Autentiche e archivi – Diritto nel mondo dell’arte

Autentiche

Di che cosa si tratta?

L’autentica è un certificato scritto di attribuzione della paternità di un’opera d’arte, spendibile sul mercato. Di solito, oltre alla descrizione esatta dell’opera, contiene anche una foto della medesima o una qualche sua rappresentazione. Obbligatoria è la firma di chi l’ha rilasciata.

A questo proposito occorre segnalare che l’autentica può provenire, a seconda dell’opzione interpretativa prescelta, dall’artista, dai suoi eredi, da archivi, fondazioni, comitati di esperti e associazioni a tutela intitolate all’artista, o da qualunque altro mandatario, incaricato dagli eredi dell’autore, della catalogazione dell’intero corpus delle opere di quest’ultimo.

Gli archivi sono enti di diritto privato che perseguono lo scopo di registrare, su richiesta degli interessati, le opere autentiche di un artista (defunto), respingere quelle false e denunciare i falsi.

La loro esistenza è quindi un tutt’uno con il problema delle autentiche.

In materia si nota spesso un po’ di confusione, che può essere in parte dissipata cominciando col distinguere tra opera d’arte classica e opera d’arte contemporanea; e, ancora, tra opera d’arte contemporanea di artisti viventi e opera d’arte contemporanea di artisti defunti.

Per le opere d’arte classica siamo in parte al di fuori della problematica che qui interessa: nel  caso di arte antica e di oggetti di antiquariato, infatti, e soprattutto per quei pezzi anteriori ai primi decenni del XIX secolo (posto che sino alla fine del settecento normalmente gli autori non firmavano le loro opere), si usa correttamente il termine expertis.

Intendendo con ciò una dettagliata descrizione dell’opera, corredata dal parere motivato di un esperto circa la sua originalità e provenienza (senza indicazione del valore), cui è allegata una foto.

Chi ha interesse all’autenticazione è in genere il venditore, per poter adempiere all’obbligo di rilascio e consegna all’acquirente di un attestato di autenticità e provenienza (imposto dall’articolo 64 del Codice dei Beni Culturali del Paesaggio).

Pertanto, il venditore si rivolgerà in questi casi a professori universitari, storici dell’arte o esperti di altro tipo, scelti in base alle esperienze accumulate nel corso degli anni, ai riconoscimenti accademici conseguiti, agli studi realizzati su questa o quella corrente artistica su preciso periodo storico.

L’attività di tali “consulenti” infatti è libera, non è regolamentata da alcuna norma di legge, e la loro competenza e affidabilità sta tutta nei curricula.

Per le opere d’arte contemporanea si usa invece più frequentemente il termine autentiche. Si è già detto in proposito come i soggetti (potenzialmente) abilitati a rilasciarle siano i più disparati: si va dall’artista agli archivi, passando per i vari comitati, fondazioni ecc…

Distinguendo ulteriormente, va poi precisato che chi acquista o vende opere d’arte contemporanea di artisti viventi, dovrà aver cura di chiedere o rilasciare un certificato di autenticazione proveniente dall’artista.

Che in questo caso è sicuramente la persona più indicata per giudicare le autentiche delle opere.

Chi invece acquista o vende opere di arte contemporanea di artisti defunti, dovrà sempre farsi rilasciare o rilasciare un certificato di autenticazione (anche quando l’opera è firmata). In questo caso lo spettro di possibilità ammesse dalle norme, e dall’interpretazione giurisprudenziale sulle medesime, quanto al soggetto in qualche modo “abilitato” al rilascio dell’autentica tende all’infinito: praticamente chiunque, o quasi, può arrogarsi un’autorità certificatoria. Con tutte le conseguenze, le complicazioni, le liti, anche in sede giudiziaria, e soprattutto le bizzarrie che questo stato di cose inevitabilmente produce.

Comunque è sufficiente rimarcare che in caso di vendita di opere d’arte contemporanea (di artisti viventi o meno) esiste l’obbligo a carico del venditore, sancito dell’articolo 64 del Codice dei Beni Culturali, di consegnare all’acquirente la documentazione attestante l’autenticità o almeno la probabile attribuzione e provenienza dell’opera.

O, in mancanza, un’ autocertificazione contenente tutte le informazione a sua disposizione sull’autenticità o sulla probabile attribuzione e provenienza. Il tutto debitamente firmato e, se possibile, apposto sul retro di una copia fotografica dell’opera.

Le conseguenze in caso di inadempimento sono molteplici.

Sul piano civile i riflessi si hanno soprattutto sull’interpretazione del contratto di compravendita dell’opera d’arte e della sua validità.

Sul piano penale, il non aver rilasciato o l’aver rilasciato una documentazione di autenticità falsa avrà delle indubbie conseguenze per l’accertamento di alcune figure di reato come la contraffazione, l’alterazione,  ecc…

 

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