Vittorio Bellini – Senza titolo – SGRE001

Vittorio Bellini – Senza titolo – SGRE001

Bellini Vittorio

  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensione: 120x100

  • Codice prodotto: SGRE001

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DESCRIZIONE

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

L’opera è un chiaro esempio di paesaggio espressionista. La realtà viene interpretata in modo estremamente sintetico, con un esercizio di riduzione quasi brutale. La superficie è completamente bidimensionale, senza concedere nulla alla profondità spaziale. L’artista lascia una traccia allo spettatore per inquadrare il soggetto nella rappresentazione, piuttosto concreta, della vegetazione in primo piano. Ma tutto viene reso tramite l’espressività pura del colore e del gesto del pittore. Tutta la percezione di Vittorio Bellini, rispetto al paesaggio, viene trasfigurata in un turbinio di pennellate calligrafiche e vaporose e di velature sovrapposte di colore. L’artista, però, in questa concitazione espressiva, mantiene sempre ordine ed equilibrio nella composizione, unificando l’intera superficie in tonalità dominanti di colore. In particolare è superba la maniera in cui Bellini sfuma il cromatismo del cielo con sottilissimi passaggi di toni. I colori sono particolarmente brillanti e luminosi, superando di gran lunga il dato naturalistico per acquisire una valenza emotiva e spirituale.

Vittorio Bellini è nato a Vertova nel 1939 ed è scomparso nel 2009. Spinto dalla passione per la pittura, frequenta i corsi di nudo presso l’Accademia Carrara di Bergamo, diretta da Trento Longaretti. Nel 1960 insieme a De Amicis, Spilimbergo, Lilloni e Longaretti, partecipa al premio Torri, presso il Palazzo della Permanente di Milano. Negli anni successivi, vince importanti premi e mosso dalla curiosità di confrontarsi con il panorama artistico contemporaneo, sperimenta diverse tecniche e stili. E’ attratto dai soggetti legati alla vita comune, seguono le ricerche nell’ambito della Pop Art, si dedica al paesaggio, che realizza con luci soffuse e atmosfere romantiche, si muove, poi, verso la corrente espressionista, sfruttando la densità della materia pittorica. In un secondo momento decide di dipingere i volti delle vittime di guerra , con una tecnica personale che li rende simili a visioni. Nel 1994 dedica una serie di lavori all’opera di Baudelaire “Les fleurs du mal” e negli anni che seguono torna ad essere attratto dalla tragedia della guerra, in particolare dal conflitto del Kosovo. Nel 2000 crea sculture con materiali poveri che esprimono messaggi sul senso del dolore. Gli ultimi lavori sono dedicati al mondo dell’infanzia e ai disegni dei bambini, come monito a vivere la vita con la loro beata innocenza e serenità.


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