Ugo Tapparini – L’aragosta

Ugo Tapparini – L’aragosta

Tapparini Ugo

I soggetti elaborati da Ugo Tapparini rientrano nella categoria della scena di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. Questo tipo di soggetti domestici furono a lungo considerati come minori e cominciarono a diffondersi, nell’arte occidentale, solo a partire dal XVII secolo. Solo con lo […]

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 70x70

  • Codice prodotto: ppec003

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DESCRIZIONE

I soggetti elaborati da Ugo Tapparini rientrano nella categoria della scena di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. Questo tipo di soggetti domestici furono a lungo considerati come minori e cominciarono a diffondersi, nell’arte occidentale, solo a partire dal XVII secolo. Solo con lo sviluppo delle correnti realistiche ottocentesche i soggetti della vita di tutti i giorni furono considerati della stessa importanza di quelli storici o religiosi. L’artista Ugo Tapparini, nella sua produzione artistica, ha rielaborato la scena di genere in una chiave grottesca e caricaturale. L’artista ha inventato un mondo popolato da paesani e ricchi borghesi, rappresentati nei più svariati atteggiamenti e in numerose situazioni. I soggetti, con grande gusto narrativo e spirito ironico, sono resi in forme caricaturali e semplificate.

La rappresentazione della vita quotidiana, in Ugo Tapparini, ha un carattere ironico, grottesco, probabilmente con diverse interpretazioni allegoriche e satiriche. Il linguaggio usato ha delle forti connessioni con la corrente artistica della Nuova Oggettività tedesca. Vi è lo stesso modo semplificato e infantile di interpretare un realismo basato sulla caricatura. Troviamo lo stesso carattere cinico di pittori come George Grosz o Otto Dix nello sferzare la propria società con una lucida ironia. Altro punto di riferimento importante, per Tapparini, è il colombiano Fernando Botero, con il quale ha in comune l’attitudine di gonfiare le forme dei suoi soggetti. Tuttavia, sia rispetto ai tedeschi che rispetto a Botero, Tapparini rinuncia al marcato plasticismo di quest’ultimi per propendere per un modulo espressivo diverso. Possiamo ammirare pienamente, dal punto di vista formale, la forza espressiva della linea nera, marcata e vibrante che sintetizza i soggetti con pochi tratti. La tavolozza di Tapparini, inoltre, si attesta su tonalità pure, di una brillantezza primaria, che generano equilibrati contrasti.

Ugo Tapparini è nato a Lecce nel 1933 da una famiglia veronese ed è scomparso nel 2016. Fin da giovanissimo Tapparini vive in un ambiente strettamente legato alla cultura e all’arte. La madre era scrittrice e pittrice e lo zio poeta. Inizialmente si trasferisce a Roma per dare vita alla sua carriera da giornalista. A Lecce, poi, ebbe negli anni ’70 un ruolo significativo nella nascita del primo canale di televisione privato locale, insieme al regista Angelo Barbano. Hanno scritto di lui Paolo Rizzi, Pietro Marino, Marco Ramperti, Giulio Carlo Argan, Giorgio Mascherpa, Mario Soldati, Mario Monteverdi, Bolaffi Arte.


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