Dino Migliorini – Senza titolo

Dino Migliorini – Senza titolo

Migliorini

Dino Migliorini è un pittore toscano, nato nel 1907 a San Donato in Collina in provincia di Firenze. Sin da giovane scopre la sua vocazione per la pittura, dato che era di un’umile famiglia i primi studi li può svolgere anche grazie al sostegno della contessa Giulia Corinaldi Padua. A soli 17 anno decide di […]

  • Tecnica: Olio su masonite
  • Dimensione: 70x50

  • Codice prodotto: CGAG010

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DESCRIZIONE

Questo paesaggio, dai colori tenui e le pennellate veloci, è tipico per l’espressione pittorica di Dino Migliorini. Infatti la rappresentazione del paesaggio lo accompagna per tutta la vita, ma di volta in volta, lungo il suo percorso, a secondo degli influssi che subisce dalle persone che incontra e luoghi che visita, riesce continuamente a reinventarsi. Questo quadro probabilmente fa parte della produzione degli anni Settanta o Ottanta, dove la pennellata si fa più concettuale e intellettuale, dato che scompone le singole pennellate in tratti colorati che acquistano il loro senso d’insieme grazie al sapiente accostamento cromatico. Ci presenta una stradina di campagna, probabilmente uno scorcio della Valdelsa. Grazie alla strada curvata e l’impossibilità di vedere cosa si trova dietro l’angolo è come se volesse invitarci ad intraprendere la strada insieme a lui, dandoci così la possibilità di immergerci nel dipinto.

Dino Migliori è uno dei maggiori esponenti della pittura paesaggistica del Novecento che sa reinventarsi di volta in volta in base a nuovi impulso e contatti. Un’accurata analisi di questo suo percorso lo troviamo nella mostra antologica postuma intitolata “Dino Migliorini. Bellezza sogno realtà” che si svolge nel 2011 ospitata dalla Galleria comunale di arte contemporanea di Arezzo. La mostra curata da Giampaolo Trotta ci fa vedere come Migliorini in un primo momento è ancora influenzato dalla matrice verista, successivamente si fa trasportare da Rosai e Carrà. Nella seconda metà degli anni Quaranta cerca di reinventarsi, anche su consiglio di colleghi pittori cercando ispirazione nell’espressionismo del primo Novecento. Da lì torna a delle forme più chiare e scandite facendo riferimento alla Metafisica e il Chiarismo. Solo allora arriva al periodo di cui dovrebbe proprio fare parte l’opera da noi analizzata, infatti tra gli anni Ottanta e Novanta inizia a esaminare il “suo” Valdarno, in maniera quasi impressionista. Rimane il rigore compositivo dell’insieme del dipinto e la luminosità, però si accorcia la pennellata, diventa più veloce e istintiva interpretando in questo modo le vibrazioni della luce atmosferica che si poggia sulla natura. È questa luce che diventa protagonista dei suoi dipinti e afferma lui stesso che “La pittura luminosa non è mettere i colori chiari. Si ha dentro, nell’animo. E questa schiavitù mi ha seguito tutta la vita.”

Come in molte opere di questo artista vediamo la contrapposizione tra una composizione pressoché geometrica degli oggetti descritti e il linguaggio post-impressionista, dal tocco leggero e vibrante, registrando in questi gesti non solo le vibrazioni luminose ed atmosferiche, ma anche quelle esistenziali.

Dino Migliorini è un pittore toscano, nato nel 1907 a San Donato in Collina in provincia di Firenze. Sin da giovane scopre la sua vocazione per la pittura, dato che era di un’umile famiglia i primi studi li può svolgere anche grazie al sostegno della contessa Giulia Corinaldi Padua. A soli 17 anno decide di trasferirsi a Firenze dove viene ospitato proprio dalla contessa che gli finanzia anche gli studi. Diventa così allievo di Garibaldo Cepparelli, che a sua volta era allievo dell’importante pittore, erede dei macchiaioli, Niccolò Cannicci. Prosegue successivamente a studiare disegno accademico e pittura, al contempo lavora come decoratore di ceramica e restauratore. Entra così in contatto con figure della portata di Baccio Maria Bacci, Ardengo Soffici e Ottone Rosai. Baccio sarà un’importante figura di riferimento a lui, che lo introduce anche alla pittura dell’affresco. Nel 1931 si svolge la sua prima mostra alla galleria Lyceum di Firenze. In questi anni arrivano anche i suoi primi incarichi pubblici ed esegue opere per Santa Maria Ricorboli a Firenze e San Donato in Collina. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferisce a Roma. Qui conosce Maccari, Monachesi e Fantuzzi ed inizia a frequentare lo studio di De Chirico in Piazza di Spagna. Si cimenta anche nella ritrattistica eseguendo dei ritratti anche della principessa Maria Pia di Savoia e Papa Giovanni XXIII. Partecipa a varie mostre nazionali e internazionali e riscontra il successo del pubblico, mentre la critica lo descrive come sensibile ritrattista e grande paesaggista, interprete della tradizione fiorentina del Novecento.

In età avanzata torna in Toscana, e si spegne nel 2005 a Contea.


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