

  • Certificato: non presente
  • Codice prodotto: FFRA005

Visualizzazioni 486

DESCRIZIONE

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo. L’artista Mario Bocchini si distingue per una produzione paesaggistica molto originale, dove la sua poetica, profondamente esistenzialista, si distingue già nella scelta dei soggetti: relitti, rottami, periferie e barche squarciate sono i temi più ricorrenti nella sua pittura

L’opera è un chiaro esempio di veduta paesaggistica espressionista ed astratta. La natura viene interpretata in modo estremamente sintetico, con un esercizio di riduzione che si potrebbe definire quasi brutale, se non fosse che tutto, nella produzione pittorica di Mario Bocchini, assume un aspetto etereo e leggerissimo. La superficie è completamente bidimensionale, senza concedere nulla alla profondità spaziale. Le pennellate delineano gli elementi del paesaggio tramite velature trasparenti che si sovrappongono senza soluzione di continuità. Il colore è usato secondo un’interpretazione decisamente emotiva e spirituale, senza alcuna connessione con la realtà. L’opera risulta, dunque, molto significativa della concezione dell’artista Mario Bocchini sulla pittura di paesaggio. La natura, per questo pittore della scuola cesenate, assume una veste compiutamente esistenziale, trasfigurata dal suo gesto pittorico espressionista, astratto e minimale.

Mario Bocchini è stato un pittore di Cesena, nato nel 1927 e scomparso nel 1999. Dopo avere brevemente frequentato l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, Mario Bocchini si dedica autonomamente a studi dal vero prediligendo temi estratti dal mondo popolare e agricolo romagnolo. Nel 1956 si inserisce nel gruppo neorealista cesenate capeggiato da Alberto Sughi e Giovanni Cappelli e in ambiente bolognese ha per riferimento Aldo Borgonzoni. Nel 1960 si trasferisce a Milano dove ha per maestro Mario Sironi che non poco deve avere contribuito alle cupe, quasi tragiche, espressioni di disagio esistenziale che caratterizzano le opere della prima maturità di Bocchini. Successivamente il suo linguaggio artistico è approdato a sintesi astratto-espressioniste che sono state esposte in Israele, in Jugoslavia, a New York, in Uruguay, a Mosca e in molte città italiane. Mario Bocchini ha ottenuto in carriera numerosi riconoscimento ed ha partecipato anche al Premio Valbruna.


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