Artista sconosciuto – Ritratto di Giuseppe Mazzini

Artista sconosciuto – Ritratto di Giuseppe Mazzini

  • Tecnica: Scultura in marmo
  • Dimensione: 60x145

  • Codice prodotto: CCAT002

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DESCRIZIONE

L’opera in oggetto è un ritratto di Giuseppe Mazzini, il patriota risorgimentale vissuto tra il 1805 e il 1872, figura fondamentale per l’affermazione della moderna forma di governo repubblicana nella politica dello Stato. Sulla veridicità di questa affermazione non dovrebbero esserci dubbi, infatti possiamo riconoscere alcune caratteristiche peculiari del volto del patriota: la forma della barba, la estesa calvizie della fronte e il particolare taglio dei capelli ai lati e sulla nuca. Tuttavia i dati fisionomici sono solo accennati in questo ritratto scultoreo il che ci porta a fare un discorso più approfondito sulla maniera di descrivere il soggetto da parte dell’artista esecutore. Il ritratto, nell’arte, è una delle più diffuse espressioni artistiche nell’ambito soprattutto della pittura, ma anche della scultura, in tutte le epoche. Il ritratto è, in primo luogo, una descrizione del soggetto rappresentato, un tentativo di riportare in modo veritiero e naturale la sua fisionomia e le sue caratteristiche individuali. Con l’evolversi progressivo della ricerca artistica alla descrizione fisionomica del soggetto, tuttavia, si è affiancata anche quella psicologica. Pertanto il ritratto, nei secoli, è diventato anche un mezzo d’indagine introspettiva sul soggetto, sul suo carattere e il suo stato d’animo. Sono intervenuti, a favore di questo tipo d’indagine, i processi di astrazione portati dall’arte contemporanea. Nel caso dell’opera in oggetto è evidente come ci si trovi di fronte ad una concezione moderna nella rappresentazione della figura umana. Infatti la caratteristica più evidente, nel porsi di fronte a questa scultura, è una decisa volontà di superare il dato naturalistico. Così la fisionomia di Giuseppe Mazzini viene rappresentata in modo vago, essa è solo accennata dall’artista, il quale attua un processo di astrazione sui dati sensibili del volto ritratto. Da ciò possiamo constatare come lo scopo di un’opera di questo tipo non sia quello di dare un’immagine della realtà fenomenica (cioè della realtà che si può conoscere tramite i sensi, la vista in particolare) ma quello di esprimere un’idea, cioè come l’artista sente e percepisce la realtà stessa. Entra in gioco, dunque, una forte componente concettuale e soggettiva nella definizione del ritratto, il che ci porta alla conclusione che la scultura in oggetto sia un compiuto prodotto di arte contemporanea e che abbia uno stretto rapporto con le avanguardie storiche della prima metà del XIX secolo. Resta dunque da individuare a quale tipo di estetica, tra quelle che hanno rivoluzionato l’arte nel primo Novecento, la nostra scultura possa essere legata. Il fatto che i dati fisionomici del soggetto siano ridotti in un processo di sintesi che porta ad una definizione astratta del volto di Mazzini ci potrebbe portare a pensare, in un primo momento, ad un ambito espressionista. Tuttavia il fine fondamentale dei movimenti espressionisti è quello di dare una lettura meramente introspettiva del soggetto e, attraverso il processo di sintesi e riduzione, arrivare all’essenza più intima della figura ritratta. Questo tipo di dimensione, squisitamente esistenziale, sembra non essere una peculiarità del “Ritratto di Giuseppe Mazzini” oggetto del nostro studio. Infatti in esso manca la drammaticità psicologica tipica dei linguaggi espressionisti, tesi a portare fuori, con concitazione, le emozioni più intime dei soggetti. Piuttosto la caratteristica più saliente di questa opera dovrà essere individuata in una approfondita ricerca sulla forma, la cui estetica meccanomorfa e geometrica ci indurrà ad assegnare, con una certa sicurezza, questa scultura ad un ambito artistico di tipo cubo-futurista.

Individuata l’area culturale di riferimento della nostra scultura possiamo passare ad un’analisi più approfondita del suo stile, provando a definire la concezione estetica che ha guidato la mano dell’artista esecutore. Nella definizione del soggetto abbiamo stabilito come il concetto fondamentale che sta alla base di questo ritratto di Giuseppe Mazzini sia la volontà di sostituire il noumeno (come pensiamo la realtà) al fenomeno (come la realtà viene percepita dai sensi). Nel caso della nostra opera il superamento del dato sensibile porta ad una ricostruzione meccanica e geometrica della testa di Mazzini. Questo tipo di definizione formale è utile all’artista proprio per indagare il soggetto in ogni suo aspetto, anche quelli non percepibili immediatamente alla vista. In questo senso ci troviamo di fronte ad una concezione di tipo cubista: l’artista, tramite la ricostruzione meccanica del soggetto, cerca di conoscerlo nella sua totalità, di possederlo interamente. Ne consegue, così, una definizione del volto dalle forme decisamente squadrate, in un disegno elegantissimo di linee nette e taglienti. Tuttavia la caratteristica più interessante consiste nel fatto che dalla geometria accentuata dei tratti somatici di Mazzini si estendano come delle protusioni. Con questi prolungamenti del volto l’artista cerca di portare alla luce le interazioni del soggetto nello spazio, i suoi movimenti, in poche parole le sue proiezioni nel tempo. Entra in gioco la quarta dimensione, concetto fondamentale per la corrente cubista, ma ancora più pregnante per l’avanguardia artistica che più di ogni altra ha rivoluzionato l’arte italiana nella prima metà del Novecento, ovvero il Futurismo. Sappiamo infatti come nella sua esaltazione del progresso, della tecnica e delle macchine per i futuristi il movimento fosse una componente fondamentale nella rappresentazione della realtà, tanto da dare alle loro opere un aspetto squisitamente dinamico per non dire cinetico. Questo aspetto coinvolge le opere futuriste anche quando il soggetto non riguarda direttamente il progresso e la meccanica ma si focalizza sulla figura umana. Come non pensare allora ad un’opera estremamente dinamica come “Le forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni o il “Profilo continuo di Mussolini” di Renato Bertelli, capolavori che hanno davvero rivoluzionato il concetto di scultura, da linguaggio artistico statico per definizione a espressione più compiuta del dinamismo e del movimento. Siamo dunque giunti alla chiave di lettura più calzante nell’analisi della nostra opera, laddove quei prolungamenti, quelle protusioni, quelle linee taglienti che segnano il volto di Mazzini non sono altro che segni dei suoi movimenti nel tempo, delle interazioni del soggetto nello spazio. Questa operazione, lo ribadiamo, viene condotta in un’elegantissima estetica meccanomorfa e geometrica, che ci fanno ascrivere, definitivamente, questa scultura ad un ambito futurista.

Definita la corrente artistica di riferimento dell’opera è difficile tuttavia assegnare la sua esecuzione ad una personalità specifica, data la mancanza di documenti d’archivio di riferimento. Ciò che è sicuro è che ci troviamo di fronte ad uno scultore pienamente coinvolto nelle tesi espresse dal manifesto stilato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909. Per quanto riguarda un discorso più strettamente artistico e scultoreo, invece, il modello a cui guarda il nostro artista è sicuramente il già citato Umberto Boccioni nell’acquisizione del concetto fondamentale delle “forme uniche” in un’unità serrata tra soggetto e spazio, racchiusa nel blocco unico dell’oggetto scultura.


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