Le donne e l’arte – Louise Bourgeois

Le donne e l'arte - Louise Bourgeois

1911 a Parigi  – New York, 31 maggio 2010: è stata una scultrice e artista francese, viveva a New York

Uno stretto corridoio conduce a una stanza poligonale le cui pareti simili a schemi sono fatte di porte. All’interno c’è un denso conglomerato di grandi rocchetti rossi e celesti su supporti, oggetti avvolti a spirale e frammenti corporei di vetro incolore, due piccole valigie, una lampada a petrolio e due bottiglie piene di monete; una scala rossa è appoggiata al muro e un oggetto a forma di goccia penzola da uno dei supporti dei rocchetti. In una delle porte c’è una finestra dietro la quale si legge la parola “private“, scritta con lettere logore. La densa atmosfera di Red Room (Child) di Louise Bourgeois, 1994, è creata dalla logica ossessivamente enigmatica di objets trouvés e manufatti e delle strutture informalmente intangibili dei luminosi rocchetti in vetro rosso. Red Room contiene molti dei motivi e delle metafore indagati da Louise Bourgeois per decenni: la claustrofobica stanza che evoca un nascondiglio o l’interno del corpo parti di oggetti surrealisti simili a organi, una scala troppo corta per consentire di fuggire dalla stanza e i rocchetti di filo che ricordano l’infanzia dell’artista. Il cartello con la scritta ” private” suggerisce che si tratta di un luogo di reminiscenza personale e che lavorare con elementi autobiografici rappresenta uno dei processi centrali dell’opera creativa dell’artista. L’opera di Louise Bourgeois, nella quale la padronanza di un vocabolario scultoreo formale è indissolubilmente legata a un contenuto complesso e codificato, è rimasta aperta alle proiezioni dei suoi critici, mentre contemporaneamente alimentava l’interpretazione biografica per mezzo di numerosi enunciati verbali e scritti. Così la costruzione della memoria diviene un motivo centrale del suo lavoro.

La famiglia di Louise Bourgeois gestiva una bottega per il restauro di arazzi antichi nella cittadina francese di Choisy-le-Roi. Consci del suo talento, i genitori di Louise Bourgeois le avevano affidato l’incarico di disegnare le parti mancanti negli arazzi e di creare i cartoni per la riparazione. Louise Bourgeois studiò poi matematica alla Sorbona. Dalla metà degli anni ’30 frequentò diverse scuole d’arte, approdando infine de Fernand Léger. Sposò lo storico dell’arte americano Robert Goldwater e nel 1938 si trasferì a New York, dove proseguì gli studi d’arte fino al 1940 all’Art Students League, quindi intraprese l’attività di pittrice. Uno dei suoi primi gruppi di opere fu Femmes Maison, figure femminili i cui corpi erano in parte costituiti da una casa, in riferimento allo stato sociale delle donne e al loro essere assegnate al territorio domestico. Louise Bourgeois esplorò lo stesso tema in scultura. Dalla metà degli anni ’40 creò i cosiddetti Personages, figure simili a stele evocanti  manufatti totemici di culture tribali, mentre negli anni 50 diede vita a una serie di sculture antropomorfe costituite da elementi simili montati su un asta, raffiguranti non solo oggetti che ricordavano la scultura di Brancusi, ma anche principi seriali minimalisti come quelli riscontrabili nelle opere giovanili di Carl Andre. Negli anni successivi , Louise Bourgeois sperimentò materiali inconsueti come il lattice, la gomma, il gesso e il cemento. Nei primi anni ’60 sviluppò ulteriormente il suo tema domestico con Lairs – forme fluide, a spirale o labirintiche che in genere si aprono verso uno spazio interno vuoto. Come Lairs, anche i suoi delicati paesaggi seguono i principi di un approccio organico e antiformalista. Una materialità quasi carnosa rende opere in lattice come Double Negative, 1963, simili a paesaggi viscerali in cui l’interno sembra essere stato rivoltato verso l’esterno. Forme sferiche simili a funghi spuntano da basi fluide, rendendo impossibile un’identificazione inequivocabile e suggerendo piuttosto i molteplici seni  dell’Artemide di Efeso, oppure forme falliche. Come molte delle forme realizzate da Louise Bourgeois che richiamano attributi sessuali, queste non sono chiaramente “maschili” o “femminili”. Perfino Filette (bambina), 1968 – un grande fallo in lattine con cui Louise Bourgeois si lasciò fotografare da Robert Mapplethorpe nel 1982 in una posa simpaticamente provocante – ipertrofizza la forma fallica oltre a quella rotonda.

 

 

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