Franco Cola

Franco Cola

L’Artista Franco Cola nato a Roma il 09/06/1956.
Ha iniziato fin da giovane a dipingere,avvicinandosi al mondo dell’arte con molta passione.
Ha mosso i primi passi nella tecnica della pittura ad olio, confrontandosi con i grandi maestri della pittura, riproducendo opere famose nel mondo usando differenti stili e spaziando dalle opere classiche a quelle moderne, acquisendo nel contempo esperienza e tecniche varie.
Ha esposto in varie mostre itineranti personalmente o coadiuvato da galleristi di primaria importanza che operano nel mondo dell’arte.
Da diversi anni dipinge solo opere proprie, raffigurando spesso immagini femminili, che trasmettono all’osservatore sensazioni di bellezza, pathos e forte impatto emotivo.
Nel 2015 ha vinto il “PREMIO CAPITOLIUM” per la categoria arte figurativa, riscuotendo nel contempo grande successo di pubblico e critica.

Contatti

Email: effegi9@tiscali.it

Franco Cola – Sussurro

Franco Cola – Sussurro

Franco Cola – Rosso Estasi

Franco Cola – Rosso Estasi

Franco Cola – Why not

Franco Cola – Why not

FRANCO BENASSI – PAESAGGIO MONTANO

FRANCO BENASSI – PAESAGGIO MONTANO

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

Lo stile dell’artista Franco Benassi, sia nel paesaggio che nella natura morta, presenta una perfetta fusione tra realismo e una delicata resa impressionistica dei dati sensibili. Infatti da una parte l’artista procede ad una precisa descrizione della veduta in tutti i suoi particolari con un forte senso della realtà contadina e del quotidiano di un vissuto semplice. Dall’altra la sua raffinata tecnica pittorica gli permette di trasferire sulla tela un senso di immediatezza, grazie ad una pennellata rapida e carica di vibrazioni atmosferiche. La luce così si riverbera sugli oggetti, ma senza interferire con la descrizione puntuale della realtà. Tutta l’interpretazione della realtà, da parte di Franco Benassi, risulta connotata, dunque, da una luminosità chiara che si palesa, per contrasto, nel gioco delle ombre. È finalizzato a questo scopo anche l’uso di una tavolozza dai colori tenui e delicati.

Franco Benassi nasce a Trento il 25 aprile 1935. Ha frequentato nella città natale la scuola d’arte nell’istituto Artigianelli, dove era stato accolto, dopo che un carabiniere, trovatolo orfano e senza fissa dimora, prese a cuore il suo dramma due anni dopo la perdita dell’intera famiglia sotto i tremendi bombardamenti che la città ha subito, portandone lui stesso i segni indelebili di quell’evento. Nel 1978 inizia a partecipare ai primi concorsi, a frequentare accademie e le prime mostre, accogliendo da subito numerosi consensi nel mondo dell’arte, questi lo portano in breve tempo a successi e riconoscimenti internazionali finché approda, nel gruppo SINTESI di Milano di cui fece attiva parte. Le sue “personali” sono sempre state un successo in tutta Europa ed alcune delle sue opere sono conservate presso numerosi musei.

FRANCO BENASSI – SENZA TITOLO

FRANCO BENASSI – SENZA TITOLO

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

Lo stile dell’artista Franco Benassi, sia nel paesaggio che nella natura morta, presenta una perfetta fusione tra realismo e una delicata resa impressionistica dei dati sensibili. Infatti da una parte l’artista procede ad una precisa descrizione della veduta in tutti i suoi particolari con un forte senso della realtà contadina e del quotidiano di un vissuto semplice. Dall’altra la sua raffinata tecnica pittorica gli permette di trasferire sulla tela un senso di immediatezza, grazie ad una pennellata rapida e carica di vibrazioni atmosferiche. La luce così si riverbera sugli oggetti, ma senza interferire con la descrizione puntuale della realtà. Tutta l’interpretazione della realtà, da parte di Franco Benassi, risulta connotata, dunque, da una luminosità chiara che si palesa, per contrasto, nel gioco delle ombre. È finalizzato a questo scopo anche l’uso di una tavolozza dai colori tenui e delicati.

Franco Benassi nasce a Trento il 25 aprile 1935. Ha frequentato nella città natale la scuola d’arte nell’istituto Artigianelli, dove era stato accolto, dopo che un carabiniere, trovatolo orfano e senza fissa dimora, prese a cuore il suo dramma due anni dopo la perdita dell’intera famiglia sotto i tremendi bombardamenti che la città ha subito, portandone lui stesso i segni indelebili di quell’evento. Nel 1978 inizia a partecipare ai primi concorsi, a frequentare accademie e le prime mostre, accogliendo da subito numerosi consensi nel mondo dell’arte, questi lo portano in breve tempo a successi e riconoscimenti internazionali finché approda, nel gruppo SINTESI di Milano di cui fece attiva parte. Le sue “personali” sono sempre state un successo in tutta Europa ed alcune delle sue opere sono conservate presso numerosi musei.

FRANCO BENASSI – SENZA TITOLO

FRANCO BENASSI – SENZA TITOLO

Le vedute di interni sono piuttosto diffuse tra i soggetti delle opere d’arte. Pensiamo, ad esempio, ai tanti dipinti che riportano lo studio dell’artista, come il celebre “Atelier” di Courbet. In altri casi i pittori si sono ispirati ai luoghi intimi della loro esistenza, un esempio fra tutti “La stanza” di Van Gogh. Ma molto più spesso ritrarre un interno, per un artista, assume un significato simbolico, soprattutto quando questo appare svuotato della presenza umana e gli oggetti diventano immagine della memoria.

Lo stile dell’artista Franco Benassi, sia nel paesaggio che nella natura morta, presenta una perfetta fusione tra realismo e una delicata resa impressionistica dei dati sensibili. Infatti da una parte l’artista procede ad una precisa descrizione della veduta in tutti i suoi particolari con un forte senso della realtà contadina e del quotidiano di un vissuto semplice. Dall’altra la sua raffinata tecnica pittorica gli permette di trasferire sulla tela un senso di immediatezza, grazie ad una pennellata rapida e carica di vibrazioni atmosferiche. La luce così si riverbera sugli oggetti, ma senza interferire con la descrizione puntuale della realtà. Tutta l’interpretazione della realtà, da parte di Franco Benassi, risulta connotata, dunque, da una luminosità chiara che si palesa, per contrasto, nel gioco delle ombre. È finalizzato a questo scopo anche l’uso di una tavolozza dai colori tenui e delicati.

Franco Benassi nasce a Trento il 25 aprile 1935. Ha frequentato nella città natale la scuola d’arte nell’istituto Artigianelli, dove era stato accolto, dopo che un carabiniere, trovatolo orfano e senza fissa dimora, prese a cuore il suo dramma due anni dopo la perdita dell’intera famiglia sotto i tremendi bombardamenti che la città ha subito, portandone lui stesso i segni indelebili di quell’evento. Nel 1978 inizia a partecipare ai primi concorsi, a frequentare accademie e le prime mostre, accogliendo da subito numerosi consensi nel mondo dell’arte, questi lo portano in breve tempo a successi e riconoscimenti internazionali finché approda, nel gruppo SINTESI di Milano di cui fece attiva parte. Le sue “personali” sono sempre state un successo in tutta Europa ed alcune delle sue opere sono conservate presso numerosi musei.

FRANCO BENASSI – SENZA TITOLO

FRANCO BENASSI – SENZA TITOLO

I fiori come soggetto a sé cominciano a comparire all’interno delle “nature morte”, genere che vede la luce agli inizi del XVII secolo. In seguito l’attenzione dei pittori per il mondo floreale, soprattutto con gli impressionisti, si fa sempre maggiore, in quanto occasione straordinaria per catturare vibrazioni cromatiche e luminose. Così i fiori cominciano a comparire non solo nei vasi, ma anche immersi nel loro paesaggio naturale. Se all’inizio della sua storia era un pretesto per i pittori per cimentarsi in una riproduzione fotografica della realtà, con l’arte contemporanea il soggetto dei fiori diventa anche un modo di interpretare la realtà.

Lo stile dell’artista Franco Benassi, sia nel paesaggio che nella natura morta, presenta una perfetta fusione tra realismo e una delicata resa impressionistica dei dati sensibili. Infatti da una parte l’artista procede ad una precisa descrizione della veduta in tutti i suoi particolari con un forte senso della realtà contadina e del quotidiano di un vissuto semplice. Dall’altra la sua raffinata tecnica pittorica gli permette di trasferire sulla tela un senso di immediatezza, grazie ad una pennellata rapida e carica di vibrazioni atmosferiche. La luce così si riverbera sugli oggetti, ma senza interferire con la descrizione puntuale della realtà. Tutta l’interpretazione della realtà, da parte di Franco Benassi, risulta connotata, dunque, da una luminosità chiara che si palesa, per contrasto, nel gioco delle ombre. È finalizzato a questo scopo anche l’uso di una tavolozza dai colori tenui e delicati.

Franco Benassi nasce a Trento il 25 aprile 1935. Ha frequentato nella città natale la scuola d’arte nell’istituto Artigianelli, dove era stato accolto, dopo che un carabiniere, trovatolo orfano e senza fissa dimora, prese a cuore il suo dramma due anni dopo la perdita dell’intera famiglia sotto i tremendi bombardamenti che la città ha subito, portandone lui stesso i segni indelebili di quell’evento. Nel 1978 inizia a partecipare ai primi concorsi, a frequentare accademie e le prime mostre, accogliendo da subito numerosi consensi nel mondo dell’arte, questi lo portano in breve tempo a successi e riconoscimenti internazionali finché approda, nel gruppo SINTESI di Milano di cui fece attiva parte. Le sue “personali” sono sempre state un successo in tutta Europa ed alcune delle sue opere sono conservate presso numerosi musei.

GIANFRANCO FERRONI – ACQUAFORTE CARTELLA DI 6

GIANFRANCO FERRONI – ACQUAFORTE CARTELLA DI 6

Nella storia dell’arte spesso si può fare una netta distinzione tra correnti stilistiche figurative o astratte. Quando, però, l’obiettivo di un’artista è quello di rappresentare un oggetto che abbia riscontro con la realtà fenomenica ma, allo stesso tempo, sia carico di significati reconditi e simbolici, questo confine può diventare labile. Il Simbolismo o l’Espressionismo sono correnti stilistiche emblematiche nell’aver interpretato la realtà in senso concettuale con una resa iconica delle immagini e un’interpretazione simbolica nell’uso del colore. Nella produzione pittorica di Gianfranco Ferroni astratto e figurativo si mescolano, quasi senza sorta di continuità. I soggetti preferiti da questo pittore sono apparentemente semplici: piccoli interni dove compaiono oggetti o persone. Ma l’artista usa un linguaggio estremamente sperimentale sempre teso alla ricerca di una forte espressività, con una forte connotazione esistenziale che rende la realtà complessa.

