Focus: Cosa conoscere prima di acquistare un opera in galleria

Le gallerie di arte contemporanea non rappresentano una categoria omogenea, ma si dividono in varie sottocategorie. A seconda delle opere che propone, ogni galleria si inserisce in un particolare segmento del mercato.
Il mercato dell’arte va distinto innanzi tutto in mercato primario e mercato secondario.
Mercato primario è quello delle gallerie che puntano su un’attività di affermazione di nuovi valori. L’opera viene acquistata da parte del gallerista direttamente dall’artista.
Mercato secondario è quello delle gallerie che si occupano della vendita di valori già riconosciuti. L’acquisto viene attraverso un altro mercante o attraverso una casa d’asta; si tratta di norma di opere di artisti morti o che hanno già raggiunto la notorietà. Dunque si tratta, in questo caso, in sostanza di un’attività di rivendita.
Va però detto che questa distinzione non è necessariamente così rigida, e anzi spesso succede che queste due attività vengono integrate. Sia perché ci sono gallerie che, in proporzioni variabili, svolgono entrambe le funzioni (ad esempio una galleria innovatrice commercializza facilmente anche opere di artisti affermati, e magari reinveste i proventi per spingere gli artisti più giovani), sia perché ce ne sono altre che hanno svolto, in un dato momento, una funzione di mercato primario, che col tempo si è trasformato in mercato secondario, e dunque sono passate progressivamente da una funzione all’altra.
Rispetto alle altre strutture di vendita la galleria si distingue per il suo ruolo culturale oltreché economico. Vediamo però poi che in pratica questo rapporto culturale-commerciale è variabile a seconda del tipo di galleria. Schematicamente un ruolo culturale più forte si lega al mercato primario, mentre nel mercato secondario prevale l’aspetto economico-commerciale

Grandi gallerie di livello nazionale e internazionale.
Questo tipo di gallerie sono le più importanti protagoniste di quello che abbiamo definito mercato secondario. Si trovano nelle grandi città e trattano opere di maestri storici e di artisti di fama riconosciuta con quotazioni molto alte e consolidate, che hanno già una loro storia di mercato (passate per le mani di diversi collezionisti e mercanti, esposte in diverse mostre e pubblicate su libri e cataloghi).
La loro attività si svolge a livello nazionale e internazionale, perché sono dotate di un’ampia rete di collegamenti e collaborazioni (e talvolta di filiali) in altre città italiane o estere. La loro clientela comprende i più importanti e ricchi collezionisti, ma anche banche, collezioni di grandi società e addirittura collezioni museali.
Il mercato secondario, proprio perché storicizzato, tende ad esaurirsi (anche perché molti degli artisti delle avanguardie sono morti) e se queste gallerie intendono continuare a svilupparsi sul piano commerciale, per mantenere una posizione di preminenza, sono costrette a rinnovarsi, entrare nel mercato delle generazioni successive di artisti affermati, acquisendo il controllo della produzione di artisti famosi viventi, in un certo senso già “classici”, e dunque a cavallo tra il mercato secondario e quello primario.
Anche se la loro funzione è prevalentemente commerciale, di valorizzazione economica, le grandi gallerie non mancano di svolgere anche un ruolo culturale, che serve a tenere alta la loro immagine. Per questo organizzano mostre importanti, anche al di fuori della galleria (non di rado anche in collaborazione coi musei), e realizzano pubblicazioni, su riviste e giornali, affidate a storici e critici di chiara fama, che contribuiscono ad una maggiore divulgazione e diffusione, anche se di un’arte già più che confermata, e dunque comunque all’allargamento del pubblico.
Per citare alcuni nomi di gallerie di questo genere, in Italia abbiamo: la Galleria Tornabuoni con sedi a Firenze e Milano e la Galleria Marescalchi di Bologna, con una filiale a Cortina d’Ampezzo, che trattano opere di artisti importanti di ogni tendenza, dunque molto commerciali (come Picasso, Mirò, Magritte, Morandi, De Chirico, ecc.). Mentre la Galleria Vespignani di Roma, la Galleria dello Scudo di Verona e una delle Galleria Gian Ferrarari di Milano, trattano più specificamente opere dei maestri italiani del Novecento.

