Storie: Il mercato dell’arte contemporanea in Italia

L’Italia alla fine del XIX secolo era carente di strutture mercantili, ed è questo il motivo per cui gli artisti italiani si trovavano costretti a rivolgersi all’ambiente parigino per tentare di stringere rapporti coi mercanti. Il mercante cui facevano riferimento era essenzialmente Goupil, che diversamente da Ruel, non era un mercante d’avanguardia, così come non era d’avanguardia la pittura italiana. In questa fase infatti quella italiana si caratterizzava ancora come una pittura molto moderata, una pittura ancora tradizionale rispetto alle avanguardie francesi, incentrata com’era su scene di genere della scuola napoletana e romana.
Un fatto nuovo ed importante fu la realizzazione, nel 1895, della I Esposizione Internazionale d’arte della città di Venezia, nota come la Biennale di Venezia (di cui parleremo più avanti in maniera più esaustiva). Sottolineiamo intanto che sulla carta fu un’operazione che perseguiva la nascita di un nuovo polo (italiano) del mercato dell’arte contemporanea, in grado di aprire un dialogo internazionale con gli esiti delle ricerche degli altri paesi, con cui si proponeva di confrontarsi. In verità fu però gestita, ai suoi esordi, in modo ufficiale e tradizionale e per questo rimase, di fatto, chiusa alle nuove tendenze, tanto da suscitare reazioni polemiche da parte dei giovani artisti. Così anche qui, come in Francia, ebbe luogo una esposizione, sempre a Venezia, dei “rifiutati” alla Biennale, che però non si concretizzerà nello sviluppo di un movimento originale, coeso ed energico come l’Impressionismo.
Sul territorio italiano la galleria più importante, attiva già dal 1870, è quella di Luigi Pisani, a Firenze, che si rifà al modello di Goupil e lavora con i macchiaioli toscani (Fattori, Signorini, Banti, Lega). Fatta eccezione dell’artista Medardo Rosso, innovativo nel campo della scultura, di modernismo in Italia si può cominciare a parlare dagli anni Novanta, coi divisionisti milanesi (Segantini, Pellizza da Volpedo, Morbelli), che ruotavano attorno alla galleria dei fratelli Grubicy. Tuttavia è il Futurismo ad essere considerato il primo vero e proprio movimento d’avanguardia italiano. Il Futurismo, fondato da Marinetti, (che qui analizziamo dal punto di vista del suo impatto socioculturale e non da quello dei suoi contenuti estetici e poetici) si contraddistingue in particolare per le strategie organizzative, promozionali e commerciali. A partire dal lancio su scala internazionale, attraverso la pubblicazione del suo Manifesto sul giornale parigino “Le Figaro” (1909), alla pubblicizzazione attraverso manifesti, volantini e quant’altro, alla programmazione di esposizioni in vari paesi europei: il 1912 vede il debutto dei pittori futuristi in una nota galleria di Parigi, cui seguiranno mostre a Londra, Berlino, Bruxelles, Amsterdam.
Il successo culturale dell’operazione è totale: i futuristi riescono, mediante queste azioni strategiche, ad inserirsi in brevissimo tempo nei più vitali circuiti delle avanguardie internazionali (influenzandole persino, come nel caso dei futuristi russi e dei vorticasti inglesi).
La galleria Sprovieri di Roma diviene il centro dell’attività futurista, con una programmazione molto dinamica, che comprendeva oltre all’esposizione, una serie di attività, come conferenze e concerti.
Il mercato pur raggiungendo un certo sviluppo tra gli anni Venti e Trenta, non riesce ad assumere una dimensione internazionale nelle attività delle gallerie, ed è questo fondamentalmente il motivo per cui l’Italia è destinata, almeno fino ad un certo punto, a rimanere piuttosto marginale nel sistema internazionale dell’arte contemporanea.
Non a caso sono molti gli esempi di artisti che si trasferiscono a Parigi: da Modigliani, a De Chirico, Savinio, De Pisis, Campigli.
Probabilmente una delle cause di questa situazione è la stessa Biennale di Venezia, che esercita una sorta di controllo monopolistico sulle vendite (fino agli anni Sessanta infatti gestiva direttamente l’attività di vendita), cui si aggiunge nel 1931 la Quadriennale di Roma, altra importante istituzione attiva tuttora, dedicata interamente all’arte italiana contemporanea, che pure si occupava della stessa vendita delle opere.
Nel secondo dopo guerra, verso gli anni Cinquanta, la situazione comincia a cambiare progressivamente e si assiste, con la stagione dell’informale, ad un fenomeno di apertura verso il panorama internazionale. Ed è negli Sessanta e Settanta che questo processo giunge a pieno compimento: una serie di gallerie d’avanguardia, dapprima milanesi, comincia a proporre mostre dei più importanti artisti internazionali e di emergenti artisti dell’avanguardia italiana, che questa volta si mostra davvero competitiva in termini di innovatività. Stiamo parlando delle ricerche legate alla Pop Art (con Schifano, Festa, Angeli, Ceroli) e all’arte Concettuale (con Paolini) e Povera (con Kounellis, Pascali, Zorio, Anselmo, Merz). E’ un periodo molto felice per l’Italia, forse possiamo dire il più felice, nella storia dell’arte contemporanea, perché riesce a pieno titolo ad imporsi nel contesto internazionale.
Le storiche gallerie romane di questo periodo sono la Tartaruga di Plinio De Martiis, la Galleria La Salita, la galleria l’Attico di Sargentini, la celeberrima galleria torinese di Gian Enzo Sperone (collegata con Leo Castelli di New York) ed alcune gallerie milanesi come la Galleria Toselli, ecc.
Gli anni Ottanta sono caratterizzati da un altro enorme fenomeno artistico di dimensione internazionale: quello della Transavanguardia (Cucchi, Clemente, Chia, Paladino e De Maria), che rappresenta il ritorno alla pittura. Questo ritorno alla materializzazione dell’opera d’arte su una superficie pittorica (che non riguarda solo l’Italia, ma anche altri paesi, in particolare la Germania e gli Stati Uniti), coincide con uno sviluppo del mercato senza precedenti.

Attualmente in Italia Milano è il centro più vivace probabilmente del mercato, mentre Torino è la città più importante sotto il profilo della qualità dell’offerta culturale, essendo la sede del più importante museo di arte contemporanea in Italia (il Castello di Rivoli), e di fondazioni importanti come la Sandretto Re Rebaudengo.

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