Come possiamo vedere anche da questa collezione di acqueforti il punto di partenza di Gianfrancop Ferroni è comunque la realtà sensibile, di cui lascia, nell’opera, una traccia ben visibile. In questo caso la visione di piccoli interni ispira all’artista una complessa composizione sviluppata in uno spazio articolato. Questo permette a Ferroni di modulare le posizioni dei personaggi e degli oggetti secondo sovrapposizioni e molteplici punti di vista. La tensione sperimentale di Ferroni, tuttavia, si esprime anche dal punto di vista formale: innanzitutto la sintesi espressionista dei soggetti, delineati da un tratto nervoso che ne semplifica le forme con un ritmo concitato. Tutta la superficie delle opere è pervasa da intense vibrazioni che, dai soggetti, si ripercuotono nello spazio, connotando queste opere di un’intensa poetica esistenzialista.

Gianfranco Ferroni Pittore è nato a Livorno nel 1927. Dopo aver compiuto gli studi al liceo scientifico di Ancona, si è dedicato da autodidatta alla pittura, esordendo nel 1955 a Milano con opere di un realismo intimamente venato di esistenzialismo e segnato da un profondo impegno umano e politico. Autore anche di numerosi disegni e incisioni che spesso anticipano le soluzioni dei dipinti, Ferroni negli anni Sessanta ha risolto la propria ricerca in immagini scomposte, espressione di un realismo violento che ha trovato nei lividi paesaggi urbani, nei ritratti o nelle scene d’interno i temi più congeniali. Le sue opere sono state presentate in diverse edizioni della Biennale di Venezia (1958, 1964, 1968, 1982) e della Quadriennale di Roma (1959, 1965, 1972), in rassegne quali Nuove prospettive della giovane pittura italiana (Bologna, 1962) e Realismo esistenziale. Momenti delle vicende dell’arte italiana (Milano, 1990-91) oltre che in importanti mostre personali a Conegliano (1991 e 1999, Galleria comunale d’arte moderna in Palazzo Sarcinelli), a Bologna (1994, Galleria comunale d’arte moderna), e a Milano (1997, Palazzo Reale).

Franco Sumberaz – Banchetti

Franco Sumberaz – Banchetti

Il dipinto può essere definito una scena di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. Questo tipo di soggetti domestici furono a lungo considerati come minori e cominciarono a diffondersi, nell’arte occidentale, solo a partire dal XVII secolo. Solo con lo sviluppo delle correnti realistiche ottocentesche i soggetti della vita di tutti i giorni furono considerati della stessa importanza di quelli storici o religiosi.

Si può affermare che davvero Franco Sumberaz è un artista che ha rivoluzionato la scena di genere. I suoi soggetti sono presi dalla vita quotidiana, sono situazioni semplici di vita vissuta le quali però vengono trasfigurate in una dimensione onirica. Già la composizione è particolarissima in questo pittore. Il taglio della scena è razionale, impostato su linee pure e forme geoemetriche. Ciò presuppone una rigidità che però viene totalmente annullata dal fare pittorico elaborato di Samburaz. La sua stesura pittorica è densa di materia e colore e sembra quasi corrodere gli oggetti connotandoli, invece, di vibrazioni esistenziali.

Franco Sumberaz è originario di Fiume, ma vive e lavora a Livorno. Per diverso tempo ha esercitato la professione di restauratore. Nel 1985 è invitato a Parigi presso “L’Espace de I’Union des Banques” per una Rassegna di pittori toscani mentre l’anno dopo tiene una personale sempre nella capitale francese. Nel 1988 un’altra importante personale a Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Collabora con il coreografo Micha van Hoecke in perfomances pittoriche ad opere di Danza contemporanea. Nel 1995 e invitato da Cristina Muti, Presidente del Ravenna Festival, a tenere una personale alla Sala Italia in Ravenna.

Franco Fontanella – Natura morta

Franco Fontanella – Natura morta

Il genere della “Natura Morta” vede la luce agli inizi del XVII secolo. Consiste nella rappresentazione di composizioni di soggetti inanimati, nella maggior parte dei casi fiori o frutta. Se all’inizio della sua storia era un’occasione per i pittori per cimentarsi in una riproduzione naturalistica o fotografica della realtà, con l’arte contemporanea la “Natura Morta” diventa anche un modo di interpretare la realtà. Infatti, come accadrà per esempio nell’avanguardia cubista o in Giorgio Morandi, la ricerca profonda sugli oggetti verrà finalizzata ad una rappresentazione concettuale, portata oltre il semplice dato sensibile. La ricerca dell’artista Franco Fontanella si è focalizzata anche sul soggetto della Natura Morta di cui ha dato svariate versioni nel suo stile tendenzialmente iperrealista.

Lo stile di Franco Fontanella nelle sue nature morte, ma anche nei paesaggi, sembrerebbe tendere all’Iperrealismo. Si nota, infatti, una volontà del pittore di riportare sulla tela oggettivamente, con fredda lucidità, i dati sensibili che ha di fronte agli occhi. L’artista inoltre mostra di possedere una buona tecnica, che ricorda la pittura fiamminga, nella precisione con cui riproduce i vari materiali e gli effetti della luce incidente su di essi. Nonostante la loro oggettiva evidenza e pur evitando effetti atmosferici troppo accentuati, la tecnica ad affresco di Franco Fontanella è tale da inserire in modo naturale gli oggetti nello spazio, con una continuità e indefinitezza di contorni.

Franco Fontanella è un artista originario di Osimo che vive e lavora a Porto Recanati. Autodidatta, ha una passione innata che l’ha spinto a dipingere già da adolescente. La sua carriera si è mossa dalle influenze cubiste, all’amore per la tecnica dell’affresco, proseguendo con la realizzazione di copie d’autore, fino ad arrivare alle opere ispirate alla classicità e all’iperrealismo, soprattutto nature morte e paesaggi marchigiani, con particolare predilezione per le vedute della Riviera del Conero.

Gianfranco Autunnali – Senza titolo

Gianfranco Autunnali – Senza titolo

I dipinti raffiguranti velieri possono essere considerati facenti parte del gruppo delle scene di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. In particolare la raffigurazione di semplici velieri, o altre imbarcazioni, al di fuori del contesto storico di una battaglia navale, comincia a partire dal XVII e XVIII secolo, con la suggestione apportata dai viaggi e le esplorazioni nei nuovi continenti.

L’opera fa parte della fase più figurativa della produzione di Gianfranco Autunnali. Tutto lo stile di questo dipinto è una continua modulazione tra registri diversi. Da una parte una rappresentazione curata in ogni dettaglio fondata su un disegno rigoroso. Dall’altra una stesura più corsiva tesa a sfruttare le qualità espressive del colore. Le due maniere si fondono allo scopo di dare vita ad un’opera in cui al gusto per il dettaglio si unisca una freschezza esecutiva. Così mentre la raffigurazione dell’imbarcazione risulta più oggettiva, il mare e le onde presentano un tratteggio più vivace, adatto a catturare vibrazioni cromatiche e luminose.

Gianfranco Autunnali è un pittore toscano, nato a Piombino nel 1945, città dove vive e lavora. Si è formato nella Libera Accademia di Belle Arti di Livorno ed oltre ad essere pittore è anche grafico e incisore. Ha esposto le sue opere in numerose mostre, sia personali che collettive, soprattutto nella sua regione, ma anche in città come Roma, Jesolo, Venezia e Salerno.

Franco Angeli – Conciliazione

Franco Angeli – Conciliazione

L’opera si rifà ad un’estetica pop nell’uso di elementi segnici e nella loro ripetizione seriale. La Pop Art nasce negli Stati Uniti nella seconda metà del XX secolo come interesse/critica, da parte degli artisti, verso la contemporanea “società dei consumi”. Tutte le espressioni della Pop-Art presuppongono una sorta di doppio legame con il mondo del consumismo e dei mass-media. Da una parte è l’opera d’arte che si abbassa a mero prodotto di consumo, grazie all’uso del linguaggio pubblicitario nelle opere e alla loro riproduzione seriale grazie a procedimenti meccanici. Dall’altra sono proprio le immagini pubblicitarie e i beni di consumo a diventare essi stessi opere d’arte, in quanto espressione più genuina e veritiera della nuova società. In particolare, l’opera in oggetto rientra nelle riflessioni di Franco Angeli sui simboli del potere. Il dipinto, dal titolo “Conciliazione”, è una dura critica Concilio Vaticano II. La croce, rappresentata su una montagna d’oro viene accostata ad altri simboli ricorrenti nelle opere di Angeli: l’aquila del mezzo dollaro, simbolo del capitalismo (già definita “Aquila Romana” in altre opere) che va a stabilire una connessione tra impero romano ed imperialismo contemporaneo con la presenza della “Lupa capitolina”. A causa di questo soggetto l’opera suscitò molto scalpore durante una mostra negli anni ’60, tanto che il Vaticano ne chiese la rimozione.

Rispetto ad altre opere nelle quali i simboli vengono riprodotti in maniera meccanica, in questo olio su carta Angeli adotta uno stile decisamente espressionista astratto. Ciò fa riferimento ad uno spunto concettuale tipico della Scuola di Piazza del Popolo e che ci riporta soprattutto a Schifano. Il simbolo del potere banale e massificato, viene interpretato come se fosse riprodotto da uno schermo bidimensionale, piatto. L’estetica che l’artista usa è molto espressionista tanto che sembra di poter interpretare le pennellate gestuali ed il dripping del colore come interferenze sul monitor che riporta le immagini. Tutto dunque, anche ciò che ormai è reso banale dalla riproduzione del mezzo meccanico o tecnologico, viene rivitalizzato dalla ricontestualizzazione dell’artista e dalla sua gestualità pittorica ispirata all’Espressionismo Astratto americano.

Franco Angeli, pittore romano nato nel 1935 e scomparso nel 1988. A partire dagli anni ’60 fece parte della Scuola di Piazza del Popolo. Si tratta di un gruppo di pittori, di cui faceva parte anche Mario Schifano, che si riuniva al Caffè Rosati ed era accomunato da un linguaggio artistico che si rifaceva alla Pop Art ma secondo una nuova sensibilità che risentiva anche delle sperimentazioni dell’Espressionismo Astratto Americano. E’ spiccatamente Pop l’uso di simboli della società dei consumi, ripetuto in maniera seriale, ma la loro interpretazione pittorica, sporca o materica o con tecniche gestuali come il dripping, ne dà una nuova visione e una diversa riconfigurazione.

