Attribuito a Mosè Bianchi – I chierichetti

Attribuito a Mosè Bianchi – I chierichetti

Sconosciuto

L’opera può essere definita una scena di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. Questo tipo di soggetti domestici furono a lungo considerati come minori e cominciarono a diffondersi, nell’arte occidentale, solo a partire dal XVII secolo. Solo con lo sviluppo delle correnti realistiche ottocentesche […]

  • Tecnica: Olio su carta
  • Dimensione: 29x46

  • Certificato: non presente
  • Codice prodotto: PGAL005

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DESCRIZIONE

L’opera può essere definita una scena di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. Questo tipo di soggetti domestici furono a lungo considerati come minori e cominciarono a diffondersi, nell’arte occidentale, solo a partire dal XVII secolo. Solo con lo sviluppo delle correnti realistiche ottocentesche i soggetti della vita di tutti i giorni furono considerati della stessa importanza di quelli storici o religiosi. Il tema dei pretini o dei chierichetti, rappresentati in curiose scene di genere e divertenti situazioni di vita quotidiana è piuttosto frequente nei pittori tra il XIX ed il XX secolo (ricordiamo i famosi cicli di Nino Caffè). Per quanto riguarda l’opera in oggetto ricordiamo che un’altra opera, con lo stesso soggetto dal titolo “Il ritorno dalla sagra”, è stata realizzata da Mosè Bianchi.

L’artista esecutore dell’opera è un pittore figurativo che ha una concezione del fare pittorico molto classica, basata su intramontabili principi di equilibrio, armonia e naturalismo, caratterizzata da una profonda connotazione verista. Il raggiungimento di queste caratteristiche viene garantito dal fatto che l’autore di questo dipinto può essere considerato un maestro del disegno e del colore. Attraverso la sua linea sicura l’artista riesce a creare uno spazio coerente, in cui vi è una tangibile profondità spaziale sottolineata dal percorso tortuoso del sentiero. Su questa solida struttura interviene il colore a rendere tutto estremamente vivo e vibrante. Innanzitutto il pittore, tramite sottilissimi passaggi di tono, riesce a riprodurre un’atmosfera coerente ed unitaria in cui le figure sono fuse con naturalezza. Inoltre il suo tratto è estremamente mobile e rapido, capace di garantire immediatezza e freschezza alla composizione. Infine la tavolozza usata completa la ricerca di una resa naturalistica e verista perfetta, grazie a delle cromie brillanti e piene di luce.

L’opera reca la firma di Mosè Bianchi (Monza 1840-1904). Studiò alla scuola dei fratelli Induno e formò il suo gusto per le composizioni narrative rappresentate con una grande resa naturalistica. La sua produzione, (con opere come Una lezione di canto corale, La vigilia della sagra, Lo sparecchio dell’altare, Cleopatra e La Signora di Monza) rientra perfettamente nell’area culturale romantica del genere melodrammatico del dipinto pseudo-storico e verista. Inoltre Mosè Bianchi fa parte di quel gruppo di pittori che verso la fine dell’Ottocento si dedicarono sì a tematiche didascaliche, ma lo fecero con una grande ricerca pittorica, aggiornata alle novità dell’Impressionismo e del Post-impressionismo.


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