Attribuito a Rocco Borella – Senza titolo

Attribuito a Rocco Borella – Senza titolo

Borella Rocco

Benché non ne abbia fatto parte ufficialmente si può dire che gran parte della ricerca di Rocco Borella si è mossa sul solco delle teorie estetiche stilate da Lucio Fontana e dagli altri artisti spazialisti, in una produzione coerente ed originale. Lo Spazialismo si pone innanzitutto come una problematica relativa alla percezione dell’opera d’arte. Lo […]

  • Tecnica: Tecnica mista
  • Dimensione: 120x80
  • Anno: 1973

  • Codice prodotto: gmar001

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DESCRIZIONE

Benché non ne abbia fatto parte ufficialmente si può dire che gran parte della ricerca di Rocco Borella si è mossa sul solco delle teorie estetiche stilate da Lucio Fontana e dagli altri artisti spazialisti, in una produzione coerente ed originale. Lo Spazialismo si pone innanzitutto come una problematica relativa alla percezione dell’opera d’arte. Lo scopo del movimento è quello di superare definitivamente la superficie della tela per un’esperienza percettiva che coinvolga definitivamente lo Spazio. Da qui, dunque, il coinvolgimento di mezzi tecnici elettronici usati per la loro capacità di irradiare energia o l’uso di tecniche gestuali, come i buchi o i tagli, allo scopo di sfondare la superficie dell’opera e invaderla con l’accidentalità del reale. Nell’interpretazione di Rocco Borella, l’interazione tra spazio ed opera d’arte avviene, fondamentalmente in due maniere. Attraverso i cosiddetti “cromemi” o le grafiche estroflesse che invadono direttamente la realtà dello spettatore.

Il termine “cromemi” fu coniato dal critico Gian Paolo Barosso nel 1960. Essi, a similitudine dei fonemi, unità minime distintive del suono in linguistica, sono le unità minime nella scomposizione del colore nella ricerca di Borella. Nelle opere di questa serie l’interazione tra luce e spazio interviene a strutturare l’immagine, in una profonda analisi del cromatismo, astratta ma concreta, condotta per bande ritmate orizzontali o verticali, con modulazioni ora leggere, ad aloni, ora intense e omogenee. L’estetica, tendenzialmente informale, di Borella viene configurata come una ricerca di armonie ed equilibri cromatici. L’opera viene divisa in diverse porzioni che, tramite il colore, offrono svariati stimoli allo spettatore, coinvolgendo la sua dimensione reale. Tali armonie cromatiche ricordano, in qualche modo, l’espressionismo astratto di un artista come Mark Rothko, ma per Rocco Borella tutto assume una dimensione più minimale, in alcuni casi quasi impercettibile.

L’opera è attribuita a Rocco Borella, artista genovese nato nel 1920 e scomparso nel 1994. Uscito, al termine degli studi, dal collegio dei Padri Benedettini, nel 1938 si iscrisse ai corsi serali dell’Accademia di Belle Arti di Genova, avendo iniziato a lavorare all’Ansaldo. Del 1946 la prima mostra personale. Borella dal 1958 iniziò l’insegnamento al Liceo Barabino, dai primi anni sessanta all’Accademia Ligustica di Belle Arti e alla scuola siderurgica dell’Italsider. Innumerevoli le esposizioni in Italia e all’estero, dalla Biennale di Venezia del 1956 a quella di San Paolo del Brasile, alla VI°, IX° e X° Quadriennale di Roma, fino alle mostre museali. L’Archivio delle opere dell’Artista ha sede a Genova a cura dell’Associazione Rocco Borella.


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