Gianfranco Motton – Senza titolo

Gianfranco Motton – Senza titolo

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

Per l’artista Gianfranco Motton rappresentare il paesaggio significa raggiungere, tramite il mezzo pittorico, una delicata fusione tra resa naturalistica e poesia. Infatti le sue vedute, in cui usa un linguaggio schiettamente figurativo, restano ancorate ai dati sensibili. Tuttavia la realtà sembra essere trasfigurata in una sua interpretazione lirica che quasi la trasferisce in una dimensione onirica. Tutto ciò viene tradotto, dal punto di vista formale, in un fare pittorico molto delicato dove la rappresentazione della realtà avviene in modo rarefatto. Ciò vuol dire che la registrazione dei dettagli e dei particolari realistici si perde a favore di un linguaggio tendenzialmente più espressionistico e simbolico. È complice, in questo percorso, il raffinato tocco pittorico di Gianfranco Motton, il quale sintetizza gli oggetti con grande delicatezza. E così anche la gamma coloristica si distingue per una delicatissima tendenza antinaturalistica per cui l’immersione in tonalità predominanti, stese in grandi campiture cromatiche, individua la sensibilità poetica dell’artista e la sua interpretazione quasi onirica del paesaggio.

Gianfranco Motton nasce ad Adria (Rovigo) nel 1934. Il forte interesse per la pittura l’orienta a Milano, dove si stabilisce nel 1956. Frequenta l’accademia di Brera, sotto la guida di Cantatore e Salvadori. Nel 1956 viene invitato alla Triveneta d’Arte di Padova e alla Bevilacqua La Masa, Biennale di Venezia per giovani artisti. Da allora ha tenuto oltre 60 personali. Nel 1958 viene invitato a Ivrea, dove tiene una personale al Centro Culturale Olivetti, e dove il Comm. Adriano Olivetti gli commissiona alcuni lavori. Ha insegnato ornato e disegnato presso il Liceo artistico di Busto Arsizio. Ha collaborato come scenografo alla RAI. E’ stato presente alle maggiori rassegne artistiche nazionali e internazionali. Ha ottenuto importanti riconoscimenti: sue opere figurano in collezioni pubbliche e private. Vive e opera a Milano.

Gianfranco Motton – Sottobosco autunnale

Gianfranco Motton – Sottobosco autunnale

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

Per l’artista Gianfranco Motton rappresentare il paesaggio significa raggiungere, tramite il mezzo pittorico, una delicata fusione tra resa naturalistica e poesia. Infatti le sue vedute, in cui usa un linguaggio schiettamente figurativo, restano ancorate ai dati sensibili. Tuttavia la realtà sembra essere trasfigurata in una sua interpretazione lirica che quasi la trasferisce in una dimensione onirica. Tutto ciò viene tradotto, dal punto di vista formale, in un fare pittorico molto delicato dove la rappresentazione della realtà avviene in modo rarefatto. Ciò vuol dire che la registrazione dei dettagli e dei particolari realistici si perde a favore di un linguaggio tendenzialmente più espressionistico e simbolico. È complice, in questo percorso, il raffinato tocco pittorico di Gianfranco Motton, il quale sintetizza gli oggetti con grande delicatezza. E così anche la gamma coloristica si distingue per una delicatissima tendenza antinaturalistica per cui l’immersione in tonalità predominanti, stese in grandi campiture cromatiche, individua la sensibilità poetica dell’artista e la sua interpretazione quasi onirica del paesaggio.

Gianfranco Motton nasce ad Adria (Rovigo) nel 1934. Il forte interesse per la pittura l’orienta a Milano, dove si stabilisce nel 1956. Frequenta l’accademia di Brera, sotto la guida di Cantatore e Salvadori. Nel 1956 viene invitato alla Triveneta d’Arte di Padova e alla Bevilacqua La Masa, Biennale di Venezia per giovani artisti. Da allora ha tenuto oltre 60 personali. Nel 1958 viene invitato a Ivrea, dove tiene una personale al Centro Culturale Olivetti, e dove il Comm. Adriano Olivetti gli commissiona alcuni lavori. Ha insegnato ornato e disegnato presso il Liceo artistico di Busto Arsizio. Ha collaborato come scenografo alla RAI. E’ stato presente alle maggiori rassegne artistiche nazionali e internazionali. Ha ottenuto importanti riconoscimenti: sue opere figurano in collezioni pubbliche e private. Vive e opera a Milano.

Gianfranco Motton – Nevicata nel Ticino

Gianfranco Motton – Nevicata nel Ticino

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

Per l’artista Gianfranco Motton rappresentare il paesaggio significa raggiungere, tramite il mezzo pittorico, una delicata fusione tra resa naturalistica e poesia. Infatti le sue vedute, in cui usa un linguaggio schiettamente figurativo, restano ancorate ai dati sensibili. Tuttavia la realtà sembra essere trasfigurata in una sua interpretazione lirica che quasi la trasferisce in una dimensione onirica. Tutto ciò viene tradotto, dal punto di vista formale, in un fare pittorico molto delicato dove la rappresentazione della realtà avviene in modo rarefatto. Ciò vuol dire che la registrazione dei dettagli e dei particolari realistici si perde a favore di un linguaggio tendenzialmente più espressionistico e simbolico. È complice, in questo percorso, il raffinato tocco pittorico di Gianfranco Motton, il quale sintetizza gli oggetti con grande delicatezza. E così anche la gamma coloristica si distingue per una delicatissima tendenza antinaturalistica per cui l’immersione in tonalità predominanti, stese in grandi campiture cromatiche, individua la sensibilità poetica dell’artista e la sua interpretazione quasi onirica del paesaggio.

Gianfranco Motton nasce ad Adria (Rovigo) nel 1934. Il forte interesse per la pittura l’orienta a Milano, dove si stabilisce nel 1956. Frequenta l’accademia di Brera, sotto la guida di Cantatore e Salvadori. Nel 1956 viene invitato alla Triveneta d’Arte di Padova e alla Bevilacqua La Masa, Biennale di Venezia per giovani artisti. Da allora ha tenuto oltre 60 personali. Nel 1958 viene invitato a Ivrea, dove tiene una personale al Centro Culturale Olivetti, e dove il Comm. Adriano Olivetti gli commissiona alcuni lavori. Ha insegnato ornato e disegnato presso il Liceo artistico di Busto Arsizio. Ha collaborato come scenografo alla RAI. E’ stato presente alle maggiori rassegne artistiche nazionali e internazionali. Ha ottenuto importanti riconoscimenti: sue opere figurano in collezioni pubbliche e private. Vive e opera a Milano.

Gianfranco Motton – Autunno

Gianfranco Motton – Autunno

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

Per l’artista Gianfranco Motton rappresentare il paesaggio significa raggiungere, tramite il mezzo pittorico, una delicata fusione tra resa naturalistica e poesia. Infatti le sue vedute, in cui usa un linguaggio schiettamente figurativo, restano ancorate ai dati sensibili. Tuttavia la realtà sembra essere trasfigurata in una sua interpretazione lirica che quasi la trasferisce in una dimensione onirica. Tutto ciò viene tradotto, dal punto di vista formale, in un fare pittorico molto delicato dove la rappresentazione della realtà avviene in modo rarefatto. Ciò vuol dire che la registrazione dei dettagli e dei particolari realistici si perde a favore di un linguaggio tendenzialmente più espressionistico e simbolico. È complice, in questo percorso, il raffinato tocco pittorico di Gianfranco Motton, il quale sintetizza gli oggetti con grande delicatezza. E così anche la gamma coloristica si distingue per una delicatissima tendenza antinaturalistica per cui l’immersione in tonalità predominanti, stese in grandi campiture cromatiche, individua la sensibilità poetica dell’artista e la sua interpretazione quasi onirica del paesaggio.

Gianfranco Motton nasce ad Adria (Rovigo) nel 1934. Il forte interesse per la pittura l’orienta a Milano, dove si stabilisce nel 1956. Frequenta l’accademia di Brera, sotto la guida di Cantatore e Salvadori. Nel 1956 viene invitato alla Triveneta d’Arte di Padova e alla Bevilacqua La Masa, Biennale di Venezia per giovani artisti. Da allora ha tenuto oltre 60 personali. Nel 1958 viene invitato a Ivrea, dove tiene una personale al Centro Culturale Olivetti, e dove il Comm. Adriano Olivetti gli commissiona alcuni lavori. Ha insegnato ornato e disegnato presso il Liceo artistico di Busto Arsizio. Ha collaborato come scenografo alla RAI. E’ stato presente alle maggiori rassegne artistiche nazionali e internazionali. Ha ottenuto importanti riconoscimenti: sue opere figurano in collezioni pubbliche e private. Vive e opera a Milano.

Gianfranco Frezzolini – Senza titolo

Gianfranco Frezzolini – Senza titolo

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una costante aspirazione per i pittori. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica, nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo. In questo caso specifico ci troviamo di fronte ad una bellissima prova di paesaggio rurale e il soggetto dell’opera è costituito da un suggestivo scorcio di un borgo di campagna. La scelta è perfettamente in linea con l’ambiente di provenienza dell’artista autore dell’opera, Gianfranco Frezzolini. L’opera è infatti ispirata alla visione di una Toscana contadina fatta di piccoli borghi di poche abitazioni contadine, solitari, in cui la presenza umana risulta quasi o del tutto assente. Conseguentemente Frezzolini si ricollega ad una lunga tradizione della pittura toscana che parte dall’interesse per i soggetti rurali degli artisti del gruppo dei Macchiaioli nella seconda metà del XIX secolo, fino ai borghi solitari, immortalati in un razionalismo quasi metafisico da Ottone Rosai.

Tutta la pittura paesaggistica di Gianfranco Frezzolini si fonda sul raggiungimento di un equilibrio tra vibrazioni pittoriche di gusto postimpressionistico e l’indagine dei dati sensibili tramite una razionalizzazione di tipo geometrico delle forme. In poche parole possiamo dire che egli si trova, anche dal punto di vista stilistico, a metà strada tra i Macchiaioli e Ottone Rosai, tenendo sempre presente, ovviamente, la lezione di Paul Cèzanne. E così alla sintesi pittorica molto accentuata, capace di rendere gli oggetti per mezzo di pochi e rapidi colpi di pennello, Frezzolini unisce un senso molto accentuato delle strutture e delle forme. Soprattutto nei paesaggi più sintetici e minimali troviamo questo valore strutturale, nell’opera in oggetto, tuttavia, possiamo avvertire una prevalenza nella volontà di ottenere una perfetta resa naturalistica della veduta. L’inquadratura, allora, si allarga a comprendere un’ampia porzione di paesaggio, dove i volumi concreti delle abitazioni sono immersi in un coerente spazio unito dall’atmosfera e dalla luce.

