Continua l’ascesa dell’arte contemporanea da Christie’s Londra

La prima asta della settimana londinese dedicata all’arte del secondo dopoguerra e contemporanea, organizzata da Christie’s la sera del 25 giugno, ha portato risultati solidi, in linea con un percorso di ascesa generalizzata dei prezzi, grazie a 50 lotti venduti su 64 (il lotto 54 è risultato venduto solo a fine asta) per un totale di 70 milioni di sterline, verso la stima alta tra 56,1-72,6 milioni, una volta aggiunte le commissioni (assenti nelle stime), pari ad un venduto del 90% per valore e quattro lotti su cinque, risultati in linea con i valori degli ultimi anni.
Il catalogo presentava un insieme di opere assai differenziate per data e stile, senza una particolare prevalenza di un movimento o genere: 30 lavori prodotti dopo il 1990, fra cui tre nei primi dieci risultati. Le opere sono due tele di Peter Doig, la prima ‘Jetty’ del 1994 – per la prima volta sul mercato da quando venne esposta e venduta per poche migliaia di dollari nell’esibizione di debutto del pittore scozzese/canadese a New York presso Gavin Brown -, ora passata di mano a 7,3 milioni di £, oltre la stima e appena sotto il record per l’artista realizzato sempre da Christie’s qualche mese fa, e la più piccola ‘White out’ a quasi il doppio della stima alta a 1,9 milioni di £, nonché una monumentale opera in acciaio cor-ten di otto metri concepita da Chillida nel 2001 e passata di mano forse alla galleria Pilar Ordovas per 4,1 milioni, da una stima a richiesta di 3,5-4,5 milioni di £, il terzo risultato della serata dopo la tela di Doig.
La torre di Chillida faceva parte di una collezione di Bilbao; altre due opere di Chillida hanno raggiunto le stime, e complessivamente tutti e 13 i lavori tridimensionali proposti hanno trovato un compratore, quattro con risultati oltre le stime.
L’unico risultato oltre i 10 milioni di sterline è stato raggiunto da una grande composizione con due personaggi elaborata da Basquiat nel 1982, partita da una stima a richiesta attorno ai 16 milioni di £ e contesa anche dal collezionista/dealer Mugrabi fino a 18,7 milioni ad un anonimo al telefono, il secondo prezzo di sempre per l’artista, dopo il record ottenuto da Christie’s lo scorso maggio a New York; la stessa tela era stata venduta nell’ormai lontano 2002 da Philips de Pury per 1,7 milioni di dollari, contro i 29 milioni di oggi.
Gli altri sei lotti nei primi dieci realizzi sono opere di grandi nomi oramai storicizzati fra cui un de Stael conteso anche dalla galleria milanese Tega, una tela di de Kooning del 1983 già passata in asta da Christie’s nel novembre 2011 per 3,6 milioni di dollari e ora aggiudicata a 2,8 milioni di sterline, pari a 4,4 milioni con le commissioni e ad un profitto non entusiasmante di circa 200mila dollari in un anno e mezzo (senza considerare gli altri costi di gestione…), a conferma che l’arte richiede periodi d’attesa più lunghi per dare risultati significativi, e poi un Roy Lichtenstein del 1961 che ha sorpassato agilmente la garanzia per fermarsi a 2,8 milioni di £, Yves Klein con una caratteristica spugna blu portata a casa dalla famiglia Nahmad per 2,7 milioni di £, una scultura di Cy Twombly del 1980-81 “Rome” e soprattutto il nuovo record per Enrico Castellani grazie ad un lavoro storico di grandi dimensioni, già esibito alla Biennale di Venezia del 1966, ‘Superficie Bianca n.34′ conteso da almeno sette compratori fra cui Simon de Pury fino a raggiungere 1,8 milioni di £, ben oltre la stima iniziale di 400-600mila £.
Buona performance in generale per l’arte italiana, con un Fontana del 1956 inseguito anche dalla galleria Tega e dai Nahmad fino a spuntare 782mila £, ben oltre la stima, ed un secondo con tre tagli su fondo rosso cm 60 x 50 strappato di mano a Mugrabi dalla famiglia Nahmad per 1,2 milioni di £; sempre i Nahmad hanno vinto anche la resistenza di un cliente italiano ottenendo un piccolo ‘mobile’ di Calder per 386mila £.
Mugrabi ha portato a casa una coppia di Warhol ‘Ladies and Gentlemen’ dopo un solo rilancio per 674mila £, dopo aver rincorso inutilmente un trittico di Warhol della stessa serie, il lotto 51 andato probabilmente ad un acquirente italiano, e un lavoro di Wool (lotto 45, aggiudicato a 1,6 milioni, ben oltre la stima); un altro Wool del 1986 è, invece, rimasto invenduto (lotto 49, stima 500-700mila £), così come una ‘Campbell Soup’ colorata prodotta da Warhol nel 1965 da una stima di 2,250-3,250 milioni di £ (lotto 23)
Diversi clienti italiani hanno partecipato al telefono e in sala; fra i galleristi si è notata inoltre l’attiva presenza di Larry Gagosian, che ha portato a casa tre lotti: una composizione con due donne di John Currin per 1,5 milioni, dopo un solo rilancio in una chiara manovra difensiva del mercato del suo artista (invenduta l’altra tela dello stesso artista, lotto 14, già apparsa sul mercato di recente), un lavoro concettuale di Cady Noland nuovamente dopo un solo rilancio a 218mila £, e una tela di Neo Rauch per 362 mila £, oltre la stima di 220-280mila £.
Complessivamente dieci lotti sono stati venduti dopo un solo rilancio contro la riserva, mentre 24 lotti hanno superato la stima alta e 26 hanno confermato le stime; da notare come ben cinque dei 15 lotti che ritornavano sul mercato negli ultimi sei anni (dal 2007) siano rimasti invenduti: persino l’arte contemporanea richiede tempi d’attesa più lunghi per dare ritorni significativi.

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