Valerio Bellati – Senza titolo

Valerio Bellati – Senza titolo

Bellati Valerio

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 30x25

  • Codice prodotto: GBIS002

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DESCRIZIONE

L’opera si rifà ad un linguaggio estetico informale. La devastazione portata dalla Seconda Guerra Mondiale lasciò un segno profondo nella civiltà occidentale che nelle arti visive si risolse anche in un’impossibilità di comunicare. Tale problematica per alcuni artisti sfociò in un rifiuto totale di qualsiasi linguaggio visivo che si tradusse nella nascita dell’Informale. Le varie correnti informali sono certo collegate all’Espressionismo Astratto americano, soprattutto per quanto riguarda la componente gestuale, ma si spingono oltre per quanto concerne il rifiuto di qualsiasi elemento figurativo, anche geometrico. La loro ricerca si spinge piuttosto verso la materia con cui compongono le loro opere.

La produzione pittorica di Valerio Bellati solitamente si basa su una commistione di elementi figurativi ad altri simbolici, di carattere misterioso. In molte delle sue opere prevale del tutto, invece, la componente segnica-gestuale, connotando definitivamente la sua poetica dell’incomunicabilità tipica dell’informale. Anche dal punto di vista dell’esecuzione l’artista adotta una stesura decisamente gestuale, espressionista-astratta. Prevale, così, il carattere ermetico di questa rappresentazione, che trasfigura la percezione del pittore in un sistema di segni che non lascia punti di riferimento allo spettatore. Altra componente fondamentale, nella ricerca di Valerio Bellati, è quella cromatica, laddove la superficie pittorica viene intonata ad un colore predominante o calibrata su eleganti armonie dal significato profondamente spirituale.

Valerio Bellati è nato a Padova nel 1923, quintogenito del conte Francesco, Valerio Bellati si iscrive nel 1946 al corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove segue le lezioni di Venanzo Crocetti e Alberto Viani. Frequenta l’ambiente che ruota intorno a Peggy Guggenheim e si lega, tra gli altri, a Tancredi Parmeggiani, Riccardo Licata e Giorgio Dario Paolucci. In quegli anni è attivo come scultore e ceramista; su invito di Mario De Luigi partecipa nel 1962 alla XXXI Biennale d’Arte. In seguito inizia a dipingere ed espone con regolarità. Negli anni ’70 si trasferisce nella villa di Premaor di Miane dedicandosi assiduamente all’attività artistica fino alla scomparsa avvenuta nel 1996.


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