Gianfranco Frezzolini è stato un artista nato nel 1929 e scomparso nel 1994. Fin da giovanissimo frequentò l ambiente artistico Fiorentino e toscano e fu vicino soprattutto a Ottone Rosai. Nel corso della sua vita ha tenuto numerose mostre personali in Toscana e in molte altre località italiane ma anche all’ estero in particolare in varie città degli Stati Uniti, della Francia, della Svizzera e della Danimarca. Molto alto è stato il consenso della critica. Diverse sue opere figurano in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Franco Mazzucchetti – Paesaggio toscano

Franco Mazzucchetti – Paesaggio toscano

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo. L’artista Franco Mazzucchetti, nel trattare il soggetto del paesaggio, mostra come il suo fare pittorico sia saldamente legato alla tradizione figurativa italiana, con un alto senso classico della resa naturalistica dei dati sensibili.

I paesaggi di Franco Mazzucchetti mostrano una grande qualità sia dal punto di vista compositivo che da quello della tecnica pittorica. Dietro l’esecuzione dell’opera si sente un grande respiro classico che si ricollega alla tradizione pittorica italiana, in particolare rinascimentale. La composizione è molto dinamica, costruita su una profonda prospettiva e un equilibrio, ideale e armonico, tra gli elementi. L’artista, infatti, raffigura delle ampie porzioni di paesaggio che si perdono nell’orizzonte sfumando con naturalezza. Mazzucchetti è capace di misurare lo spazio tramite sottili passaggi di toni inquadrando l’intero paesaggio in un’atmosfera coerente ed unitaria. Di conseguenza risulta fondamentale il ruolo della luce, la quale determina un suggestivo gioco d’ombre e di sfumati. La maniera pittorica di questo pittore è molto diligente nell’ottenere una perfetta resa naturalistica, usando, tuttavia, un tocco molto pittorico, impressionistico, per dare maggiore freschezza alla composizione. Il cromatismo viene modulato coerentemente con la situazione atmosferica che varia a seconda della stagione rappresentata.

Franco Mazzucchetti è nato a Sanremo nel 1935 e scomparso a Milano nel 1996 all’età di 61 anni. Si tratta di un pittore che mostra di possedere una notevole tecnica di formazione accademica. I suoi dipinti riescono a raggiungere una perfetta resa naturalistica. Il suo è un linguaggio figurativo ravvivato da un tratteggio più corsivo e immediato di tipo impressionistico.

Franco Gentilini – Ragazza con gli uccelli

Franco Gentilini – Ragazza con gli uccelli

Il ritratto è una delle più diffuse espressioni artistiche nell’ambito soprattutto della pittura, ma anche della scultura, in tutte le epoche. Il ritratto è, in primo luogo, una descrizione del soggetto rappresentato, un tentativo di riportare in modo veritiero e naturale la sua fisionomia e le sue caratteristiche individuali. Con l’evolversi progressivo della ricerca artistica alla descrizione fisionomica del soggetto si è affiancata anche quella psicologica. Pertanto il ritratto, nei secoli, è diventato anche un mezzo d’indagine introspettiva sul soggetto, sul suo carattere e il suo stato d’animo. Sono intervenuti, a favore di questo tipo d’indagine, i processi di astrazione portati dall’arte contemporanea.

Lo stile di Franco Gentilini è il frutto di una ricerca personale che ha portato alla creazione di un proprio mondo dai tratti surreali e fiabeschi. Nel costruire i suoi personaggi Franco Gentilini si ispira ad un medioevo fantasioso o ad una dimensione fantastica, in cui i soggetti sono il frutto di un sintetismo colorato. Sul piano formale, alla base di questa ricerca, vi è una eleganza grafica di altissimo livello che si sposa alla perfezione con la fantasia sconfinata dell’autore. Tutto ciò è particolarmente evidente nelle litografie le quali mostrano l’uso di un tratto deciso a delineare le figure e gli oggetti. Nell’espressionismo-surrealista di Franco Gentilini le figure hanno una rilevante connotazione plastica, ma i loro tratti individuali sono eliminati, per cui essi risultano quasi come dei manichini, degli automi che si muovono con gesti meccanici. La sensazione di straniamento viene ulteriormente accentuata dalla creazione, da parte dell’artista, di uno spazio complesso, non univoco, ma costruito da linee prospettiche molteplici.

Franco Gentilini è nato a Faenza nel 1909 ed è scomparso a Roma nel 1981. Ha studiato la tradizione ceramista della sua città e, in seguito, la sua formazione artistica si è completata a Bologna. Nel 1929 si è trasferito a Roma, dove ha insegnato all’Accademia di Belle Arti. La sua arte, fiabesca, onirica, ironica e colorata, si è espressa non solo nella pittura, ma anche nella grafica, nella scenografia e nell’illustrazione per l’editoria.

Franco Toti – Il volto di Cristo

Franco Toti – Il volto di Cristo

Il soggetto iconografico del volto di Cristo ha origini antichissime ed è connesso con la leggenda della Veronica. L’episodio per cui le vere fattezze del Cristo rimasero impresse su un panno che una donna usò per asciugargli il volto è raccontato anche dai Vangeli. Tale donna venne identificata come Veronica probabilmente dall’assonanza con le parole latine “Vera Icon”. Fin dall’epoca paleocristiana, dunque, il volto di Cristo è oggetto di una particolare venerazione. La sua rappresentazione ha attraversato tutta la Storia dell’Arte occidentale. Dalle prime rappresentazioni iconiche di epoca paleocristiana e alto medievale si è arrivati via via a descrizioni sempre più naturalistiche (a partire dal Rinascimento) o realistiche (tipiche dell’Arte Fiamminga).

Questa incisione di Franco Toti è davvero di pregevole fattura. A livello concettuale si può parlare di una descrizione naturalistica del Volto di Cristo, con un certo grado di idealizzazione. Infatti il Cristo appare di una bellezza nobile nella sua sofferenza, riflesso esteriore della sua condizione divina. La tecnica dell’artista risulta essere molto elevata nel descrivere con grande resa naturalistica e armoniosa proporzionalità la fisionomia del soggetto. Da notare, soprattutto, la grande precisione e cura dei dettagli nella raffigurazione della barba e della capigliatura. Coerentemente con tutto il carattere idealizzato dell’opera è anche l’espressività molto accentuata e indirizzata ad un patetismo caricato, finalizzato ad instaurare un dialogo empatico con l’osservatore.

L’artista Franco Totti si distingue per un’originale produzione di arte sacra in cui ha sviluppato, in particolare, il tema del Cristo. Le sue opere si distinguono, in molti casi, per un espressionismo materico, ma non rifugge anche da rappresentazioni di stampo più classico e tradizionale.

Gianfranco Gattamelata – I musicisti

Gianfranco Gattamelata – I musicisti

Il dipinto può essere definito una scena di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. Questo tipo di soggetti domestici furono a lungo considerati come minori e cominciarono a diffondersi, nell’arte occidentale, solo a partire dal XVII secolo. Solo con lo sviluppo delle correnti realistiche ottocentesche i soggetti della vita di tutti i giorni furono considerati della stessa importanza di quelli storici o religiosi. Nella produzione artistica di Gianfranco Gattamelata la scena di genere, di ambientazione intima e borghese, però, perde ogni connotazione realista, trasfigurata in una dimensione “altra” dal linguaggio astratto e post-cubista tipico di questo pittore.

L’opera in oggetto testimonia come il linguaggio artistico di Gianfranco Gattamelata presenti una profonda influenza post-cubista. Innanzitutto notiamo un alto livello nella sintesi del soggetto che rende la scena praticamente surreale, anche se i suoi temi sono presi dalla vita di tutti i giorni. Tale sintesi avviene per linee nette, dal ritmo concitato e spezzato, connotando l’opera di una notevole forza espressionistica. I dati sensibili vengono ricostruiti secondo un gusto spiccatamente geometrico ma la complessità dell’opera consiste, in particolare, nel modo in cui l’artista ha concepito lo spazio. L’ambiente sembra del tutto bidimensionale e la rappresentazione del soggetto si basa su una molteplicità di linee direzionali e sovrapposizioni di punti prospettici. In questo spazio Gattamelata dispone la scomposizione degli oggetti, portando alla estreme conseguenze il discorso della ricostruzione meccanica cubista. La scomposizione dà modo all’artista di creare un serrato dialogo tra zone cromatiche, in equilibrio o in contrapposizione sulla superficie dell’opera.

Gianfranco Gattamelata è un artista originario di Trento. La sua produzione pittorica è estremamente originale ed interessante, Infatti questo pittore ha sviluppato un proprio stile personale, fondato su una profonda meditazione sulle poetiche cubiste. La sua produzione si distingue per scene di genere rappresentate tramite un notevole processo di astrazione condotto mediante una ricostruzione geometrica della realtà ed un equilibrio cromatico nell’economia generale dell’opera.

Gianfranco Gattamelata – Le giocatrici in attesa della fortuna

Gianfranco Gattamelata – Le giocatrici in attesa della fortuna

Il dipinto può essere definito una scena di genere, ovvero la rappresentazione di un episodio di vita quotidiana che, apparentemente, non ha alcun elemento significativo. Questo tipo di soggetti domestici furono a lungo considerati come minori e cominciarono a diffondersi, nell’arte occidentale, solo a partire dal XVII secolo. Solo con lo sviluppo delle correnti realistiche ottocentesche i soggetti della vita di tutti i giorni furono considerati della stessa importanza di quelli storici o religiosi. Nella produzione artistica di Gianfranco Gattamelata la scena di genere, di ambientazione intima e borghese, però, perde ogni connotazione realista, trasfigurata in una dimensione “altra” dal linguaggio astratto e post-cubista tipico di questo pittore.

