Cesare Peverelli – Persona segreta

Cesare Peverelli – Persona segreta

Peverelli Cesare

Da sempre la figura umana è stata al centro della ricerca artistica. Fin dall’età classica la resa naturalistica dell’anatomia umana è stata uno degli obiettivi principali di pittori e scultori di tutti tempi, trasversale a tutte le epoche e a tutte le correnti stilistiche. Infatti, oltre alle interpretazioni naturalistiche, proprie del Rinascimento e dei vari […]

  • Tecnica: Incisione su lastra in oro
  • Dimensione: cm 12x11 - cm 6,4x4,5 (solo lastrina)

  • Certificato: si
  • Codice prodotto: SFOR003

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DESCRIZIONE

Da sempre la figura umana è stata al centro della ricerca artistica. Fin dall’età classica la resa naturalistica dell’anatomia umana è stata uno degli obiettivi principali di pittori e scultori di tutti tempi, trasversale a tutte le epoche e a tutte le correnti stilistiche. Infatti, oltre alle interpretazioni naturalistiche, proprie del Rinascimento e dei vari classicismi, che mirano ad una rappresentazione veritiera e dettagliata del corpo, la figura umana è stata protagonista anche all’interno delle nuove concezioni estetiche portate dalle avanguardie storiche, come nel cubismo, nell’espressionismo e nel surrealismo. Conseguentemente nelle correnti artistiche della seconda metà del XX secolo, nella rappresentazione del soggetto “uomo”, è stato dato sempre più rilievo alla sua rappresentazione interiore (psicologica) che a quella esteriore (anatomica).

Le tensioni esistenziali che conformano la figura umana sono ravvisabili in questa incisione di Cesare Peverelli. La figura sottile e stirata si rifà ad una suggestione arcaica e misteriosa. Peverelli rimane ancora in qualche modo legato al dato sensibile nella descrizione del soggetto. Ma è questo il punto di partenza per esplicare le sue deformazioni di carattere psicologico e filosofico. In particolare è la linea, sottile e calligrafica, il mezzo principale che l’artista usa per dare vita alle sue tensioni esistenziali. Egli utilizza un segno grafico fremente per costruire il soggetto e l’ambiente in cui si relaziona.

Cesare Peverelli (Milano, 1922 – Parigi, 2000). Frequentò l’Accademia di Brera dal 1939 al 1944 sotto la guida di Aldo Carpi e Achille Funi. Frequentando in quegli anni il Bar Jamaica ebbe modo di conoscere le personalità di spicco della cultura artistica milanese. Importante per la sua formazione fu l’amicizia con Ennio Morlotti e gli intellettuali del gruppo Corrente.
Nel 1946 aderì al gruppo “Oltre Guernica”. Successivamente si avvicinò allo spazialismo e al surrealismo. Con Giuseppe Ajmone fondò la rivista Numero. Nel 1957 si trasferì a Parigi. Nel 1963 una sua opera venne esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, allestita in alcune città australiane. Partecipa 3 volte alla biennale di Venezia nel 1948, nel 1950 e l’ultima nel 1960 con ben 13 opere. Nel 1960 la Biennale di Venezia gli dedicò una sala personale. Partecipa all’VIII° IX° e X° edizione della Quadriennale di Roma. Nel 1972 il Comune di Milano gli dedicò una Mostra Antologica a Palazzo Reale. Nel 1976 e nel 1979 Il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris organizzò importanti mostre. Nel 1996 la Società per le Belle Arti ed Esposizioni Permanente organizzò una sua mostra con la curatela di Flaminio Gualdoni.


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