Piero Leddi – Metamorfosi dei contadini

Piero Leddi – Metamorfosi dei contadini

Leddi Piero

Nella storia dell’arte spesso si può fare una netta distinzione tra correnti stilistiche figurative o astratte. Quando, però, l’obiettivo di un’artista è quello di rappresentare un oggetto che abbia riscontro con la realtà fenomenica ma, allo stesso tempo, sia carico di significati reconditi e simbolici, questo confine può diventare labile. Il Simbolismo o l’Espressionismo sono […]

  • Tecnica: Acquaforte a sette colori
  • Dimensione: 50x70
  • Anno: 1973

  • Certificato: si
  • Tiratura: Esemplare 33/120
  • Codice prodotto: AMAR002

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DESCRIZIONE

Nella storia dell’arte spesso si può fare una netta distinzione tra correnti stilistiche figurative o astratte. Quando, però, l’obiettivo di un’artista è quello di rappresentare un oggetto che abbia riscontro con la realtà fenomenica ma, allo stesso tempo, sia carico di significati reconditi e simbolici, questo confine può diventare labile. Il Simbolismo o l’Espressionismo sono correnti stilistiche emblematiche nell’aver interpretato la realtà in senso concettuale con una resa iconica delle immagini e un’interpretazione simbolica nell’uso del colore. Così come sempre altamente simbolici sono i messaggi delle opere di Piero Leddi, di portata cosmica, nella fascinazione di questo artista per i linguaggi arcaici.

Come possiamo vedere in questa opera anche la ricerca di Piero Leddi si rifà di certo ad un espressionismo di tipo primitivo, tribale. La sintesi esercitata dall’artista riduce le figure ad una sorta di feticci provenienti da qualche civiltà arcaica. Leddi, però, introduce alcuni elementi tipici di una sensibilità contemporanea. Scompone lo spazio secondo molteplici direttive con un’accentuata razionalità geometrica. In questa opera prevale anche una componente surrealista molto accentuata, espressa però da un segno grafico nervoso e dal ritmo concitato.

Piero Leddi (San Sebastiano Curone, 1930 – 2016). Nato in un paese della provincia di Alessandria, l’artista ha appreso dal padre falegname e da altri parenti artigiani le tecniche di lavorazione dei materiali, mentre il rapporto con la terra e l’agricoltura sono legati alla famiglia materna. Dopo il trasferimento a Tortona è avvenuto il suo accostamento alla pittura, influenzato dal tortonese Mario Patri. A Milano dal 1951, si è dedicato dapprima all’attività di grafico pubblicitario, sperimentando i propri mezzi espressivi ed entrando in contatto con l’ambiente di Brera. Sin dagli anni Cinquanta il suo lavoro è stato oggetto dell’interesse di critici come Mario De Micheli e Raffaele De Grada, che hanno presentato alcune tra le sue prime personali rispettivamente nel 1959 e nel 1964, seguendo poi con attenzione la sua produzione. Numerose le personali e assai numerose le collettive che hanno registrato la sua partecipazione, tra cui la Biennale nazionale d’arte Città di Milano (nel 1972, 1974, 1984, 1987, 1989, 1993).


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