L’opera in oggetto testimonia come il linguaggio artistico di Gianfranco Gattamelata presenti una profonda influenza post-cubista. Innanzitutto notiamo un alto livello nella sintesi del soggetto che rende la scena praticamente surreale, anche se i suoi temi sono presi dalla vita di tutti i giorni. Tale sintesi avviene per linee nette, dal ritmo concitato e spezzato, connotando l’opera di una notevole forza espressionistica. I dati sensibili vengono ricostruiti secondo un gusto spiccatamente geometrico ma la complessità dell’opera consiste, in particolare, nel modo in cui l’artista ha concepito lo spazio. L’ambiente sembra del tutto bidimensionale e la rappresentazione del soggetto si basa su una molteplicità di linee direzionali e sovrapposizioni di punti prospettici. In questo spazio Gattamelata dispone la scomposizione degli oggetti, portando alla estreme conseguenze il discorso della ricostruzione meccanica cubista. La scomposizione dà modo all’artista di creare un serrato dialogo tra zone cromatiche, in equilibrio o in contrapposizione sulla superficie dell’opera.

Gianfranco Gattamelata è un artista originario di Trento. La sua produzione pittorica è estremamente originale ed interessante, Infatti questo pittore ha sviluppato un proprio stile personale, fondato su una profonda meditazione sulle poetiche cubiste. La sua produzione si distingue per scene di genere rappresentate tramite un notevole processo di astrazione condotto mediante una ricostruzione geometrica della realtà ed un equilibrio cromatico nell’economia generale dell’opera.

Gianfranco Curandai – L’isola del giglio

Gianfranco Curandai – L’isola del giglio

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo. In questo caso specifico ci troviamo di fronte ad una bellissima prova di paesaggio marino e il soggetto dell’opera è costituito da una suggestiva veduta di barche di pescatori. La scelta è perfettamente in linea con l’ambiente di provenienza dell’artista autore dell’opera, Gianfranco Curandai. L’opera è infatti ispirata alla visione di una Toscana popolare, contadina o marinara, fatta di luoghi solitari in cui la presenza umana risulta quasi o del tutto assente. Conseguentemente Curandai si ricollega ad una lunga tradizione della pittura toscana che parte dall’interesse per i soggetti rurali e popolari degli artisti del gruppo dei Macchiaioli nella seconda metà del XIX secolo.

Lo stile dell’artista Gianfranco Curandai si attesta in una perfetta tradizione di tipo postimpressionista. Il pittore è ancora nel pieno di una concezione pittorica en plein air, il cui obiettivo è quello di dare una resa viva ed immediata del paesaggio tramite la registrazione di ogni vibrazione luminosa ed atmosferica. Tuttavia ci troviamo di fronte ad un tipo di stile che va già oltre il semplice dato sensibile in una concezione pittorica strutturale che indaga gli oggetti in profondità, ponendo le pennellate su diversi piani dimensionali in uno spazio non univoco. Per quanto riguarda la stesura pittorica, densa e materica, si attesta su larghe macchie, rispettando lo spirito rurale della tradizione macchiaiola. L’opera in oggetto è molto particolare anche per l’interessante scelta cromatica effettuata dall’artista. L’unità tonale di un intenso giallo, oltre a ribadire la tradizione macchiaiola dell’uso intenso della luce, supera quasi la realtà fenomenica per assumere un’accezione spirituale tendenzialmente simbolista.

Gianfranco Curandai è nato a Firenze nel 1938. La sua attività artistica è iniziata nel 1963, ispirata dal paesaggio toscano filtrato attraverso la tradizione postimpressionista e macchiaiola. Invitato partecipa a svariate mostre e le sue opere figurano in collezioni private nazionali ed estere. Curandai si è appartato anche fisicamente lavora e vive prevalentemente in una casa di campagna del Valdarno.

Gianfranco Autunnali – Senza titolo

Gianfranco Autunnali – Senza titolo

L’iconografia della maternità si ricollega al soggetto della Madonna col Bambino. Probabilmente è una delle iconografie più popolari in tutta la storia dell’arte sia occidentale che orientale. La Madonna col Bambino compare fin dagli albori della pittura medievale e rimane un soggetto costante finché i temi religiosi sono stati prevalenti nella produzione artistica (ovvero fino al XIX secolo quando cominciarono ad essere introdotte tematiche ispirate al vivere quotidiano). E’ piuttosto usuale, negli artisti contemporanei, trattare l’iconografia della maternità senza ricollegarla direttamente alla religione cristiana.

L’interpretazione di un tema iconografico tradizionale come quello della Madonna col Bambino in Gianfranco Autunnali viene esplicata sempre tramite il suo linguaggio decisamente sintetico. Vi è nel pittore una volontà di ridurre e semplificare i soggetti allo scopo di trovare una via espressiva più immediata. Questo processo di semplificazione è tale da avvicinare Autunnali quasi ad un atteggiamento naif. Tutto ciò si avverte già, a livello compositivo, nella creazione di uno spazio decontestualizzato, dello stesso colore del manto della Vergine. Figura e sfondo allora diventano un tutt’uno, anche tramite la stesura del colore, nella maggior parte compatta, che insegue quasi un a plat gauguiniano dalle tonalità accese e brillanti. Sono le pennellate bianche così, in una soluzione compositiva molto originale, a costruire la figura, come se emergesse dal fondo. In un contrasto calcolato poi appaiono i visi, dalle fisionomie semplificate, caratteristica tipica dell’immediatezza espressiva di Gianfranco Autunnali.

Gianfranco Autunnali è un pittore toscano, nato a Piombino nel 1945, città dove vive e lavora. Si è formato nella Libera Accademia di Belle Arti di Livorno ed oltre ad essere pittore è anche grafico e incisore. Ha esposto le sue opere in numerose mostre, sia personali che collettive, soprattutto nella sua regione, ma anche in città come Roma, Jesolo, Venezia e Salerno.

Franco Viola – Pomeriggio silente

Franco Viola – Pomeriggio silente

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una costante aspirazione per i pittori. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica, nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo. In particolare quello della “marina” è un tema molto ricorrente tra gli artisti. Innanzitutto per il lirismo implicito nelle vedute che si affacciano sul mare o su romantiche immagini di porticcioli. In secondo luogo perché la rappresentazione di superfici acquatiche permette ai pittori di dare libero sfogo all’estro cromatico, grazie a raffinati giochi di riflessi e riverberi.

Nelle vedute specificatamente più paesaggistiche, come questo scorcio di Marina di Ravenna, l’artista Franco Viola si attiene ad una visione molto realistica del mondo sensibile. Ma possiamo constatare come, in un’opera come questa, sul racconto del quotidiano prevalga piuttosto la resa immediata del dato atmosferico e delle condizioni di luce. Per questo, nella presente tavola, si accentuano i caratteri impressionistici, tipici di una fare pittorico en plein air che, tuttavia, sono costanti nella produzione di Franco Viola. La pennellata, allora, si dispiega ancora più rapida e sintetica, impegnata a catturare ogni singola vibrazione di luce, soprattutto nei riflessi della superficie dell’acqua. Come di consueto tutto lo spazio è pervaso da una luminosità tersa, ottenuta tramite il chiarismo cromatico tipico di questo pittore.

L’artista Franco Viola, come possiamo constatare da questa opera, è un pittore molto legato ad un linguaggio di tipo impressionista. Il suo fare pittorico rispecchia in pieno la tradizione dell’en plein air e di una resa paesaggistica immediata.

Franco Dugo – Cielo sull’orizzonte

Franco Dugo – Cielo sull’orizzonte

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo. Il paesaggio è uno de soggetti più ricorrenti nella produzione artistica di Franco Dugo. La sua interpretazione del paesaggio è molto originale e si fonda su una ricerca formale molto approfondita.

L’elaborazione del paesaggio da parte dell’artista Franco Dugo si distingue già a partire dalla composizione. Egli, generalmente, imposta le sue vedute su una linea dell’orizzonte bassissima, focalizzando la propria attenzione su un ampia porzione di cielo. In questo modo i suoi paesaggi si sviluppano come delle estese superfici cromatiche, dove gli oggetti, assenti, lasciano lo spazio al dinamismo degli effetti di luce e di atmosfera, veri protagonisti dell’opera. Sicuramente, in questo percorso intrapreso da Franco Dugo nell’elaborazione della sua pittura di paesaggio, c’è un preciso riferimento all’estetica del sublime di Williamo Turner, ma rispetto al maestro inglese egli si distingue per una più accentuata resa formale che dà ai suoi quadri un carattere più astratto e metafisico. In questa particolare opera è eccezionale la maniera nella quale l’artista registra i cambiamenti di luce e di atmosfera determinati dallo spuntare del sole dietro le nuvole, in una perfetta coerenza tonale e con grande forza espressiva.

Franco Dugo è nato a Grgar (Slovenia) nel 1941, ma vive e lavora da sempre a Gorizia. La sua prima mostra è del 1972 a Gorizia. L’opera di Dugo si sviluppa per cicli, nei quali sviluppa un tema principale che emerge dalla complessità di motivi minori, e affronta diverse tecniche: olio, pastello, disegno, acquerello e calcografia. Numerose le esposizioni personali e collettive di incisione e pittura in gallerie private e spazi pubblici sia in Italia che all’estero. Le sue opere si trovano in collezioni private in Italia e all’estero e in molte gallerie d’arte moderna e contemporanea, tra cui: la Galleria Regionale Luigi Spazzapan di Gradisca d’Isonzo e i Musei Provinciali di Gorizia, Galleria d’arte moderna di Udine, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Suzzara (Mantova), il Centro Iniziative Culturali di Pordenone, la collezione Amici di Veno Pilon della Pilonova Galerija di Aidussina (Slovenia), il Biuro Wystaw Artystycznych di Lódź e il National Museum di Varsavia (Polonia), la Japan Print Association di Tokyo, i Musei Civici Palazzo dei Diamanti di Ferrara, il Victoria & Albert Museum di Londra.

Gianfranco Rontani – Senza titolo

Gianfranco Rontani – Senza titolo

L’estetica surrealista nasce intorno agli anni ’20 del XX secolo riguardando tutti i campi della ricerca artistica. Per quanto concerne un discorso legato piu propriamente alle arti visive, il surrealismo si pone come volontà di indagare il subconscio umano e riversarlo sull’opera d’arte attraverso un procedimento di scrittura meccanica basato sull’analisi dei sogni. Di conseguenza le opere d’arte surrealiste propongono la rappresentazione di una dimensione onirica, completamente dissociata dalla realtà. Tuttavia, spesso, tale rappresentazione si appoggia ad una resa formale di carattere iperrealista, proprio per accentuare, paradossalmente, il carattere illusorio e ambiguo della dimensione surreale.