Gallerie di piccola o media importanza.
Sono quelle gallerie che svolgono un’attività principalmente commerciale, di livello medio e minore rispetto alle grandi gallerie.
Si trovano oltre che nelle grandi città, anche in quelle di provincia e si occupano della vendita di opere di artisti tradizionali o moderatamente modernizzanti, riconosciuti a livello locale o nazionale, che rispondono bene al gusto conformista di collezionisti che non osano rischiare. Si tratta di maestri minori di vecchia generazione, o artisti cosiddetti ‘commerciali’, ovvero di reputazione mediocre da un punto di vista culturale, ma con un consolidato mercato circoscritto (per esempio Sassu, Treccani, Tadini, Cassinari, ma anche Guttuso, che un tempo ampiamente considerato ed ipervalutato, è stato in seguito ridimensionato. Schifano e Angeli, che pur essendo degli artisti che godono di una certa legittimazione culturale, hanno messo in circolazione opere che, per dimensioni, soggetti, tecniche utilizzate, e dunque per vendibilità, erano unicamente destinate al mercato).
Solo poche di queste gallerie svolgono un ruolo anche culturale. Quelle che per esempio contribuiscono alla rivalutazione storico-critica di particolari tendenze o di artisti significativi, oppure quelle che, occupandosi di un settore minore come la grafica e il disegno, lo fanno in maniera molto professionale e competente, dando luogo a collezioni d’élite.
Gallerie innovatrici.
L’attività di queste gallerie che agiscono a livello del mercato primario, e dunque della promozione dell’arte nuova, si lega al ruolo dei pionieri del mercato d’avanguardia (come Ruel, Vollard, Kahnweiler, di cui si è già parlato), ma con delle sostanziali differenze dovute allo sviluppo sempre più complesso del sistema dell’arte contemporanea:
Tempi sempre più rapidi di rinnovamento dei movimenti artistici
Interconnessione a livello internazionale di gallerie, collezionisti e musei
Mentre in passato i tempi erano molto più lenti, per cui le operazioni di lancio e gli investimenti erano calcolati a lungo termine, oggi avviene tutto molto rapidamente, e i nuovi mercati si basano su investimenti a breve termine, che funzionano in modo similare rispetto agli altri mercati finanziari e azionari, in cui di fatto gli investitori (le gallerie innovatrici) non calcolano ma determinano i risultati degli investimenti stessi. In che modo?
Investendo sulla nuova arte grosse somme di denaro (che possono provenire anche da finanziatori esterni),
organizzando mostre a tappeto in gallerie e musei (avendo stabilito sia delle alleanze strategiche con altre gallerie, che rapporti privilegiati con direttori di musei potenti)
promuovendo l’intera operazione a livello critico e con logiche di marketing attraverso i media
collocando le opere dell’artista in questione in collezioni prestigiose
Questo sistema di valorizzazione presuppone una galleria dotata di potere economico, di potere politico (nell’ambito del mondo dell’arte), che si traduce anche in potere culturale. Una galleria del genere infatti, è in grado di determinare e di gestire la dinamica dell’innovazione e dei valori emergenti.
Rientrano in questo tipo di gallerie leader, in Italia (anche se di diversa levatura) Christian Stein, Massimo di Carlo, Guenzani, Gian Ferrari, Emi Fontana di Milano

Il caso Leo Castelli.
Il prototipo più famoso di gallerista imprenditore innovatore è Leo Castelli, il mercante di origine triestina, che ha determinato non solo il successo delle principali tendenze dominanti negli ultimi quarant’anni, ma ha contribuito all’affermazione di New York come centro mondiale dell’arte contemporanea!
Leo Castelli ha aperto la sua galleria a New York nel 1957 col neodadaismo e con la Pop Art, con artisti come Rauschenberg, Jasper Johns, Warhol, Lichtenstein, dando alle loro opere una notorietà mai raggiunta da quelle di nessun altro artista contemporaneo. E’ stato poi promotore dell’arte Minimal, e di artisti come Robert Morris, Richard Serra, Dan Flavin, Donald Judd. Ha contribuito inoltre all’affermazione dell’arte Concettuale di artisti come Kosuth, delle performances multimediali di Nauman, ed infine, negli anni Ottanta, ha lavorato alle nuove tendenze, come quella neoespressionista, con il ritorno alla pittura di Julian Schnabel, David Salle, Sandro Chia. In seguito ad opera della moglie Ileana Sonnabend (altro enorme nome del mercato americano e internazionale, che ha proseguito sulle orme del marito) si deve l’affermazione dell’arte cosiddetta simulazionista, di cui il rappresentante più conosciuto è Jeff Koons.
C’è da dire che la longevità professionale di Leo Castelli rappresenta, di fatto, un’eccezione, poiché normalmente i mercanti innovatori riusciti, sono quelli che riescono ad individuare almeno una tendenza ‘giusta’, al massimo due! Leo Castelli ha avuto l’incredibile primato di sfornarne una dietro l’altra e dunque rimane un fatto piuttosto isolato.

Indicazioni pratiche per gli acquisti in galleria.
La fluidità dei prezzi. A questo proposito diciamo che non tutte le gallerie applicano gli stessi prezzi. Non esistono listini ufficiali e dunque i prezzi di opere simili possono variare a seconda del luogo e a seconda di chi li propone.
Sarà bene dunque seguire alcune regole:
indagare preventivamente i valori di ciò che si intende acquistare facendo dei confronti, sia con i prezzi applicati in diverse gallerie, sia con i prezzi delle vendite pubbliche delle aste (tenendo però presente 1)che i prezzi delle aste, possono funzionare come indicatori, ma vanno analizzati con una certa cautela, perché non rappresentano sempre un valore oggettivo; 2) che questo discorso è valido più per il mercato secondario che per il mercato primario, i cui prezzi sono ancora una cosa privata tra il mercante e l’artista e dunque ‘invisibili’).
Non fermarsi alla richiesta iniziale del mercante, ma fare sempre una controfferta per cercare un compromesso attraverso la contrattazione al ribasso.

Norme fondamentali di tutela
Il collezionista deve tenere presente che una galleria seria è quella che offre la possibilità al collezionista di permutare le opere con altre.
E che la galleria è obbligata, oltre a fornire per l’opera acquistata i relativi attestati di autenticità e di provenienza delle opere stesse, a rilasciare copia fotografica dell’opera con retroscritta dichiarazione di autenticità e detta provenienza recanti la sua stessa firma.

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