Ernesto Tavernari – Quello che scruta

Ernesto Tavernari – Quello che scruta

Tavernari Ernesto

L’estetica surrealista nasce intorno agli anni ’20 del XX secolo riguardando tutti i campi della ricerca artistica. Per quanto riguarda un discorso legato più propriamente alle arti visive, il surrealismo si pone come volontà di indagare il subconscio umano e riversarlo sull’opera d’arte attraverso un procedimento di scrittura meccanica basato sull’analisi dei sogni. Di conseguenza […]

  • Tecnica: olio su tela
  • Dimensione: 40x50
  • Anno: 1977

  • Certificato: non presente
  • Codice prodotto: ELAI001

Visualizzazioni 758

DESCRIZIONE

L’estetica surrealista nasce intorno agli anni ’20 del XX secolo riguardando tutti i campi della ricerca artistica. Per quanto riguarda un discorso legato più propriamente alle arti visive, il surrealismo si pone come volontà di indagare il subconscio umano e riversarlo sull’opera d’arte attraverso un procedimento di scrittura meccanica basato sull’analisi dei sogni. Di conseguenza le opere d’arte surrealiste propongono la rappresentazione di una dimensione onirica, completamente dissociata dalla realtà. Il surrealismo di Ernesto Tavernari si configura come una commistione eterogenea di elementi, sia astratti che figurativi, nel raggiungimento di un linguaggio artistico originale. Nell’opera in oggetto compare uno dei temi iconografici più ricorrenti nella sua opera, ovvero la figura del cavallo.

L’opera conduce lo spettatore in un viaggio attraverso la percezione dell’artista, la quale viene espressa sulla tela attraverso un vortice di immagini e temi compositivi. La superficie dell’opera viene occupata dalla composizione in una miriade di temi e soggetti scaturiti dalla creatività dell’artista. In realtà il Surrealismo di Ernesto Tavarnari si distingue per la presenza di immagini deformi, per cui i soggetti si allungano o si gonfiano, acquisendo delle fattezze mostruose, oppure sembrano quasi implodere in organismi di tipo biomorfico come nel caso di questo dipinto. La deformazione ed il biomorfismo di Tavernari ricordano senza dubbio il maestro del Surrealismo, Salvador Dalì, ma rispetto al pittore catalano Tavernari rifugge da una forma pittorica oggettiva e concreta, propendendo invece per una stesura sintetica, quasi astratta. In questo caso il riferimento è quello del post-cubismo, dove l’unione tra sintesi accentuata e scomposizione del soggetto porta a quei risultati surreali che possiamo trovare nell’opera di Pablo Picasso da Guernica in poi. Così anche in Tavernari lo spazio è decontestualizzato, il segno pittorico è gestuale e sommario in alcune parti, tutta la rappresentazione è concitata.

Ernesto Tavernari è nato a Lucca nel 1911, ma si è trasferito ventenne a Milano, dove ha studiato a Brera ed ha lavorato quasi fino alla morte, avvenuta nel 2007. Allievo di Achille Funi, in quasi 80 anni di carriera ha collaborato con i più grandi pittori e scultori italiani del secolo scorso, da Carlo Carrà a Lucio Fontana. Ha partecipato a mostre importanti e ha esposto con galleristi del calibro di Carlo Cardazzo.


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