L’opera in oggetto fa parte di una serie in cui l’artista Gianfranco Rontani sviluppa un filone stilistico surrealista. Il surrealismo di Rontani, però, non si basa su immagini concrete o citazioni, bensì su entità astratte, che sono una via di mezzo tra biomorfico e geometrico. Infatti le figure che popolano queste opere hanno la forma di organismi biologici, ma sono costruiti con un rigore razionalista. I loro volumi tondeggianti e sinuosi si uniscono, così, a figure perfette di triangoli semicerchi e sfere (uno dei motivi piu ricorrenti in questo pittore). Inoltre dal punto di vista formale c’è una grandissima cura e perizia tecnica da parte di Gianfranco Rontani, nel delineare queste figure in un illusorio iperrealismo secondo la migliore tradizione surrealista. Anche lo spazio che accoglie i soggetti risulta molto complesso e dinamico, vi predomina un principio di espressionismo astratto realizzato con una stesura pittorica decisamente vibrante. Dal punto di vista cromatico la superficie dell’opera è unificata dalla scelta coerente di tonalità calde e brune.

Gianfranco Rontani è nato a Lucca nel 1926. La prima mostra personale è stata inaugurata a Prato nel 1962 presso la Galleria d’arte Falsetti, alla quale sono seguite numerosissime altre nelle principali città italiane e estere, tra le quali: Firenze, Roma, Bologna, Pisa, Chicago nel 1965, Verona, Milano (piu volte), Genova, Trento, Bolzano, Mantova, Bergamo, Catania, Bari, Parma, Rovigo, Lugano nel 1976, Grosseto, Prato, Ferrara, Sesto San Giovanni, Viareggio, Pistoia, La Spezia, Lucca, Monaco nel 1995, Empoli, Udine. In considerazione dei particolari meriti per la sua attività in favore della cultura e dell’arte, nel 1988 gli é stata conferita, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Numerose sono le commissioni ricevute da Gianfranco Rontani, sia per opere a carattere religioso che per dipinti destinati a collezioni pubbliche e private.

Gianfranco Rontani – Senza titolo

Gianfranco Rontani – Senza titolo

L’estetica surrealista nasce intorno agli anni ’20 del XX secolo riguardando tutti i campi della ricerca artistica. Per quanto concerne un discorso legato piu propriamente alle arti visive, il surrealismo si pone come volontà di indagare il subconscio umano e riversarlo sull’opera d’arte attraverso un procedimento di scrittura meccanica basato sull’analisi dei sogni. Di conseguenza le opere d’arte surrealiste propongono la rappresentazione di una dimensione onirica, completamente dissociata dalla realtà. Tuttavia, spesso, tale rappresentazione si appoggia ad una resa formale di carattere iperrealista, proprio per accentuare, paradossalmente, il carattere illusorio e ambiguo della dimensione surreale.

L’opera in oggetto fa parte di una serie in cui l’artista Gianfranco Rontani sviluppa un filone stilistico surrealista. Il surrealismo di Rontani, però, non si basa su immagini concrete o citazioni, bensì su entità astratte, che sono una via di mezzo tra biomorfico e geometrico. Infatti le figure che popolano queste opere hanno la forma di organismi biologici, ma sono costruiti con un rigore razionalista. I loro volumi tondeggianti e sinuosi si uniscono, così, a figure perfette di triangoli semicerchi e sfere (uno dei motivi piu ricorrenti in questo pittore). Inoltre dal punto di vista formale c’è una grandissima cura e perizia tecnica da parte di Gianfranco Rontani, nel delineare queste figure in un illusorio iperrealismo secondo la migliore tradizione surrealista. Anche lo spazio che accoglie i soggetti risulta molto complesso e dinamico, vi predomina un principio di espressionismo astratto realizzato con una stesura pittorica decisamente vibrante. Dal punto di vista cromatico la superficie dell’opera è unificata dalla scelta coerente di tonalità calde e brune.

Gianfranco Rontani è nato a Lucca nel 1926. La prima mostra personale è stata inaugurata a Prato nel 1962 presso la Galleria d’arte Falsetti, alla quale sono seguite numerosissime altre nelle principali città italiane e estere, tra le quali: Firenze, Roma, Bologna, Pisa, Chicago nel 1965, Verona, Milano (piu volte), Genova, Trento, Bolzano, Mantova, Bergamo, Catania, Bari, Parma, Rovigo, Lugano nel 1976, Grosseto, Prato, Ferrara, Sesto San Giovanni, Viareggio, Pistoia, La Spezia, Lucca, Monaco nel 1995, Empoli, Udine. In considerazione dei particolari meriti per la sua attività in favore della cultura e dell’arte, nel 1988 gli é stata conferita, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Numerose sono le commissioni ricevute da Gianfranco Rontani, sia per opere a carattere religioso che per dipinti destinati a collezioni pubbliche e private.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

L’opera è una composizione di genere astratto. Astrarre deriva dal termine latino “Abstrahere” che vuol dire estrarre, tirare fuori. Il procedimento di astrazione, infatti, consiste nell’eliminare gli aspetti particolari e individuali di un oggetto per ricavarne un concetto universale. Da Kandinskij a Mondrian, da Pollock a Mirò molti pittori hanno spinto al massimo il processo di astrazione nelle loro opere creando, paradossalmente, forme pure e colori puri che non esistono in natura o traducendo in immagini le loro emozioni e la loro istintualità. Tutta la vasta produzione pittorica di Franco Onali, uno dei più importanti ed affermati artisti della contemporaneità, è una profonda indagine sulla realtà, ma anche sulla percezione della realtà stessa, che lo ha portato da esiti figurativi fino all’astrazione pura che possiamo trovare in un’opera come quella in oggetto.

Il percorso verso l’astrazione intrapreso da Franco Onali coincide con la concretezza di un’analisi profonda che non si ferma davanti ai limiti imposti dal dato sensibile. I riferimenti alla realtà o alla narrazione possono essere più o meno presenti, ma inseriti in uno spazio multidimensionale, costruito su direttive molteplici, che Onali riesce a dominare. Ciò che risulta eccezionale, inoltre, è il fatto che anche in queste opere più concettuali l’artista riesca costantemente a mantenere, sul piano della forma, una grande attenzione alla materialità dell’esistere. Infatti la stesura pittorica si conferma vibrante, i volumi, benché rapportati ad una geometria rigorosa, non possono fare a meno di reagire, erodendosi, a quella luce vitale che invade lo spazio delle opere di questo pittore. Tali principi rimangono inalterati in ogni momento della ricerca pittorica di Franco Onali, anche quando l’artista abbandona ogni contatto con il fenomeno per entrare nella concretezza assoluta della sensibilità pura. E così la realtà percepita e quella pensata si fondono in una perfetta composizione di linee, forme e colori, ancora scaldata da quella vitalità intensa e palpitante, insita nell’opera di Franco Onali.

Franco Onali (Roma 1932), ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai. Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham. Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna. Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno. Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi. Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah. Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

Franco Onali – La fuga

Franco Onali – La fuga

L’opera è una composizione di genere astratto. Astrarre deriva dal termine latino “Abstrahere” che vuol dire estrarre, tirare fuori. Il procedimento di astrazione, infatti, consiste nell’eliminare gli aspetti particolari e individuali di un oggetto per ricavarne un concetto universale. Da Kandinskij a Mondrian, da Pollock a Mirò molti pittori hanno spinto al massimo il processo di astrazione nelle loro opere creando, paradossalmente, forme pure e colori puri che non esistono in natura o traducendo in immagini le loro emozioni e la loro istintualità. Tutta la vasta produzione pittorica di Franco Onali, uno dei più importanti ed affermati artisti della contemporaneità, è una profonda indagine sulla realtà, ma anche sulla percezione della realtà stessa, che lo ha portato da esiti figurativi fino all’astrazione pura che possiamo trovare in un’opera come quella in oggetto.

Il percorso verso l’astrazione intrapreso da Franco Onali coincide con la concretezza di un’analisi profonda che non si ferma davanti ai limiti imposti dal dato sensibile. I riferimenti alla realtà o alla narrazione possono essere più o meno presenti, ma inseriti in uno spazio multidimensionale, costruito su direttive molteplici, che Onali riesce a dominare. Ciò che risulta eccezionale, inoltre, è il fatto che anche in queste opere più concettuali l’artista riesca costantemente a mantenere, sul piano della forma, una grande attenzione alla materialità dell’esistere. Infatti la stesura pittorica si conferma vibrante, i volumi, benché rapportati ad una geometria rigorosa, non possono fare a meno di reagire, erodendosi, a quella luce vitale che invade lo spazio delle opere di questo pittore. Tali principi rimangono inalterati in ogni momento della ricerca pittorica di Franco Onali, anche quando l’artista abbandona ogni contatto con il fenomeno per entrare nella concretezza assoluta della sensibilità pura. E così la realtà percepita e quella pensata si fondono in una perfetta composizione di linee, forme e colori, ancora scaldata da quella vitalità intensa e palpitante, insita nell’opera di Franco Onali.

Franco Onali (Roma 1932), ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai. Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham. Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna. Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno. Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi. Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah. Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

Franco Gulino – Volto di Cristo (dalla Vocazione di San Matteo di Caravaggio)

Franco Gulino – Volto di Cristo (dalla Vocazione di San Matteo di Caravaggio)

Il soggetto iconografico del volto di Cristo ha origini antichissime ed è connesso con la leggenda della Veronica. L’episodio per cui le vere fattezze del Cristo rimasero impresse su un panno che una donna usò per asciugargli il volto è raccontato anche dai Vangeli. Tale donna venne identificata come Veronica probabilmente dall’assonanza con le parole latine “Vera Icon”. Fin dall’epoca paleocristiana, dunque, il volto di Cristo è oggetto di una particolare venerazione. La sua rappresentazione ha attraversato tutta la Storia dell’Arte occidentale. Dalle prime rappresentazioni iconiche di epoca paleocristiana e alto medievale si è arrivati via via a descrizioni sempre più naturalistiche (a partire dal Rinascimento) o realistiche (tipiche dell’Arte Fiamminga). Questo volto di Cristo è stato ripreso dalla famosissima opera di Caravaggio, la “Vocazione di San Matteo”, realizzata tra il 1599 e il 1610 per la Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.

L’artista Gulino in questa opera mostra di rispettare in pieno il modello caravaggesco. Infatti, con una tecnica straordinaria, egli riesce a replicare perfettamente il volto di Cristo così come appare nella “Vocazione di San Matteo”. Quando si prende ispirazione da Caravaggio, ovviamente, risulta fondamentale l’uso che si fa della luce nello spazio dell’opera. Gulino dimostra di essere all’altezza di questa sfida, riuscendo a far emergere dal fondo oscuro la figura di Cristo con grande evidenza plastica, proprio grazie all’azione della luce. Il tocco pittorico è leggero e sfumato nel descrivere la carnagione, ma deciso nel delineare le profonde ombre che attraversano la figura. Tutto viene reso con un perfetto naturalismo, a dimostrazione dell’abilità esecutiva di questo pittore.

Franco Accursio Gulino, pittore, scultore, poeta, video-artista, è nato a Sciacca nel 1949. Sin dall’inizio della sua attività riceve importanti riconoscimenti e premi ed è impegnato in numerose mostre. La personale Design and the Embalmer è presentata a New York presso l’Istituto Italiano di Cultura (1997) e l’anno successivo presso The Art Gallery at Brooklyn College e presso la Allen Priebe Gallery nel Wisconsin. Nel 1999 viene presentata In/Out a cura di “La centrale dell’arte” di Roma presso i Cantieri Culturali della Zisa di Palermo. Nel 2011 viene inaugurata a Nairobi, in Kenia, la mostra Camminanti, parola che raccoglie in sé la storia dei migranti, dei clandestini, degli uomini in viaggio e in trasformazione a cui Gulino dedica la sua pittura da oltre un ventennio. Nel 2019 viene invitato ad esporre alla I° Biennale di St. Moritz, in Svizzera, e nello stesso anno le opere del ciclo Black Friday sono esposte in una mostra personale presso l’Hôtel de Paris di Monte-Carlo.

Nicola Aversa – Nudo

Nicola Aversa – Nudo

Da sempre la figura umana è stata al centro della ricerca artistica. Fin dall’eta classica la resa naturalistica dell’anatomia umana è stata uno degli obiettivi principali di pittori e scultori di tutti tempi. La rappresentazione del nudo è la massima espressione di questa aspirazione, trasversale a tutte le epoche e a tutte le correnti stilistiche. Infatti oltre alle interpretazioni naturalistiche, proprie del Rinascimento e dei vari classicismi, che mirano ad una rappresentazione veritiera e dettagliata del corpo umano, il nudo è stato protagonista anche all’interno delle nuove concezioni estetiche portate dalle avanguardie storiche, come nel Cubismo, nell’Espressionismo e nel Surrealismo.

In quest’opera l’artista Nicola Aversa inventa una composizione molto originale. Egli concepisce il dipinto come un francobollo, di cui riproduce tutti i particolari, come la dentellatura ed il timbro postale, con un realistico tromp l’oeil. Come effigie di questo stesso francobollo l’artista inserisce l’opera vera e propria che ha come soggetto, appunto, un nudo femminile. L’esecuzione è tendenzialmente espressionista, infatti Aversa non bada ai particolari contingenti, ma semplifica la figura per farle assumere significati più ampi. Così il corpo nudo appare come una forma allungata, di cui non conosciamo le fattezze, ma di cui possiamo apprezzare la linea armonica e sinuosa che determina i suoi volumi. Il soggetto si staglia, nel suo biancore opaco, su uno sfondo paesaggistico rappresentato da Aversa tramite un impasto di colori cangianti su tonalita calde e scure. Tutto ciò provoca un suggestivo contrasto che mette ulteriormente in risalto la bellezza del corpo espressivo.

Come possiamo constatare dall’analisi di questa opera l’artista Nicola Aversa di distingue per uno spirito molto eclettico che lo porta a concepire composizioni molto originali. Egli è capace di usare registri stilistici diversi, passando agevolmente dal realismo alla sintesi espressionista.

La Grammatica Sforza – Franco Cosimo Panini

La Grammatica Sforza – Franco Cosimo Panini

LA BIBLIOTECA IMPOSSIBILE
La Grammatica Sforza fa parte della collana “La Biblioteca Impossibile”, la più autorevole e preziosa collezione di facsimili dedicata al Rinascimento. Un progetto unico per completezza e rigore scientifico inaugurato nel 1995 con la Bibbia di Borso d’Este e proseguito, anno dopo anno, con la riproduzione dei massimi lavori della miniatura.
La Grammatica Sforza è il quindicesimo codice.

La Grammatica del Donato e il Liber Iesus furono acquistati nel Settecento dal grande collezionista ed erudito don Carlo Trivulzio. I due codici sforzeschi confluirono così nella ricca collezione libraria che i Trivulzio, antica famiglia milanese, avevano iniziato a raccogliere a partire dal Quattrocento. Nel 1935 il Comune di Milano acquisì tutte le collezioni dei Trivulzio: gli oltre 1500 volumi del fondo – manoscritti, incunaboli, cinquecentine, libri a stampa antichi moderni – andarono così a costituire la Biblioteca Trivulziana. La Grammatica e il Liber Iesus furono dunque condotti nella nuova sede, presso il Castello Sforzesco. Fu allora, poco prima del trasferimento, che uno dei fogli più importanti della Grammatica – la carta 3, con il frontespizio dell’opera miniato da Ambrogio de Predis – sparì per sempre, forse trafugata da ignoti.

Uno dei motivi di maggiore interesse del facsimile è infatti la reintegrazione della carta 3 della Grammatica, dispersa tra il 1913 e il 1935: sul recto era una miniatura a tutta pagina di Ambrogio de Predis, sul verso l’incipit del testo riccamente decorato da Giovan Pietro Birago.
Grazie a un’antica fotografia in bianco e nero del foglio e alle dettagliate descrizioni degli inventari storici – che indicano i diversi colori presenti – Franco Cosimo Panini Editore ha potuto ricostruire il presunto aspetto originale della decorazione. Dopo un accurato studio della tecnica pittorica dei due miniatori e il confronto con l’apparato decorativo del codice, sono stati individuati i valori cromatici e tonali di ogni parte del foglio. Su questa traccia, un’esperta miniaturista ne ha riprodotto la colorazione, utilizzando strumenti e materiali conformi a quelli utilizzati nel Quattrocento (pigmenti a base minerale, vegetale e animale macinati finemente e mescolati con gomma arabica con l’aggiunta di fiele di bue per migliorarne l’adesione al supporto pergamenaceo).
Il facsimile, completo della carta perduta, permette così di ammirare e sfogliare lo splendido codice così come si presentava agli occhi del piccolo Massimiliano Sforza.

Franco Gentilini – L’incontro

Franco Gentilini – L’incontro

L’estetica surrealista nasce intorno agli anni ’20 del XX secolo riguardando tutti i campi della ricerca artistica. Per quanto riguarda un discorso legato più propriamente alle arti visive, il surrealismo si pone come volontà di indagare il subconscio umano e riversarlo sull’opera d’arte attraverso un procedimento di scrittura meccanica basato sull’analisi dei sogni. Di conseguenza le opere d’arte surrealiste propongono la rappresentazione di una dimensione onirica, completamente dissociata dalla realtà. Gran parte della produzione pittorica e soprattutto grafica di Franco Gentilini può essere associata alle istanze surrealiste, nella creazione di una dimensione altra, abitata da elementi stranianti in un sovvertimento di ogni regola spazio-temporale. A differenza del Surrealismo storico, rappresentato da pittori come Dalì e Magritte, Franco Gentilini non fa ricorso ad un linguaggio iper-oggettivo ma sviluppa un proprio stile decisamente più espressionista.

Lo stile di Franco Gentilini è il frutto di una ricerca personale che ha portato alla creazione di un proprio mondo dai tratti surreali e fiabeschi. Nel costruire i suoi personaggi Franco Gentilini si ispira ad un medioevo fantasioso in cui i soggetti sono il frutto di un sintetismo colorato. Sul piano formale, alla base di questa ricerca, vi è una eleganza grafica di altissimo livello che si sposa alla perfezione con la fantasia sconfinata dell’autore. Tutto ciò è particolarmente evidente nelle litografie le quali mostrano l’uso di un tratto deciso a delineare le figure e gli oggetti. Nell’espressionismo-surrealista di Franco Gentilini le figure hanno una rilevante connotazione plastica, ma i loro tratti individuali sono eliminati, per cui essi risultano quasi come dei manichini, degli automi che si muovono con gesti meccanici. La sensazione di straniamento viene ulteriormente accentuata dalla creazione, da parte dell’artista, di uno spazio complesso, non univoco, ma costruito da linee prospettiche molteplici.

Franco Gentilini è nato a Faenza nel 1909 ed è scomparso a Roma nel 1981. Ha studiato la tradizione ceramista della sua città e, in seguito, la sua formazione artistica si è completata a Bologna. Nel 1929 si è trasferito a Roma, dove ha insegnato all’Accademia di Belle Arti. La sua arte, fiabesca, onirica, ironica e colorata, si è espressa non solo nella pittura, ma anche nella grafica, nella scenografia e nell’illustrazione per l’editoria.

Franco Carenti – Senza titolo

Franco Carenti – Senza titolo

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata una delle maggiori aspirazioni per gli artisti di ogni epoca. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento; poi sulla resa atmosferica nel Cinquecento; fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti nell’Impressionismo.

Lo stile del pittore Franco Carenti parte necessariamente dai dati sensibili ricavabili dalla realtà che l’artista però trasfigura filtrandoli con la propria sensibilità. Infatti possiamo constatare come la rappresentazione di questa porzione di borgo paesano sia sostanzialmente realistica, ma tutto sembra immerso in un’atmosfera di sospensione quasi metafisica. Produce questo effetto innanzitutto la composizione, che propone, in un’inquadratura ravvicinata, uno spazio angusto, quasi interamente occupato dagli edifici e dove la presenza umana non è rilevata. Tutto ha il carattere di una pesantezza e di un’immobilità statica, priva di vita, che rende la dimensione esplorata dall’artista ancora più magica e simbolica. Coerentemente la struttura del dipinto viene costruita su precise linee dal carattere geometrico, le quali danno vita a concrete forme solide nello spazio. Ma fondamentale, per la poetica di Carenti, è anche la sua stesura pittorica, la quale sintetizza con delicatezza gli oggetti, eliminando i particolari superflui e spostando la rappresentazione in un delicato equilibrio tra astrazione e realtà. La pennellata, infatti, risulta a tratti sommaria e densa di materia. Sullo stesso piano si pone anche la gamma cromatica, intonata ad un astratta uniformità di grigi.

Franco Carenti è un artista originario della Sardegna che si è formato presso l’Istituto d’Arte di Sassari ed ha frequentato, negli anni ’60, la scuola sassarese formata da artisti come Stanis Dessy e Ausonio Tanda. Carenti si è occupato soprattutto di pittura paesaggista in un linguaggio personale sospeso tra realismo e simbolismo. Ha collaborato a lungo con la galleria Il Cancello, esponendo sue opere in tutta Italia.

Franco Gnocchi – Val Sesia – Inverno

Franco Gnocchi – Val Sesia – Inverno

Il paesaggio è stato da sempre protagonista nella ricerca artistica, sia come ambientazione, come sfondo, ma anche come soggetto esso stesso. La descrizione naturalistica del paesaggio è stata, nei secoli, un’aspirazione per l’artista. Ogni periodo storico ha dato la propria interpretazione del paesaggio contribuendo all’evoluzione della sua descrizione: dapprima con una ricerca sullo spazio, tramite la prospettiva brunelleschiana nel primo Rinascimento, poi sulla resa atmosferica, nel Cinquecento, fino ad arrivare alla rappresentazione di ogni singola vibrazione della luce sugli oggetti  nell’Impressionismo.

Franco Gnocchi è un maestro nella creazione di paesaggi lirici, pieni di spiritualità. Ha una certa propensione per le vedute solitarie in cui il senso di solitudine, oltre che dal soggetto, è costituito anche dalla forma. Franco Gnocchi, infatti, è capace di intonare i propri dipinti ad un profondo atmosferismo, in cui gli oggetti si confondono con lo spazio e la qualità dell’aria è densa e palpabile. La sua bravura, inoltre, sta nel riuscire a sintetizzare gli oggetti con pochi passaggi di colore materico. Le figure così sintetizzate, sono come apparizioni evanescenti nella densità atmosferica dei paesaggi di Gnocchi.

Franco Gnocchi è un pittore di Gallarate, nato nel 1945. Nel suo linguaggio pittorico ha elaborato una particolare forma lirica di paesaggio in cui un elegante espressionismo materico si fonde in un denso atmosferismo.

Lanfranconi – Forze vitali

Lanfranconi – Forze vitali

L’opera è una composizione di genere astratto. Astrarre deriva dal termine latino “Abstrahere” che vuol dire estrarre, tirare fuori. Il procedimento di astrazione, infatti, consiste nell’eliminare gli aspetti particolari e individuali di un oggetto per ricavarne un concetto universale. Da Kandiskij a Mondrian, da Pollock a Mirò molti pittori hanno spinto al massimo il processo di astrazione nelle loro opere creando, paradossalmente, forme pure e colori puri che non esistono in natura o traducendo in immagini le loro emozioni e la loro istintualità.

Possiamo apprezzare, in questa composizione, come il pittore Martino Lanfranconi, nella sua produzione da cavalletto, ami sperimentare nuove forme espressive ispirate alle avanguardie storiche dell’arte contemporanea. Qui, infatti, abbiamo un dipinto che sicuramente guarda all’astrattismo, ma, in parte, anche al cubismo. Lanfranconi parte sempre dalla realtà fenomenica, lasciando tracce di natura nella vegetazione accennata e nelle figure di uccelli. Ma i soggetti si trasformano in forme pure e colori puri. Nella parte inferiore del dipinto tali forme tendono anche a solidificarsi acquisendo un aspetto meccanomorfico tipico della ricostruzione cubista della natura.

Dall’esecuzione di questo dipinto possiamo constatare come il pittore di Lainate Martino Lanfranconi, nato nel 1960, oltre ad essere un abile disegnatore, ami sperimentare nuovi linguaggi ispirati alle avanguardie contemporanee.

Martino Lanfranconi  – Scorcio Villa del Podestà a Lainate

Martino Lanfranconi – Scorcio Villa del Podestà a Lainate

Il soggetto del paesaggio urbano è già presente in epoca Medievale e Moderna, ma prevalentemente in maniera idealizzata. Le scene di vita cittadina diventano temi tipici con un’interpretazione più verosimile a partire dal XIX secolo. Ricordiamo come subito dopo le correnti realiste dell’Ottocento anche gli impressionisti diedero molta rilevanza al quotidiano, alla vita di tutti i giorni, con un certa predilezione, però, verso la frenesia della città, la folla, il traffico e ambientazioni tipicamente borghesi.

Lo stile dell’artista Martino Lanfranconi si basa essenzialmente su una notevole abilità tecnica. Come dimostrano queste opere, infatti, si tratta di un artista specializzato soprattutto nel disegno. La raffigurazione è di grande respiro naturalista, piena di equilibrio ed armonia compositiva. Per dare maggiore realismo la raffigurazione viene curata in ogni dettaglio, con abbondanza di particolari. A livello formale la precisione del disegno viene affiancata da un tratto leggero e veloce che garantisce freschezza all’opera.

Martino Lanfranconi è un artista di Lainate nato nel 1960. Lanfranconi mostra di avere una concezione della rappresentazione artistica di grande respiro classico. E’ dotato di una tecnica disegnativa molto notevole, tramite la quale riesce ad ottenere una rappresentazione della realtà naturalistica in composizioni armoniche ed equilibrate.

Martino Lanfranconi – Scorci di Villa del Podestà di Scaria

Martino Lanfranconi – Scorci di Villa del Podestà di Scaria

Il soggetto del paesaggio urbano è già presente in epoca Medievale e Moderna, ma prevalentemente in maniera idealizzata. Le scene di vita cittadina diventano temi tipici con un’interpretazione più verosimile a partire dal XIX secolo. Ricordiamo come subito dopo le correnti realiste dell’Ottocento anche gli impressionisti diedero molta rilevanza al quotidiano, alla vita di tutti i giorni, con un certa predilezione, però, verso la frenesia della città, la folla, il traffico e ambientazioni tipicamente borghesi.

Lo stile dell’artista Martino Lanfranconi si basa essenzialmente su una notevole abilità tecnica. Come dimostrano queste opere, infatti, si tratta di un artista specializzato soprattutto nel disegno. La raffigurazione è di grande respiro naturalista, piena di equilibrio ed armonia compositiva. Per dare maggiore realismo la raffigurazione viene curata in ogni dettaglio, con abbondanza di particolari. A livello formale la precisione del disegno viene affiancata da un tratto leggero e veloce che garantisce freschezza all’opera.

Martino Lanfranconi è un artista di Lainate nato nel 1960. Lanfranconi mostra di avere una concezione della rappresentazione artistica di grande respiro classico. E’ dotato di una tecnica disegnativa molto notevole, tramite la quale riesce ad ottenere una rappresentazione della realtà naturalistica in composizioni armoniche ed equilibrate.

Martino Lanfranconi – Le statue di Villa Litta a Lainate

Martino Lanfranconi – Le statue di Villa Litta a Lainate

L’iconografia di questa opera è ispirata ad un consapevole citazionismo classicista. Il linguaggio artistico si ispira all’antichità classica, greca e romana, nonchè al suo recupero in epoca rinascimentale. Tutto ciò si traduce in un’esecuzione che ha come obiettivo principale quello della mimesi, ovvero il bisogno dell’uomo di imitare, riprodurre la natura, ciò che lo circonda. Insieme alla resa naturalistica l’altro concetto fondamentale, per i parametri del Classicismo, è quello dell’unità dell’opera d’arte, attraverso un’armonica corrispondenza fra tutte le sue parti.

Lo stile dell’artista Martino Lanfranconi si basa essenzialmente su una notevole abilità tecnica. Come dimostrano queste opere, infatti, si tratta di un artista specializzato soprattutto nel disegno. La raffigurazione è di grande respiro naturalista, piena di equilibrio ed armonia compositiva. Per dare maggiore realismo la raffigurazione viene curata in ogni dettaglio, con abbondanza di particolari. A livello formale la precisione del disegno viene affiancata da un tratto leggero e veloce che garantisce freschezza all’opera.

Martino Lanfranconi è un artista di Lainate nato nel 1960. Lanfranconi mostra di avere una concezione della rappresentazione artistica di grande respiro classico. E’ dotato di una tecnica disegnativa molto notevole, tramite la quale riesce ad ottenere una rappresentazione della realtà naturalistica in composizioni armoniche ed equilibrate.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

 

 

 

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.

Franco Onali – Senza titolo

Franco Onali – Senza titolo

“Onali è un timido ed ha sempre pensato più a risolvere nel chiuso dello

studio i suoi problemi creativi che a tentare di portarli sulle pagine

plastificate di un catalogo. (…) La qualità dello stile in Onali si

mantiene fedele alla sensibilità visiva del pittore.”

 

Franco Onali (Roma 1932) , ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, con Cipriano Oppo, Marcello Avenali, Ugo Capocchini e Mario Mafai.

Ha frequentato gli studi di Marino Mazzacurati e di Roberto Melli, a Stoccolma è designer nello studio dell’architetto Tham.

Collabora con Mario Marenco fin da giovanissimo, collaborazione che lo porterà a progettare decorazioni per la Banca Lanspar di Stoccolma, per I.C.E, per i padiglioni Italiani dell’Agricoltura di Algeri, per L’Alimentazione a Colonia e per la Lancia a Bologna.

Ha collaborato con i settimanali svedesi Fib e Svenska, per la Rai realizzando scenografie per programmi di Renzo Arbore a Rai-Uno.

Ha disegnato mobili per le ditte Miù, Uving, Cyrus, Company, Le Favero, Linea Uno e Matteo Grassi.

Per un lungo periodo si trasferisce in Arabia Saudita per decorare gli interni di residenze private e alberghi a Jeddah.

Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires, ha partecipato alla mostra ” Oro d’Autore” del 1988 e del 1992, confermando lo straordinario legame che ha con la città di Arezzo, suo rifugio creativo da sempre.

 

Anna Roncoroni presenta Franco Onali

 “Racconto di un amore fatto di coincidenze magiche e combinazioni molecolari, nato tra ferite e garze.

Una storia diversa,sono stata fortunata,in questi lunghi anni di convivenza, passati fra la cella monastica di Via Dei Coronari dove attualmente viviamo, e gli enormi spazi verdi dell’appennino tosco emiliano,ad osservare giorno dopo giorno la nascita delle sue opere! Un lungo percorso dagl anni 50′ ad oggi, che ha attraversato molte fasi. Allora non lo conoscevo, ma attraverso le tele, ho vissuto le sue memorie profonde. Con le immagini ricrea continuamente la sua storia, ed è continuo nell’affrontare per centomila volte lo stesso problema,variando l’approccio. E’ agile nel passare da un tema ad un altro,e non si preoccupa se un quadro sembra apparentemente non finito. La continua ricerca,da potenza alla sua arte,e i suoi quadri-fotogrammi, con i colori dai rapporti tonali,scaturiscono dalle sue idee-pensieri. Sa essere affascinante o scostantea seconda dell’umore,ma resta inflessibilmente fedele ad un unica passione: la libertà. Nonostante l’avanzare degli anni, la vitalità e il movimento non cessano di crescere,donandoci valori du pura creativitàe poesia,manifestando così la sua ebbrezza psichica”.


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